Il tesoretto padano? Roba antica

Tre tribù celtiche, celti padani, imparentati coi Galli, ad un certo punto mettono da parte un tesoretto conservandolo in grossi vasi di terracotta. Migliaia e […]

Tre tribù celtiche, celti padani, imparentati coi Galli, ad un certo punto mettono da parte un tesoretto conservandolo in grossi vasi di terracotta. Migliaia e migliaia di monete da loro stessi coniate su modello della prestigiosa “dracma pesante” della colonia focese di Marsiglia, finiscono sotterrate in una località del basso bresciano. Siamo in un anno successivo al 135 avanti Cristo (la datazione della monete è tra il 150 e il 135 circa a.C.) e chissà per quale motivo quel tesoro finisce dimenticato.

Arriviamo al 1955, in località Gavrine Nuove a sud di Manerbio, qui alcuni operai si trovano sotto le vanghe un vaso di coccio che al contatto con l’attrezzo va in frantumi rivelando una massa metallica cementata di oltre 30 chili. Lavata all’acqua di un vicino fossato si rivelerà essere costituita da monete d’argento. Portate al Medagliere Civico di Milano e passate al vaglio degli esperti che ne identificano tipologia, peso (3,74 grammi), provenienza, e numero (4194, ma pare che almeno i due terzi del ritrovamento furono sottratti prima dell’arrivo degli archeologi)  le dracme d’argento padane restano un mistero archeologico.

Era una cassa confederale di tre tribù? (ipotesi motivata dal fatto che le tre tipologie di monete siano in parti pressoché eguali); era un tesoretto privato rimasto abbandonato per la scomparsa del proprietario? Suggestiva poi l’ipotesi che il fondo fosse destinato al pagamento dei mercenari celti, reclutati nell’entroterra di Marsiglia o anche nell’Italia settentrionale, al servizio della stessa Massalia. Certo, se fossero state destinate a finanziamenti più o meno illeciti non lo sapremo mai.

Il cosiddetto “Tesoretto di Manerbio” è oggi esposto nel Museo di Santa Giulia a Brescia. Ospitato all’interno di un monastero fatto erigere da Re Desiderio in epoca Longobarda, il museo, che grazie alla sua storia millenaria è esso stesso un sito archeologico, conserva migliaia di oggetti e opere d’arte spazianti dall’età del Bronzo all’Ottocento provenienti soprattutto dal contesto cittadino e dalla provincia di Brescia.

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