Io sono un mito: perchè certe immagini sono diventate icone

Io sono un mito. I capolavori dell’arte che sono diventati icone del nostro tempo. Da settembre in libreria per Electa, il libro di Francesca Bonazzoli e Michele Robecchi che ci accompagna alla scoperta di trenta immagini diventate, nel tempo, molto di più. La prefazione è di Maurizio Cattelan

Perché alcune opere d’arte, come la Gioconda di Leonardo, la Nascita di Venere di Botticelli, Guernica di Picasso o L’urlo di Munch sono icone popolari riconosciute in tutto il mondo? E perché immagini come Le ninfee di Monet, Il pensatore di Rodin o il David di Michelangelo, sono state riprodotte su t-shirt, tazze, grembiuli, riprese da pubblicitari, stilisti, registi, o usate in show televisivi come i Simpson, al punto da emanciparsi dall’arte, oltrepassare i confini dei musei e diventare autentiche celebrità, parte integrante io_sono_un_mito_copdel nostro panorama visivo quotidiano?

 

Francesca Bonazzoli, critico d’arte del Corsera, spiega: “C’è un momento fondamentale per il successo comune di tutte le immagini: sono gli anni sessanta, quelli in cui la riproduzione a basso costo, la pubblicità, i viaggi e l’accesso popolare a mostre e musei provocano una massiccia espansione del panorama visivo disponibile a tutti. L’affissione murale, la televisione, il cinema, il packaging hanno riportato le immagini a quello stadio in cui tutte sono potenzialmente venerabili, come in un flashback al VI secolo …”. E Cattelan in prefazione: “La società di massa ha adottato quei capolavori e li ha trasformati in campagne pubblicitarie e merchandising. Così sono diventate familiari, un patrimonio pubblico e quotidiano … Ognuna ha avuto la sua occasione per diventare icona e da icona si è trasformata in mito … non riesco a pensare niente di più rappresentativo della nostra epoca della Creazione di Adamo di Michelangelo che ci saluta dallo schermo ogni volta che accendiamo il cellulare”.

 

Insomma, sembra che la manipolazione delle grandi opere d’arte sia iscritta nel dna di questa società, chiamata a riconoscere la grandezza di certi capolavori “abbassandoli” al livello di merce.

 

Io sono un mito racconta così le storie affascinanti di trenta capolavori, dal Discobolo di Mirone al Figlio dell’uomo di Magritte, spiegando come, quando e soprattutto perché un’opera d’arte riesce a trasformarsi in un’immagine dal successo planetario, impermeabile ai gusti, alle mode e al passare del tempo. Gli autori raccontano la genesi delle singole opere d’arte, come abbiano raggiunto lo status di culto e come la loro percezione si sia evoluta nel corso dei secoli. Ricostruiscono le dinamiche storiche, sociali e culturali che hanno influenzato e consentito il successo: dalla tecnica dell’incisione all’avvento dei mass media, dalla politica alla religione. L’analisi delle singole opere è affiancata dalla narrazione di curiosità e aneddoti e da una copiosa selezione di immagini“. (r.v)

 

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