E’ morto Gabriele Basilico, aveva 69 anni

Una malattia lunga un anno, un breve ricovero ospedaliero e il decesso nel primo pomeriggio. Addio a uno dei fotografi più intensi d’Italia.

Soltanto nel 2008 Giampiero D’Angeli ha diretto un documentario dedicato all’intensa attività fotografica di Gabriele Basilico. Un lavoro accurato e completo quello di D’Angeli – con la produzione di Giart-Visioni d’arte -, che racconta il dibattito sulla città e sul paesaggio contemporaneo che lo stesso Basilico ha immortalato e fatto vivere nei suoi scatti urbani.

 

 

Milanese, dopo gli studi in architettura inizia la professione di fotografo dedicandosi alla fotografia di paesaggio e più in particolare alla fotografia di architettura. Lavora per lo più con banco ottico e pellicole in bianco e nero. Celebre il suo lavoro su Beirut, fotografata dopo la guerra. Dicono di lui:

“Con le sue immagini, dalla controllata, consapevole tensione metafisica, egli ha efficacemente collaborato a presentare in questi ultimi anni il gusto post modern, rilevando visivamente alcune dimenticate architetture industriali e di periferia, rivalutate come reperti archeologici e fissate con un chiaroscuro intenso ed una prospettiva sfuggente e basculata, nello stile sofisticato anni ’30”.

A raccontare e ricordare Gabriele Basilico è anche l’assessore alla Cultura, Moda, Design di Milano Stefano Boeri che commenta così la scomparsa del fotografo:

“La morte di Gabriele Basilico ci priva di un protagonista assoluto della storia della cultura visiva internazionale. I suoi occhi di fotografo sono divenuti col tempo gli occhi di tutti noi, davanti alla complessità infinita dei fenomeni urbani. Occhi che hanno incorniciato, registrato e documentato centinaia di spazi urbani e città del mondo, riuscendo trasmettere la loro sensualità, a decifrare le contrapposizioni più stridenti e a dare dignità anche ai luoghi più derelitti”.

E prosegue:

“Come ha più volte ricordato, quello sguardo preciso e appassionato Gabriele Basilico lo aveva nel tempo costruito osservando e fotografando Milano: i muri delle fabbriche, le facciate vibranti dei palazzi borghesi ma anche i visi, le feste, i segni lasciati nelle strade dalla vita quotidiana. Milano, le sue proporzioni, sono state la matrice di ogni scatto, di ogni scoperta, di ogni fotografia di Gabriele Basilico. Anche per questo la nostra città oggi non perde solo un osservatore appassionato e un testimone nel mondo; perde un pezzo di se stessa. Per la cultura, l’arte, la fotografia – anche per me, che a Gabriele devo moltissimo – è un momento di grande tristezza”.

 

 

(b.p.)

 

 

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