La discarica a Villa Adriana e l’incultura diffusa

In un paese civile non ci si divide sull’opportunità o meno di costruire una discarica nei pressi di un sito archeologico patrimonio dell’umanità. In un paese civile, l’idea che qualcosa del genere possa accadere, semplicemente non viene concepita

Villa Adriana, Tivoli. Dopo il sì del governo Monti a una discarica a Corcolle, saranno Comune, Provincia e Regione in conferenza dei servizi, forse domani, ad assumersi la responsabilità di dire un sì o un no alla proposta del commissario straordinario per l’emergenza rifiuti, il prefetto Giuseppe Pecoraro, a cui Palazzo Chigi ha confermato fiducia. Il suo piano prevede appunto la costruzione di una discarica per smaltire i rifiuti della città di Roma in una località non distante sia dal sito di Villa Adriana sia da Villa d’Este.  Sarebbero rifiuti trattati, in linea teorica non inquinanti, ma questo non è sufficiente a diluire le preoccupazioni degli ambientalisti e della gente del luogo.

Premesso che una discarica non dovrebbe mai essere inquinante, anche se la si costruisse nell’angolo più brutto e lercio del Bel Paese, e ammesso che possano esserci discariche non inquinanti, il problema è precedente. E’ un problema di princìpi, e sui princìpi non si discute.  Indiscutibile dovrebbe essere l’intangibilità del nostro patrimonio storico artistico, tutelato anche dalla Costituzione (art. 9 – La Repubblica […] tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione); fuori discussione il dovere di preservare questo patrimonio per le future generazioni e di innescare, grazie ad esso, processi economici di sviluppo. Nello specifico va considerato  che la sola Villa Adriana è visitata annualmente da 300mila persone (e sono potrebbero essere di più).

E mentre il sindaco di Roma si dichiara solo perplesso (non basta) almeno il ministro dei Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, si è detto ”contrarissimo” alla discarica i vincoli paesaggistici e archeologici che insistono su quell’area non sono derogabili per nessun motivo. Per il bene del Paese, Villa Adriana e il suo ambiente storico-naturalistico non possono essere sfregiati, ha detto, annunciando d’essere pronto anche a dimettersi se le istanze di tutela del sito non venissero acoclte.

Probabilmente la discarica non si farà, tanto macroscopico sarebbe l’errore che, per salvare qualche carriera politica, alla fine si dirà no. Il problema resta, a monte, ed è un problema culturale, quello che i padri costituenti poco meno di 70 anni fa provarono a risolvere con un articolo costituzionale, inascoltato.

 

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