I ladri di Rotterdam, una storia tragicomica

La giustizia rumena ha inflitto sei anni e otto mesi di reclusione a Radu Dogaru e Eugen Darie, i due principali responsabili del furto d’arte al Kunsthal museum di Rotterdam l’anno passato

I due rumeni avevano prelevato sette quadri di maestri assoluti: Picasso, Matisse, Monet, Gauguin, Meyer de Haan e Lucien Freud per un valore totale di 17 milioni di euro.

Una storia che merita d’essere ricordata, anche perché i due, non erano propriamente due geni, anzi, ci si avvicina di più al vero definendoli due scemi

matisseSono le 3:22 del 16 ottobre del 2012 e due uomini incappucciati fanno irruzione nel museo Kunsthal di Rotterdam, in due minuti prelevano le sette opere lasciando agli investigatori il dubbio d’essersi imbattuti in maghi del furto d’arte. Quello che si svelerà dopo racconta esattamente il contrario. Ai primi di ottobre, Radu Dogaru ed Eugen Darie , due immigrati con qualche precedente che spazia dalla prostituzione alla vendita di orologi rubati decidono – stando alle confessioni che renderanno in seguito – di voler entrare nel business  dei “grandi , vecchi oggetti d’arte” per venderli al mercato nero. Per dare seguito al proposito fanno un tour nel quartiere dei musei di Rotterdam e in un primo momento puntano al museo di Storia naturale, ma poi si fanno cogliere dal dubbio che tutti quegli animali morti non abbiano un buon mercato.  Girano l’angolo e s’imbattono nell’edificio a vetri della galleria d’arte moderna del Kunsthal, i rumeni non sanno molto di arte , ma sanno che le opere di artisti famosi sono vendute per milioni. Seguono una serie di sopralluoghi, il gruppo cerca i dipinti sulla base di due criteri: l’oggetto del furto deve essere di un noto artista e piccolo abbastanza per stare in uno zaino. Fissano il colpo per la prima notte nuvolosa, che è quella del 16 ottobre. Stando ai pubblici ministeri, Dogaru e un uomo di nome Adrian Procop entrano nel museo attraverso una porta di emergenza sul lato del parco, usano una pinza per aprire la porta. Le opere rubate sono esposte al piano terra, non lontano dall’uscita , fissate alle pareti con fili facili da rompere e nessuna di esse è singolarmente collegata ad un sistema di allarme, le telecamere di sorveglianza non coprono la zona d’esposizione. Anche il sistema d’allarme centrale fallisce, entrando in funzione pochi minuti dopo che i ladri sono andati via.

 

I problemi dei ladri, stando agli atti processuali cominciano sul serio solo dopo aver lasciato il Kunsthal. Dogaru decide che le tele incorniciate sono troppo pesanti da trasportare al punto di ritrovo designato. Chiama i complici, in attesa nelle vicinanze con la macchina per la fuga al fine di stabilire diversamente, ma perde la ricezione del cellulare. Per mezz’ora, Dogaru e Procop vagano quartiere dei musei di Rotterdam a piedi, con i dipinti rubati nei sacchi, prima di trovare i loro amici e nascondere le opere nel portabagagli di una piccola Peugeot.

 

Ora i problemi però diventano giganti, i dipinti vanno venduti. E mentre la stampa internazionale si scatena sulle cifre e gli zeri, i rumeni, che pure leggono i giornali, cominciano a cercare un acquirente, vanno in Belgio, poi quando si rendono conto del clamore, decidono di tornare – separatamente – in Romania. Sembrano disperati, le loro ricerche sono infruttuose, nel corso delle settimane, i loro prezzi variano da decine di milioni di euro per un solo quadro, quando si sentono ottimisti, a 100.000 euro.

Nei mesi successivi, Dogaru cerca di vendere almeno una parte delle opere in Romania e cerca al contempo di trovare acquirenti in Francia, Belgio, Principato di Monaco in Bielorussia e in Russia, ma nessuno di questi tentativi ha successo . A novembre arriva un contatto buono, è quello sbagliato.  Due dipinti finiscono sotto gli occhi di Mariana Dragu, esperta del Museo Nazionale d’Arte Rumeno, li riconosce, scatta la denuncia, a gennaio il clic delle manette ai polsi di Dogaru, Bitu e Darie.

 

L’epilogo è tragicomico: durante l’inverno vengono trovate ceneri di una stufa nella casa di Olga Dogaru, la madre di Radu Dogaru, nel villaggio di Carcaliu. La polizia rumena crede che le ceneri provengano da tele bruciate e un campione è inviato ad analizzare. I test suggeriscono che almeno una pittura è stata distrutta, i risultati completi non sono ancora disponibili . Ma nel mese di luglio, Olga Dogaru, confessa di aver bruciato tutte le opere d’arte nel mese di febbraio, al fine di proteggere il figlio dopo il suo arresto. L’amara ironia è che proprio dopo il suo arresto, impegnandosi a restituire le opere, il malvivente avrebbe potuto almeno giocarsi uno sconto di pena.

(a.d)

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