Arte In Fonderia

L’opera d’arte non è sempre e solo un oggetto creato dall’artista. Dalle botteghe artigiane che producevano il canovaccio o piccoli dettagli alle vere proprie aziende […]

L’opera d’arte non è sempre e solo un oggetto creato dall’artista. Dalle botteghe artigiane che producevano il canovaccio o piccoli dettagli alle vere proprie aziende di manifatturieri alla Mark Kostabi esistono numerose collaborazioni tra artisti e artigiani che sottendono alla creazione dell’opera. In particolare, oggi, è complesso per un artista trovare buoni fonditori. Nel nord Italia uno dei migliori in questo campo è Walter Vaghi della Fusioni d’Arte 3v ad Origgio (VA).

Walter ha iniziato a fondere da quando aveva 16 anni, nelle calde estati varesine quando i genitori, per impedire che bighellonasse inutilmente, lo mandavano ad aiutare in fonderia. Lì, racconta, nessuna regalava nulla. Un ambiente duro nel quale i migliori si nascondevano e celavano i veri segreti del mestiere. A ventitre anni Walter aprì, con i suoi due artigiani (più fedeli) delle cere e del bronzo, una fonderia che negli anni sarebbe diventata egemone nel nord Italia. La Fusioni D’arte 3v è un luogo familiare. Tutti si conoscono e lavorano di comune accordo. Tra i rami, i legni, le cerate e i rimasugli di bronzo. L’azienda, ormai, è divenuta il ritrovo di grandi artisti che ne sono l’anima produttiva e la migliore pubblicità. E’ Daniel Spoerri a magnificare il lavoro di Walter e le sue doti in fatto di fusione. Sono Tinguely o Schnabel a credere, per primi, nella possibilità che l’opera esca esattamente come l’hanno concepita.

In questo luogo un po’ alchemico gli artisti si ritrovano, come d’innanzi ad un giudizio, in un momento della loro produzione che non dominano direttamente. E’ la fiducia nel fonditore che permette la sopravvivenza di certi simboli, il passaggio a forme artistiche.

La prima volta che si varcano le porte della fonderia si percepisce la presenza di un covo, di un nascondiglio, di un averno di pensiero. Come la Albissola degli anni ’50 e ’60, Origgio, per il lavoro di Vaghi, si anima dei pensieri e delle opere dei grandi maestri viventi. Che, talvolta, si trovano davanti alla fonditrice e attendono che esca quella pepita sulla quale hanno rimuginato a lungo. E si parlano. Infine, in questo si percepisce la fonderia essere un momento non di produzione seriale ma di conoscenza, di ampliamento, costitutivo dell’arte.

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