Grandi mostre: Zurbarán a Ferrara

Zurbarán (1598-1664) – Ferrara, Palazzo dei Diamanti, dal 14 settembre 2013 al 6 gennaio 2014. Una mostra curata da Ignacio Cano con la consulenza di Gabriele Finaldi e organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte in collaborazione con il Centre for Fine Arts di Bruxelles

Con la prima monografica che l’Italia dedica a Francisco de Zurbarán, Ferrara dà il via ad una stagione culturale tesa a porre sotto i riflettori autori di altissimo livello ma poco noti nel nostro paese. E Zurbaràn, che già in vita fu figura alquanto isolata, seppure apprezzatissimo negli ambienti religiosi, è certo tra questi. Facilmente liquidato come artista della Controriforma, animo pio e devotissimo, questo protagonista del Siglo de oro della pittura spagnola ha una visione dell’arte estremamente moderna. Ed è quanto la mostra di Palazzo Diamanti cercherà di evidenziare.

Nato a Siviglia, “la Firenze spagnola” Zurbarán si afferma sulla scena della sua città grazie a uno stile personale probabilmente influenzato dalle prime opere di Velázquez e dalle opere di José de Ribera e di Caravaggio. Uno stile che si presta bene alla ritrattistica e la natura morta, ma che trova la sua espressione più caratteristica nei soggetti religiosi. Infatti Zurbarán usa un naturalismo molto più convincente di altri per l’espressione della devozione più intensa. I suoi apostoli, i santi e i monaci sono dipinti con una modellazione quasi scultorea e con particolare attenzione per le minuzie del loro abbigliamento, e non si tratta di leziosità barocche ma di un utile escamotage che dà verosimiglianza ai miracoli, alle visioni e alle estasi dei suoi pii soggetti. Una combinazione unica di realismo e sensibilità religiosa ben fedele alle linee guida per l’arte della Controriforma ma superiore a ogni aspettativa. Perché le sue immagini dove la quotidianità emerge in tutta la sua dovizia di particolari si risolvono in pura poesia, nella ricerca dell’essenza capace di guardare nel profondo. E affascinare anche l’immaginario moderno, come traspare dall’opera di quanti, da Manet a Morandi, fino a Picasso e Dalí, hanno guardato nei secoli successivi all’opera del maestro sivigliano.

La mostra seguirà un percorso cronologico e tematico assieme attraversando i momenti salienti della carriera di Zurbarán grazie e numerosi prestiti internazionali. Si parte dall’artista ancora giovane che nella sua Siviglia ha negli occhi la tenebrosità di Ribera e Caravaggio, si passa allo Zurbaràn madrileno, quello che conosce Velàzquez e finisce per esserne segnato e le atmosfere si placano, la gioia i toni chiari, i dettagli di vita quodidiana fanno il loro ingresso; si approda allo Zurbaràn delle nature morte, l’artista già maturo che esprime la sua devozione, il senso dell’allegoria e della “vanitas” cimentandosi in composizoni dalla sobrietà straordinaria dove la luce, i dettagli e la purezza delle forme restituiscono “una silenziosa monumentalità”.
Grandi santi, madonne e crocefissi dove sentimenti del tutto umani, come la malinconia o la tenerezza, trovano il loro contrappunto nelle estasi e nelle meditazioni di quelle opere nate per trasmettere il dialogo più profondo tra l’umano e il divino.
Non mancano alcune delle invenzioni più originali dell’artista, quelle monumentali e raffinate figure di santi che godettero di straordinaria popolarità, l’artista le realizzò in serie destinandole prevalentemente alle colonie del Nuovo mondo. In mostra troveremo la Santa Casilda (c. 1635, Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza), il Beniamino (c. 1640-45, Collezione privata) e la Sant’Orsula (Genova, Palazzo Bianco), a testimoniare la capacità di Zurbaràn di rendere il sacro elegantissimo, grazie alla ricercatezza delle pose, alla resa virtuosistica di stoffe preziose, alla tavolozza brillante. Figure che fissano l’osservatore dall’alto esercitando un immutato magnetismo, irraggiungibili, non uomini ma simboli. (www.palazzodiamanti.it ) (a.d)

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