Google Cultural Insitute, anche tu nella memoria del mondo

Arriva la Open Gallery del Google Cultural Institute, dalle vecchie immagini familiari agli archivi d’artista, il motore di ricerca più potente del pianeta vuole ricostruire la memoria del mondo, e chiede la collaborazione di tutti

Per sintetizzare si potrebbe definire il Google Cultural Institute come una sorta di Wikipedia visiva, o dell’arte, dove a partire da ieri, chiunque, galleria, museo o privato, può divulgare il proprio lavoro.
Si può dire che quello che era iniziato nel 2008 con Art Project , la­ digitalizzazione ad alta risoluzione di alcune opere dei più importanti musei del mondo, continua ora con i più modesti gioielli forniti dagli utenti. Così, semplicemente compilando un modulo, chiunque  può mostrare il proprio lavoro o l’archivio di famiglia, e se la cosa genera una serie di opportunità è vero allo stesso modo che possano verificarsi abusi o inesattezze.
E’ certo che l’idea di base è quella di dare un contributo alla costruzione della memoria dell’umanità scoprendo magari “chicche” altrimenti impensabili.  E’ capitato ad esempio a Dean Putney, un cittadino tedesco che ha scoperto casualmente un enorme archivio fotografico sulla Prima Guerra Mondiale che apparteneva a suo nonno e ha deciso di utilizzare Google Open Gallery per mostrarlo al mondo.

Ma può anche verificarsi, come in Wikipedia, che alcune fotografie o lavori caricati sul web siano falsi. Per evitare questo, un team controllerà i file caricati, i problemi, presumibilmente, arriveranno quando la mole di materiale caricato sarà immensa.

Dalle prime opere pubblicate su Art Project nel corso del 2008 da enti come il Louvre di Parigi, la National Gallery di Londra, gli Uffizi di Firenze e con la scelta di concedere ai musei una loro pagina s’è passati così al Google Cultural Institute nato per condividere qualsiasi opera d’arte . Forse l’esperienza di ammirare la Notte Stellata di van Gogh da dietro uno schermo non è la stessa, ma non tutti hanno l’opportunità di visitare il MoMA di New York .

E invece dal proprio computer, oggi chiunque ha la possibilità di ammirare i capolavori più importanti della storia dell’arte e non solo: il Google Cultural Institute è diviso in tre macro-sezioni: Art Project, Storia (per rimanere nell’attualità il Mandela Centre of Memory ha pubblicato della immagini straordinarie sulla vita del leader sudeafricano) e Meraviglie del mondo. Un luogo dove perdersi è facilissimo.

 

(a.d)

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