Macchiaioli alla conquista di Parigi

I Macchiaioli 1850-1874 Impressionisti italiani? Musée de l’Orangerie Dal 10 aprile al 22 luglio 2013. La mostra che porta nel tempio degli impressionisti gli artisti che li precedettero

I musei d’Orsay e dell’Orangerie, uno dei cui scopi è quello di contribuire alla diffusione della pittura della seconda metà del XIX secolo, hanno l’obbligo di far conoscere al pubblico uno dei movimenti più poetici di questo periodo, che presenta molte affinità con le ricerche plastiche degli artisti impressionisti”, così la nota ufficiale dell’istituzione museale, a commento di quella grande mostra che porta nella capitale francese un’ampia panoramica sull’arte dei Macchiaioli.  E li chiamano “impressionisti italiani”, a elevarne il grado ad artisti straordinari, anche se maltrattati dalla stessa critica italiana. Le differenze tra i due movimenti esistono, eccome, ma pure le similitudini, e se non è secondario il fatto che i Macchiaioli precedono l’Impressionismo di oltre un decennio, è vero che a lanciare nel mito questi ultimi fu soprattutto la città di Parigi, l’aria di modernità che vi si respirava, il suo essere internazionale e cuore culturale del mondo…

AFF_Macchiaioli A disposizione i Macchiaioli hanno invece la tranquillità provinciale della piccola Firenze, che è sì capitale culturale, ma di un Paese ancora tutto da costruire. Nei suoi caffè e nei suoi salotti vengono elaborati cambiamenti politici di rilievo e nel 1865, Vittorio-Emanuele v’insedia la capitale del nuovo regno. I Macchiaioli sono già nati da qualche anno, intorno al 1855, quando un gruppo di artisti ribelli, toscani e non, mettono a punto la loro “rivoluzione”. Sono giovani e noti per il loro impegno politico, in diversi hanno partecipato attivamente alle guerre d’Indipendenza dal 1848 al 1859 e ne hanno dipinto le battaglie (Solferino, Magenta).

A partire dal 1855, il Caffè Michelangiolo in via Larga, animato dal critico e mecenate Diego Martelli, diventa il loro luogo di ritrovo e sede di vivaci discussioni che ne accrescono la fama. Vi passa Edgar Degas nel suo primo viaggio in Italia (1856-1860), come del resto molti altri artisti francesi tra cui James Tissot, Gustave Moreau, Marcelin Desboutin. Nel 1861, Martelli eredita il Castello Pasquini a Castiglioncello, in provincia di Livorno, un terreno agricolo affacciato sul mare. Questo luogo dalla natura selvaggia e incantata diventa così il rifugio estivo di alcuni Macchiaioli (Fattori, Signorini...); Silvestro Lega, invece, preferisce la tranquillità della campagna di Piagentina, a sud di Firenze. E sarà la smania della campagna il loro limite.

Come dopo di loro gli impressionisti, i Macchiaioli sono osservatori scrupolosi del mondo contemporaneo, della nascente borghesia così come delle scene campestri, sono, in breve, cacciatori di realtà. E la rappresentano evidenziando il contrasto tra le macchie di colore e il chiaroscuro, come nei loro paesaggi, dipinti sovente su tavole di legno e giocando con le venature del supporto. Preferiscono formati che si sviluppano in lunghezza dalle dimensioni spesso modeste, a testimonianza del loro lavoro all’aperto. Amano definirsi “puristi” per lo stile incisivo e dai toni contrastati. Il termine Macchiaioli, utilizzato per la prima volta dalla stampa nel 1862 in occasione di una mostra e con connotazioni alquanto dispregiative, venne in un secondo momento adottato dai diretti interessati. Sono i pittori del Risorgimento italiano, specchio di un rinnovamento che dilaga a tutta la cultura nazionale. E rompendo con il neoclassicismo e il romanticismo, allora dominanti, si propongono di fatto come iniziatori della moderna pittura italiana.

La mostra è organizzata dall’Istituto pubblico dei musei d’Orsay e dell’Orangerie di Parigi e dalla Fondazione MAPFRE di Madrid (dove sarà esposta in autunno), con la partecipazione straordinaria di Palazzo Pitti, Firenze. Per la sua presentazione a Parigi, questa mostra beneficia dell’Alto Patronato del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del sostegno del Circolo italiano dei Mecenati.

(a.d)

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