Grandi mostre: “Pollock e gli Irascibili”, a Milano

Jackson Pollock, Mark Rotko e poi Willem de Kooning, Franz Kline e molte altre superstar dell’arte aprono a Milano l’Autunno Americano. “Pollock e gli Irascibili”, a Palazzo Reale dal 24 settembre, una delle mostre più belle dell’anno, curata da Carter Foster con la collaborazione di Luca Beatrice

Oltre 60 capolavori in arrivo dal Whitney Museum di New York per raccontare di un momento che ha cambiato la storia dell’arte (e del pensiero). Grazie a 18 ribelli, 18 artisti della scuola di New York, guidati da Pollock, e appellati “Irascibili” per un celebre episodio di protesta nei confronti del MoMA. Oggi sono i più ambiti sul mercato dell’arte. Pezzo forte della mostra, accanto ad una sfilata di capolavori  l’opera Number 27 di Pollock (anno 1951) forse il suo quadro più famoso, un prestito prestigiosissimo per la sua fragilità e le sue dimensioni straordinarie (a questo quadro abbiamo dedicato un articolo ad hoc al quale rimandiamo per gli approfondimenti)

Actors Alfred Molina and Eddie Redmayne are portraying artist Mark Rothko and his assistant in "Red", opening on Broadway this month.  They visit two galleries displaying Rothko works in Washington for inspiration.

 

GLI ESPRESSIONISTI ASTRATTI (piccola guida) 

 

Siamo nei primi anni ’40 e l’atmosfera di New York è carica di promesse. La Grande Depressione degli anni ’30 ha portato nell’arte americana desiderio di realismo sociale e di regionalismo; o provincialismo se visto dalla Grande Mela dove proprio in quegli anni, dalla Vecchia Europa arriva un flusso straordinario di artisti e idee: il MOMA, aperto nel 1929, ospita mostre temporanee su Cubismo e Astrattismo (1936) , Dada e Surrealismo ( 1936-1937 ) , e retrospettive di Matisse, Léger e Picasso, tra gli altri. Al museo ospitato presso la New York University  il pubblico americano vede opere di Mondrian, Gabo, El Lissitzky  mentre il precursore del Solomon R. Guggenheim Museum , il Museo di Pittura Non-oggettiva, inaugurato nel 1939, espone la sua collezione di Kandinsky.

 

Con la guerra i giovani artisti newyorchesi si rendono più che mai conto che per arrivare all’uomo, consapevoli come sono della sua irrazionalità  e vulnerabilità, hanno bisogno di un’arte che abbia sostanza diversa e significati nuovi. E il contatto diretto con gli artisti europei accresce questo bisogno: Dalí, Ernst, Masson, Breton, Mondrian e Léger sono tutti rifugiati negli Stati Uniti, e i surrealisti introducono suggestivi concetti come l’automatismo psichico dove per liberarsi della mente conscia, il gesto automatico e l’improvvisazione guadagnano libero sfogo.

 

Il gruppetto dei newyorchesi con questo genere di cose sembra andarci a nozze, non sono formalemnte affiliati a un gruppo, anche se li chiameranno, assieme, “espressionisti astratti” o “scuola di New York”, creeranno un corpo stilisticamente eterogeneo di lavoro ma partiranno da presupposti comuni. Eccoli: Jackson Pollock (1912-1956) , Willem de Kooning (1904-1997) , Franz Kline (1910-1962) , Lee Krasner (1908-1984) , Robert Motherwell (1915-1991) , William Baziotes ( 1912-1963) , Mark Rothko (1903-1970) , Barnett Newman (1905-1970) , Adolph Gottlieb (1903-1974) , Richard Pousette-Dart (1916-1992) , Clyfford Still (1904-1980) tra gli altri. Li vediamo rompere con le convenzioni, e sondare la loro psiche tentando di attingere a quelle fonti interne universali. Danno valore alla spontaneità e all’improvvisazione ma danno la massima importanza alla loro elaborazione. Il loro lavoro resiste alla categorizzazione stilistica, ma può essere raggruppato attorno a due inclinazioni fondamentali: l’accento sulla dinamica, il gesto energico, in contrasto con un focus riflessivo, cerebrale. In entrambi i casi, l’immaginario è astratto.  Immediatezza di espressione è fondamentale. In una famosa lettera al New York Times (giugno 1943) , Gottlieb e Rothko , con l’assistenza di Newman , scrivono : ” Per noi, l’arte è un’avventura in un mondo sconosciuto dell’immaginazione, che è privo di fantasia e violentemente contrario al buon senso comune. Non vi è cosa migliore di un buon dipinto di niente. Affermiamo che il soggetto è fondamentale“.

Ed Harris (as Jackson Pollock) in POLLOCK

Ed Harris (as Jackson Pollock) in POLLOCK

 

Nel 1947 Pollock sviluppa la sua tecnica, versa e sgocciola vernice diluita sulla tela collocata a terra. Nella loro mancanza di oggetto, nella loro enormità, nella tecnica  risultano scioccanti . Anche De Kooning sviluppa la sua versione di uno stile gestuale e Krasner e Kline. Per tutti loro l’autenticità o il valore di un’opera sta nella sua schiettezza e immediatezza espressiva . Un dipinto è dunque destinato ad essere una rivelazione di autentica identità dell’artista. Il gesto è la “firma “, la prova del lavoro fatto e il dipinto non è più un “quadro” ma un evento. Fu il critico Harold Rosenberg a coniare il termine “action painting” nel 1952.

Rothko

Rothko

Un altro percorso degli espressionisti si focalizzava sulle potenzialità espressive del colore . Rothko  e Newman, per esempio, si basarono sulla semplificazione con opere di grande formato ed ampi campi di colore dominate . L’impulso era, in generale, riflessivo e cerebrale, tandente a semplificare per creare una sorta di impatto elementare . Rothko e Newman , tra gli altri , hanno parlato di raggiungere il “sublime” piuttosto che il “bello”. Per Rothko i suoi rettangoli dai contorni morbidi di colore luminescente dovrebbero suscitare negli spettatori un’esperienza quasi religiosa, magari fino alle lacrime. E sono concepiti per essere visti relativamente da vicino, in modo che lo spettatore sia praticamente avvolto dall’esperienza. “Io dipingo grande per essere intimo “, diceva. Perché l’obiettivo è rivolto verso il personale (espressione autentica dell’individuo), piuttosto che il grandioso.

(a.d)

 

 

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