Ercolano splende, a Pompei nuovi crolli

A pochissima distanza dalla disastrata Pompei, dove proprio ieri s’è verificato l’ennesimo e fortunatamente piccolo crollo, (un pezzo d’intonaco di circa un metro s’è staccato […]

A pochissima distanza dalla disastrata Pompei, dove proprio ieri s’è verificato l’ennesimo e fortunatamente piccolo crollo, (un pezzo d’intonaco di circa un metro s’è staccato  dal paramento esterno della parete orientale della cella del Tempio di Giove – vedi foto) un altro autentico gioiello dell’antichità splende di luce propria, grazie alla sapiente e lungimirante opera di preservazione e restauro che dura oramai da più di dieci anni.

Parliamo del sito archeologico di Ercolano, oggetto di studio plurisecolare da parte degli studiosi ed ora fulgido esempio di best practice nella gestione delle aree archeologiche.  Merito da ascrivere in toto ad un mecenate dei giorni nostri: David W. Packard, figlio del cofondatore del colosso dell’informatica Hp e presidente del Packard Humanities Institute, fondazione senza scopo di lucro con sede in California che contribuisce alla conservazione del patrimonio storico, archeologico e cinematografico. Totale dell’investimento per le opere di restauro e consolidamento in dieci anni: 16 milioni di dollari. Frutto, per un volta, di una fortunata coincidenza.

Il giovane Packard ha studiato filologia classica e nel 2000, nel bel mezzo dell’anno giubilare, sbarca a Roma dove finanzia il restauro della biblioteca dell’Accademia britannica. Dopo una visita alla Villa dei Papiri proprio a Ercolano, prezioso scrigno di testi greci e latini che si credeva fossero andati perduti, tocca con mano il degrado del sito (all’epoca due terzi del sito non erano visitabili), e da lì a un anno, nasce l’istituto che porta il suo nome, in accordo con la soprintendenza.

Inizia una fruttuosa collaborazione tra l’istituto, la soprintendenza medesima e la British School at Rome, la scuola britannica di archeologia della Capitale, fornendo lavoro a un gruppo multidisciplinare di specialisti ed imprese, quasi tutte italiane.

La macchina si mette in moto e l’intero sistema funziona ottimamente: programmazione, realizzazione degli interventi e monitoraggio sono gestiti da un gruppo di funzionari della Soprintendenza, tra cui la direttrice degli scavi di Ercolano, Maria Paola Guidobaldi, e la project manager, l’architetto gallese Jane Thompson.

Dal 2001 ad oggi sono stati raggiunti risultati strabilianti: ora i due terzi del sito sono visitabili, compreso il decumano massimo sul quale è stato posto in funzione un percorso multimediale adatto anche ai disabili. Ma ciò che colpisce maggiormente è la completa risistemazione delle coperture degli edifici (più dell’80%) e soprattutto della rete fognaria antica, in modo da gestire al meglio la dispersione delle acque piovane, principale causa di crolli e degrado, come abbiamo potuto purtroppo constatare in più di un’occasione proprio nella vicina Pompei.

Più che giustificata soddisfazione è stata espressa dalla direttrice Guidobaldi: «Oltre alle risorse economiche vere e proprie, il progetto portato avanti dall’Istituto Packard ha messo a disposizione anche un ingente e altrettanto fondamentale capitale umano, che ha contribuito all’ottima gestione del sito».

Sulla stessa linea anche l’architetto Thompson: «Allo stesso modo, è risultata fondamentale anche l’autonomia decisionale ed operative della Soprintendenza Archeologica di Napoli e Pompei. Un filantropo, per giunta straniero, avrebbe molta più difficoltà a confrontarsi con la burocrazia e i meccanismi ministeriali. Con le nuove norme sulla sponsorizzazione, un privato deve necessariamente passare attraverso una procedura ad avviso pubblico».

Un dato di estrema importanza, sottolineato dalla stessa Thompson, è rappresentato dal fatto che l’Iva sui restauri archeologici è attualmente al 21%, e potrebbe salire presto al 23%, contrariamente al 10% di cui può beneficiare chi effettua interventi sull’abitazione storica in cui vive.

A parità di trattamento, ci sarebbero sicuramente molte più possibilità che altri filantropi e mecenati, sia italiani sia stranieri, possano mettere a disposizione preziosi contributi per la salvaguardia del tartassato patrimonio culturale del nostro Paese, archeologico e non solo. (Matteo Trucco)

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