Cubismo, cubisti… e cubismi. La mostra di Roma

Cubisti. Cubismo. Al Complesso del Vittoriano, fino al 23 giugno. Una mostra a cura di:
Charlotte N. Eyerman con Simonetta Lux

Cubismo? No, Cubismi. Perché il movimento artistico più rivoluzionario del 20mo secolo, il primo che avesse tentato di dare risposte ad un mondo che si evolveva con velocità senza precedenti, nasce dall’immaginazione di Picasso e Braques ma emigra in tutta Europa, integrandosi con l’analoga coscienza artistica che si sviluppava in altri paesi: il Futurismo in Italia, il Vorticismo in Inghilterra, il Suprematismo e il Costruttivismo in Russia, l’Espressionismo in Germania.

La sfida alle stanche teorie dell’arte occidentale, alle sua forme tradizionali di rappresentazione e ai suoi dogmi, come la prospettiva, l’urgenza di sviluppare un nuovo modo di vedere, un modo che rifletta l’età moderna, coi suoi nuovi ritmi e il veloce progresso tecnologico; riguarda tutti. Che senso ha registrare la realtà in pittura nell’epoca del cinema e della fotografia? C’è bisogno di un nuovo modo di vedere le cose, un modo che ampli le possibilità dell’arte così come fa la tecnologia estendendo i suoi confini in altri campi umani. Scomporre la realtà, dissezionarla da “punti di vista” diversi e ricomporla, fondendo osservazioni e ricordi in una composizione di piani, forme e colori dove gli elementi sono intercambiabili e mai scontati: il basso e l’alto, il davanti e il dietro. Perché il tempo dell’assoluto è finito e quella moderna è l’epoca del relativo, dei punti di vista che l’occhio scansiona e che la memoria elabora a modo suo. I cubisti (d’ogni paese) sanno bene che se vogliono raccontare il mondo per com’è devono – paradossalmente – astrarre la forma.

Eccoli allora i cubisti in mostra al Vittoriano, non solo francesi. Picasso (un paio le opere), Juan Gris, Georges Braque, Fernand Leger, Albert Gleizes, Jean Metzinger; e poi Marsden Hartley, Diego Rivera, Natalia Goncharova; Gino Severini, Ardengo Soffici; Wyndham Lewis e Vanessa Bell, tra gli altri. Una sfilata di duecento opere tra dipinti e lavori su carta. Mancano i grandi capolavori, quelli che lasciano intuire tutta la devastante portata del movimento, e mancano alcuni protagonisti di quella magnifica stagione delle avanguardie europee (dov’è Maleviç ?). Non una grande mostra nel senso pieno del termine, ma certo una bella mostra (Per informazioni: tel. 06/6780664). (g.m)

 

 

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