Marcel Duchamp alla Galleria Nazionale dʼArte Moderna

Duchamp Re-made in Italy, fino al 9 febbraio a Roma, Galleria nazionale dʼarte moderna.
Omaggio italiano allʼartista più discusso del ʻ900 in occasione dei cento anni del suo primo ready made, la ruota di bicicletta. La mostra è curata da Stefano Cecchetto, Giovanna Coltelli e Marcella Cossu con lʼallestimento di Alessandro Maria Liguori

Che a cento anni alla ruota di biciletta e a 96 dall’orinatoio Marcel Duchamp sia ancora un nome imprescindibile per l’arte contemporanea (come ben sanno i suoi facoltosi nipotini, vedi Cattelan, Hirst, Koons) spiega bene come questo artista rientri nelle strettissima cerchia di coloro che hanno impresso una svolta decisiva alla storia dell’arte, un’inversione talmente radicale che praticamente non ha precedenti. E’ per questo motivo che Duchamp resta in qualche modo “controverso”, come controversi sono i suoi eredi dell’attualità, ed è per questo che di pari passo il geniaccio francese, grande scacchista e uomo dal carattere risoluto, finirà, paradossalmente per diventare “accademia” (cit. Marc Boyard). Pur con “rigore dellʼimmaginazione” ha smontato ogni dispositivo teorico dell’arte, sbriciolato le stesse definizioni e affermato infine il suo “atto di volontà” rispetto alla sacralità della tecnica e del valore, con lui la categoria di oggetto artistico esplode e si frantuma, ma finalmente e grazie a lui, anche nell’arte irrompe il dubbio (PER APPROFONDIRE RIMANDIAMO AD UN ALTRO ARTICOLO)

 

LA MOSTRA

 

La mostra alla Galleria nazionale dʼarte moderna di Roma prende spunto dalle 14 opere storiche di Duchamp facenti parte del lascito di Arturo Schwarz, il gallerista che a metà degli anni ’60 lo portò in Italia realizzando la mostra a Milano presso la sua galleria, dal 5 giugno al 30 settembre del 1964, e un’esposizione a Roma presso lo spazio Gavina di via Condotti, nel giugno 1965, con lʼallestimento di Carlo Scarpa.

Già nel settembre del 1962, Marcel Duchamp aveva accettato lʼinvito di Schwarz di andare a Milano e, in quellʼoccasione, incontrò alcuni artisti italiani sui quali lascerà influenze profonde, tra questi Enrico Baj e Sergio Dangelo e il pittore Gianfranco Baruchello, che diventerà un suo caro amico. Ed è sul rapporto di Duchamp con alcuni dei maggiori artisti italiani contemporanei che si concetra un’altra parte della mostra, curata da Carla Subrizi.

 

Il percorso si snoda in sette sale. Ad accogliere il vistatore, nella prima sala, i suoi ritratti, fotografie dʼepoca e un primissimo olio del 1902 (aveva 15 anni) intitolato Paysage à Blainville; ci sono i suoi famosi scacchi da viaggio e la valigia utilizzata per i viaggi in Italia.

E ancora una valigia, la Boîte en valise, il cosiddetto “museo portatile” che riunisce 70 pezzi, riprodotti in miniatura, allʼinterno di una valigia Louis Vuitton. Nella terza sala l’incontro con Duchamp è ancora più ravvicinato. Lo vediamo in veste di attore  nel film Verifica incerta, girato da Baruchello e Grifi nel 1964-65 e nei panni di regista con Anémic Cinéma – filmato nel 1926 girato con la collaborazione di Man Ray e Marc Allégret – dove sono utilizzati dei dischi ottici, precursori dellʼoptical art, concetto ripreso più tardi nei Rotorelief.

 

Il nucleo della mostra sono i famosi ready-made, replicati da Duchamp in accordo con Arturo Schwarz nel 1964 – 1965, donati alla Galleria nazionale dʼarte moderna di Roma nel 1998. Esposta anche lʼelegante copertina in blu di Prussia del catalogo edito in occasione della mostra Gavina del 1965, con il disegno di Duchamp, Pulled at four pins (1915-1964), lʼacquaforte su carta giapponese testimonianza di un ready-made del 1915 andato perduto e le acqueforti delle due edizioni The Large Glass and the Related Works, vol. 1 e 2 (1967- 68), con soggetti risalenti agli studi degli anni 1915 – 1923, relative al compimento del Grande Vetro e alla più tarda realizzazione dellʼopera Etant donné. A concludere il percorso espositivo unʼampia sezione di opere che raccontano dell’enorme influenza esercitata da Duchamp in Italia e testimonianze degli incontri fra lui e gli artisti italiani in occasione dei suoi numerosi soggiorni. (a.d)

             

  

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