Hitler, l’arte rubata e gli uomini che la salvarono

Mercoledì, 25 aprile, l’Italia festeggia la Liberazione e torna a sfogliare l’album di una memoria che non sembra ancora trovare concordia. Ma questa è un’altra storia. Tante, infinite, restano le storie da raccontare, ne scegliamo una non a caso: quella dei Monuments men, e non solo (ma anche) perché George Clooney ne sta facendo un film.

La seconda Guerra mondiale ha distrutto le vite di 72 milioni di persone, forse di più, un costo che non trova confronti, ma anche il patrimonio artistico europeo è stato vittima della barbarie nazista, che ha agito sistematicamente razziando opere d’arte di tutti i tipi. C’erano dipinti di Michelangelo, di Leonardo da Vinci, di Van Dyck e di Vermeer nel saccheggio operato per Hitler e per altri leader del nazionalsocialismo.

In totale, più di cinque milioni di oggetti d’arte sono stati sequestrati e portati ai territori del Terzo Reich durante i primi anni della guerra. Un piccolo gruppo di uomini, 350, si dedicò a salvare e in seguito anche a rintracciare le innumerevoli opere d’arte messe a rischio dai bombardamenti o trafugate dai nazisti.

Un gruppo eterogeneo, composto inizialmente da ufficiali dell’esercito americano e britannico ai quali si aggiunsero studiosi d’arte e anche direttori di musei. Fra loro si annoverano molte fra le più grandi figure del panorama artistico americano degli anni ’50 e ’60, fra cui il direttore del Fogg Art Museum , il fondatore del New York City Ballet e l’allora direttore del Metropolitan Museum. Fondamentale fu il loro ruolo nella rinascita culturale europea.

Ad un filantropo americano, Robert M. Edsel, il merito d’aver salvato dall’oblio il lavoro dei “Monuments men” creando nel 2007 la Monuments Men Foundation, quindi pubblicando un libro fotografico sul salvataggio della Dama con l’ermellino di Leonardo , realizzando un documentario e successivamente raccontando la storia nel libro The Monument Men (destino), il testo che ha affascinato George Clooney ed il suo co sceneggiatore Grant Heslov per la realizzazione del film.

La passione di Edsel per la storia degli uomini monumento nasce nel 1996 quando si stabilisce con la famiglia a Firenze. Allora – racconta – guardando Ponte Vecchio, si chiede come le opere d’arte abbiano potuto salvarsi dalla guerra e dalla devastazione. Cerca una risposta e per ottenerla impiegherà anni di ricerche, condotte su entrambi i lati dell’Atlantico. Edsel entra anche in contatto con 17 ufficiali che erano appartenuti a questa unità speciale, che si può definire come un contrappeso alle brigate tedesche specializzate in saccheggi, come il gruppo di Alfred Rosenberg che svuotò Parigi.

Lui stesso fornì un resoconto scritto a Hitler che non lascia spazio a dubbi: “Il mio Task Team ha iniziato il suo lavoro nell’ottobre del 1940 con la confisca ai sensi ai suoi ordini, mio ​​Führer. Con l’aiuto del Servizio di sicurezza della polizia segreta e l’esercito, siamo stati in grado di identificare sistematicamente tutti i nascondigli dei beni artistici appartenenti a immigrati ebrei in fuga“. Un treno speciale con 25 vagoni trasportò in Germania più di 4.000 oggetti dalla collezione Rothschild, Selgimann e Wildenstein, tra gli altri.

Nel ’43 la missione iniziale degli uomini monumento era quella di limitare i danni durante i combattimenti, ma col procedere della guerra cominciarono a tracciare le opere saccheggiate, spesso nascoste nelle miniere. Il loro lavoro continuò fino al 1951. Edsel sostiene che hanno restituito più di cinque milioni di oggetti rubati, tra libri, disegni, sculture, oggetti sacri, sculture e dipinti, come l’astronomo di Vermeer, dipinto ambitissimo da Hitler; e poi La ronda di notte di Rembrandt, che si trovava in una grotta scavata nel XVII secolo dagli olandesi durante un’altra guerra; la già citata Dama con l’Ermellino, rubata dal tedesco che fu governatore generale della Polonia, Hans Frank; e ancora la Madonna di Michelangelo, rubata dalla cattedrale di Bruges. I tedeschi  prelevarono la scultura all’alba, l’avvolsero in materassi e la trasportarono su un’autoambulanza della Croce Rossa. Pochi giorni dopo gli alleati sarebbero entrati in città.

 

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