Il Monastero di San Benedetto Po tra i sette siti più a rischio d’Europa?

Per mille anni ha resistito agli insulti della storia, del tempo, e in ultimo del terremoto del 2012 oggi il Monastero cluniacense di San Benedetto Po (Mantova) chiede d’entrare tra i 7 siti europei a maggior rischio

L’iniziativa d’Italia Nostra di candidare il Monastero cluniacense di San Benedetto Po per il programma “i 7 siti più a rischio” promosso da Europa Nostra trova il sostegno anche della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Lombardia del MiBac, d’altronde si tratta di salvaguardare, conservare, valorizzazione di uno fra i più significativi complessi architettonici del territorio mantovano, già sottoposto ad un ampio restauro e quindi reso inagibile dal terremoto del maggio 2012. La messa in sicurezza è urgente, quando nei mesi scorsi i tecnici hanno fatto la stima dei danni per avviare i primissimi interventi è emerso come i corpi di fabbrica maggiormente vulnerabili del complesso siano risultati i più “feriti”:  il Chiostro dei Secolari, l’imponente scalone d’ingresso,  alcune aree del Chiostro di San Simeone e dell’Oratorio (ovvero il braccio nord del Chiostro di San Benedetto), l’ex infermeria.

7 MISSIONI (POSSIBILI) DI SALVATAGGIO

Su un punto si è tutti d’accordo: l’inserimento del Monastero nella rosa finale dei 7 siti europei più a rischio, che saranno annunciati il 16 giugno ad Atene nel corso del 50° Anniversario del Congresso di Europa Nostra, contribuirà al ripristino del complesso e alla riparazione dei danni all’interno di un piano di azione complessivo e condiviso. Un comitato consultivo internazionale ha selezionato 14 siti a rischio in tutta Europa (centri storici, siti archeologici, edifici religiosi e fortificazioni militari ) tra le 40 candidature presentate da organizzazioni sociali ed enti pubblici di 21 paesi. Dopo l’annuncio, i 7  “finalisti” (ci sembra sconveniente chiamarli vincitori) saranno oggetto di “missioni di salvataggio” che partiranno entro dicembre sotto la direzione di specialisti del patrimonio culturale insieme ad esperti tecnici e finanziari della Banca per gli investimenti europei, socio fondatore di questo programma. Ispirato da un’iniziativa di successo gestita dalla US National Trust for Historic Preservation, il progetto de ‘I 7 siti più a rischio’ non è un programma di finanziamento, il suo scopo è quello di catalizzatore dell’azione e della promozione del “potere dell’esempio“. Il programma infatti coinvolgerà vari soggetti pubblici e privati al fine di individuare le possibili fonti di finanziamento (europee). (Informazioni: www.italianostra.org )

IL MONASTERO DOPO IL TERREMOTO

 

MILLE ANNI DI STORIA

Legato fortemente alla figura di Matilde di Canossa (che qui è sepolta), il monastero fondato probabilmente nel 1007 da Tedaldo di Canossa fu donato dalla contessa, nel 1077, a papa Gregorio VII che lo associò all’ordine cluniacense. L’abbazia diventò presto la Cluny dell’Italia settentrionale, un centro fiorente di cultura (vi si producevano preziosi manoscritti) e d’economia. I possedimenti monastici andarono via via crescendo, e con questi i rapporti dei monaci con la feudalità laica, nei secoli si fanno sempre più stretti. Con Guido Gonzaga, nel 1420, il monastero passa all’ordine di Santa Giustina e subisce innumerevoli trasformazioni che conferiscono al complesso la forma attuale, la biblioteca si amplia , e nel ‘500 la fama di centro culturale si afferma ulteriormente, Correggio realizza un’opera per il refettorio e Giulio Romano si occupa del restauro della basilica; le menti più brillanti passano da qui: Martin Lutero, Paolo III, Giorgio Vasari, Andrea Palladio, Torquato Tasso. E se nel ‘600 tra esondazioni (il Po non è distante), pestilenze e invasioni San Benedetto Po ha passato  momenti difficili pur riuscendo a mantenere la sua destinazione; nel 1797, con l’arrivo delle truppe napoleoniche la sua storia di luogo sacro termina per sempre, arriverà la soppressione: il patrimonio artistico messo in vendita e disperso (eccetto quello della chiesa abbaziale che passerà alla parrocchia), e i manoscritti della biblioteca confluiti nella biblioteca di Mantova.

 

LA CITTADELLA DI ALESSANDRIA

Anche la Cittadella di Alessandria figura nella shortlist dei 14 siti europei da salvare. Si tratta di una delle più grandi fortificazioni militari rimanenti del XVIII secolo in Europa con una ricca storia legata al tempo di Napoleone e all’Unità d’Italia. Nel 2012 la Cittadella di Alessandria è stata la più votata nell’ambito della campagna “i luoghi del cuore” nella Campagna promossa dal FAI, ed è iscritto alla Tentative List dell’UNESCO. Il suo restauro e rivitalizzazione è una sfida enorme, sia in termini finanziari che tecnici, che deve essere affrontata con un aiuto diffuso (inter)nazionale. QUI L’ELENCO COMPLETO DEI 14 SITI DA SALVARE .

(g.m)

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