Firenze, in mostra un doppio omaggio all’Ungheria

A Firenze due mostre dedicate all’Ungheria, realizzate per l’anno della cultura italiana in Ungheria e ungherese in Italia, entrambe le esposizioni mettono in luce i legami della cultura magiara con Firenze “Mattia Corvino e Firenze. Arte e umanesimo alla corte del re di Ungheria” è allestita fino al 6 gennaio alla Biblioteca Monumentale – Museo di San Marco, mentre la Galleria degli Uffizi propone fino al 30 novembre in San Pier Scheraggio, Gli autoritratti ungheresi degli Uffizi. Mostra a cura di Fehér Ildikó e Giovanna Giusti

02Mattia Corvino fu per l’Ungheria quello che Lorenzo de Medici fu per Firenze. Straordinario soldato (e Lorenzo non lo fu) e governante, e legislatore, Mattia fu un coltissimo mecenate, e certo risulta una delle figure più interessanti del Rinascimento. Si circondò di umanisti e artisti e fondò una grande Biblioteca che gremì di lussuosi codici, molti realizzati da copisti italiani, altri prodotti in un centro scrittorio annesso alla biblioteca; sotto il suo regno fu fondata a Buda la prima tipografia. Sposò Beatrice, figlia di Ferdinando d’Aragona re di Napoli ma non fu questo il suo solo legame con l’Italia, come la mostra porta all’evidenza.

 

Spiega la soprintendente Cristina Acidini cui si deve l’idea della mostra: “Nei rispettivi scenari di città, palazzi, cenacoli di intellettuali, grandeggiano i due protagonisti Lorenzo de’ Medici detto il Magnifico e re Mattia Corvino, uniti non solo e non tanto da relazioni diplomatiche quanto dalla comune personale passione per il sapere antico e moderno racchiuso nei libri, a loro volta custoditi in biblioteche insigni anche per la loro bellezza”.

 

La scelta di San Marco come sede non è casuale visto che la Biblioteca del convento domenicano fu culla del pensiero umanistico. Costruita per volere di Cosimo de’ Medici nel 1444 e arricchita della straordinaria raccolta di testi appartenuti all’umanista Niccolò Niccoli, fu la prima biblioteca “pubblica” del Rinascimento, dove, in epoca laurenziana, si incontravano personaggi come Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, Agnolo Poliziano. Tra questi, sono anche coloro che direttamente, o indirettamente, entrarono in contatto con Mattia Corvino o con il suo ambiente.

 

Il re ungherese che voleva egemonizzare l’Europa e incoronarsi a principale difensore della Cristianità contro il pericolo ottomano, attinse dalla Firenze dei Medici uomini, idee e modelli culturali, come quei reperti scultorei “all’antica”, tipici del Rinascimento, proposti nell’esposizione. Provengono dal Palazzo di Buda e della residenza estiva di Visegrád, straordinarie testimonianze di un idem sentire.

Il progetto espositivo è stato elaborato congiuntamente da studiosi ungheresi e fiorentini: Péter Farbaky, storico dell’arte e vicedirettore del Museo Storico di Budapest, Dániel Pócs, storico dell’arte dell’ Istituto di Storia dell’Arte dell’Accademia delle Scienze , Enikő Spekner  storico e András Végh archeologo – storico, entrambi del Museo Storico di Budapest, Magnolia Scudieri, direttore del Museo di San Marco, e Lia Brunori.

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AUTORITRATTI UNGHERESI

 

La mostra presenta 23 opere della Collezione degli autoritratti della Galleria degli Uffizi, la maggior parte delle quali acquisite tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, ma con arrivi anche più recenti.

Il primo autoritratto ad entrare agli Uffizi fu quello di Károly Markó senior, nel 1872; l’ultimo, pervenuto nel 2009, è quello di János Urbán (1934-) che vive ed opera in Svizzera. Il quadro più antico è quello di János Kupeczky(1667-1740), che nel primo Romanticismo era ritenuto il maggior pittore ungherese del Settecento.

La gran parte degli autoritratti ungheresi sono stati donati alla Galleria dagli artisti stessi.

Ai tempi del quarto centenario del museo (precisamente nel 1982), scrive il direttore della Galleria degli Uffizi, Antonio Natali,  erano giunti dall’Ungheria due quadri, entrambi di primo piano: uno di Jànos Nagy Balogh, donato dalla Galleria Nazionale Ungherese (e fu un segno forte d’affetto e di stima), l’altro di Bertalan Pór. Nel 2000 sarebbe entrata nella collezione l’effigie a grandezza naturale di László Lakner, grazie a una segnalazione di Miklos Boskovitz, amico suo e nostro. Poi, nel 2005, sarebbero pervenuti (con l’accessione da parte degli Uffizi della cospicua collezione di Raimondo Rezzonico) due autoritratti di Viktor Vasarely e uno di Hugo Scheiber. Infine, tre anni dopo, nel 2009, quello di Jànos Urban.

In occasione della mostra László Lakner ha offerto un secondo autoritratto alla Galleria, realizzato nel 2010”. www.unannoadarte.it (g.m)

 

 

 

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