MAXXI: Melandri, la stratega che piace al New York Times

Al MAXXI i visitatori nei primi sei mesi del 2013 sono aumenti del 30% toccando quota 130mila. E Il New York Times tesse le dodi della “strategia Melandri”

E’ abbastanza difficile essere una nuova attrazione in una città in cui devi competere con i capolavori dell’antichità, del Rinascimento e del Barocco. Ma il MAXXI affronta sfide sempre più grandi: attrarre pubblico romano e conquistare una reputazione sulla scena internazionale”, parola di New York Times che ieri ha dedicato alle strategie del MAXXI un ampio articolo a firma di Elisabetta Povoledo con tanto d’intervista a Giovanna Melandri, il già ministro della Cultura che da ottobre ha assunto la guida della Fondazione per il  museo delle Arti del XXI secolo. Il MAXXI, che a tre anni dall’apertura resta sempre e ancora il primo museo statale italiano dedicato al contemporaneo, d’altronde è una sua creatura, fu lei che alla guida del MiBAC al tempo del governo D’Alema firmò l’atto che dava il via libera alla costruzione del “boa argentato” di Zaha Hadid, costato 150 milioni e euro e inaugurato poi nel maggio del 2010.

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Da quella firma sulla carta e dal taglio del nastro in poi tutto è mancato tranne le polemiche: sull’entità delle collezioni, sulla scarsa attrattività del museo e la conseguente “penuria” di visitatori (450mila nel 2011, poco più di 209mila nel 2012) e un programma espositivo non all’altezza delle ambizioni del museo statale. Queste alcune delle critiche, che, all’indomani delle dimissioni dei vertici della Fondazione, il commissariamento da parte del ministero della Cultura e quindi l’incarico a Melandri, hanno continuato a imperversare, non risparmiando la stessa Melandri, che, in quanto esponente del PD, gode di non pochi nemici naturali. Occorre dirlo, al momento dell’insediamento, la presidente s’era esposta non poco dichiarando in

Francesco Vezzoli al MAXXI

un’intervista a Maria Latella di voler fare del MAXXI la Tate italiana, ambizione di non poco conto, considerando che stiamo parlando dell’istituzione culturale più visitata al mondo dopo il Louvre (7,5 milioni di visitatori nel 2011). Non che Roma non meriti una sua Tate, ma l’obiettivo – a causa di molti motivi solo una parte dei quali imputabili al museo –  sembra ancora lontano.  Ma per costruire un bel sogno serve tempo, e alla Melandri e al suo staff, che hanno messo assieme un “succulento” programma espositivo teso proprio a rendere più attrattivo il museo, occorre dare fiducia. Certo, era stata annunciata una mostra di Jeff Koons per dicembre – e non s’è vista – ma in compenso è arrivato, puntuale, il bel progetto su e con Francesco Vezzoli, che, guardacaso, coinvolge anche il MoMA di New York (ne abbiamo parlato qui).

E allora torniamo a New York e all’articolo del NYT . A Elisabetta Povoledo, Giovanna Melandri, racconta le nuove strategie del museo: coinvolgere ed attrarre sempre un maggior numero di visitatori e, nel contempo, ampliare la sua missione e diventare una grande istituzione  per la creatività contemporanea.

Il nostro obiettivo – dice –  è diventare un hub della creatività contemporanea e metterci in  rete con le altre istituzioni culturali italiane e internazionali”.

Alighiero Boetti

L’articolo parla di un fermento piuttosto inconsueto per un museo: con la piazza animatissima, incontri, musica dal vivo, rassegne di cinema. Senza mai perdere di vista quello che Melandri definisce il core business del museo: le mostre di altissima qualità. Ora per esempio ce ne sono sei in corso (Galleria Vezzoli, Luigi Ghirri. Pensare per immagini; Alighiero Boetti a Roma; Fiona Tan. Inventory; Energy. Architettura e reti del petrolio e del post petrolio; YAP MAXXI 2013; oltre a The Sea is My Land, nello spazio D).

Continua Melandri, a proposito dei finanziamenti per il sostegno alla cultura: “Il nostro obiettivo strategico è costruire in Italia una istituzione culturale sostenuta  sia dal pubblico che dai privati”.  A tal proposito, Povoledo cita gli esempi di collaborazione con Ermenegildo Zegna, Eni e la cena di fundraising per la mostra Galleria Vezzoli, che ha consentito al museo di raccogliere oltre 400mila Euro.

Sarò felice quando i visitatori verranno a Roma per vedere il Colosseo, la Città del Vaticano e il Maxxi, perché si tratta di un museo davvero speciale“, ha concluso Melandri. Saremo contenti anche noi (a.d)

 

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