#invasionidigitali, meno due al gran finale. E poi?

Le #invasionidigitali, il fenomeno online del momento per la tutela dei Beni Culturali volge al termine, il bilancio è ottimo, ma quale sarà il seguito?

Ieri al Mart di Trento- Rovereto, il 28 aprile in Val di Non, a Castel Thun, tra le la fioritura dei meli che incorniciano magicamente il castello e poi giù, lungo la Penisola, fino a Brindisi a toccare e superare quota 250. Parliamo delle “Invasioni Digitali“, evento online “ creato per valorizzare il patrimonio culturale nazionale attraverso la rete e i social media”. Così recita la presentazione ufficiale, e conferma Fabrizio Todisco, il 28enne di Salerno col pallino del turismo che ha dato vita al progetto: “L’idea – spiega – mi è venuta qualche mese fa quando volevo realizzare un progetto per promuovere i beni culturali del mio territorio, per promuovere risorse che sono spesso poco conosciute. Gli enti locali hanno spesso pochi strumenti, poche risorse, poche idee e sono molto lenti ad adattarsi ai cambiamenti. Ho pensato che la situazione era la stessa in tutta Italia è così ho contattato un po’ di persone e abbiamo lanciato le Invasioni”. Poche settimane e le #invasionidigitali prendono corpo. Nasce  “La rete di eventi nazionali – si legge su invasionidigitali.itrivolti alla diffusione e valorizzazione del nostro patrimonio artistico-culturale …logo

I numeri sono confortanti (riportiamo dalla stessa fonte, Wired): “Il sito invasionidigitali conta 40mila view al giorno dai primi di aprile oltre 5mila tweets con hashtag #invasionidigitali nei primi tre giorni di azioni (cominciate il 20) e 13.139 i tweet totali con lo stesso hashtag da quando si è iniziato a parlare del progetto. Su Pinterest sono quasi 3mila i pin e su Instagram il 21 aprile sono state scattate 1.617 foto con l’apposito tag raggiungendo oltre 30mila utenti. Nelle prime 34 invasioni, i partecipanti registrati sono stati oltre 900. Nella home page del sito, un wall sociale racconta minuto per minuto ciò che in rete sta succedendo intorno alle #invasionidigitali”.  Tirando le somme (anche se l’evento si conclude solo il 28) è stato un successo.

Le “Invasioni Digitali”, arrivano così il 28 aprile in Val di Non, a Castel Thun, e sarà uno degli ultimi appuntamenti delle gioiose invasioni.

CASTEL THUN 3Dalle 15 alle 17, chi si sarà iscritto almeno due ore prima dell’inizio dell’appuntamento potrà accedere gratuitamente al castello e “raccontare” la propria visita, realizzando brevi video da postare su Youtube e attraverso post e immagini, condivisi attraverso Facebook, Twitter, Instagram, Foursquare e Pinterest. Per iscriversi: http://www.eventbrite.it/event/6320698379/efbnen – . #castelthun è l’hashtag che affiancherà quello generico della manifestazione e che raggruppa il patrimonio di video, immagini e testi dei contributi di tutti i visitatori.

Numerose le iscrizioni già registrate dagli organizzatori dell’appuntamento in Val di Non che ha visto la sinergia tra la locale APT e il sistema museale Castello del Buonconsiglio, “a riprova del fatto che quando il territorio opera in un’ottica di sistema non possono che nascere forme nuove e interessanti di valorizzazione delle proprie risorse anche a vantaggio della comunità locale e dei visitatori”, recita la nota stampa.

Bella la partecipazione, perfino commovente la folla di giovani (e meno giovani) coinvolta nelle “invasioni” a musei, siti archeologici, monumenti che hanno aderito all’iniziativa; nobile l’intento di promuovere territori e cultura, e fotografarli, come un gesto di libera, amorevole appropriazione;  interessante l’uso della rete che in questo genere d’iniziative “socializzanti” torna ad essere – finalmente – solo un mezzo e non il fine… Ma poi? C’è sempre un poi da considerare, per andare oltre la comunicazione (che è importante ma non è nulla senza un dopo), oltre la vetrina, oltre il limite del virtuale. Perché i beni culturali hanno corpo e sostanza, richiedono cure oltre che promozione; manutenzioni oltre che visitatori. Se la prossima iniziativa fosse una chiamata alla scopa invece che alla macchina fotografica? Certo, avrebbe il sapore del già visto, ma per amore della Cultura…

(g.m)

 

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