Caserta: nuova vita per l’Acquedotto vanvitelliano, patrimonio dell’Umanità

La notizia sembra essere di quelle che comunemente si chiamano di cronaca amministrativa, notizie in genere noiose. E invece dietro questa news c’è il recupero […]

La notizia sembra essere di quelle che comunemente si chiamano di cronaca amministrativa, notizie in genere noiose. E invece dietro questa news c’è il recupero ed il restauro di uno dei monumenti più significativi dell’architettura settecentesca; l’Acquedotto Carolino, straordinaria opera di Luigi Vanvitelli che alimentava la Reggia di Caserta con le fresche acque del monte Taburno. Opera peraltro inserita nel 1997 nell’elenco dei beni patrimonio dell’Umanità.

Lunedì, negli uffici del Palazzo Reale, sarà stipulato l’atto formale di consegna dell’Acquedotto Carolino dall’agenzia del Demanio alla soprintendenza di Caserta e Benevento.
Sarà in questo modo possibile coordinare gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria e predisporre i progetti per il restauro completo del tracciato storico dell’acquedotto e per il recupero e la riqualificazione del paesaggio.

<<L’Acquedotto Carolino  costituisce  una grande opera di ingegneria idraulica e sicuramente una delle  più importanti realizzazioni  del regno di Carlo di Borbone.
Luigi Vanvitelli, incaricato del progetto, preoccupato di assicurare l’indispensabile approvvigionamento idrico per la Reggia di Caserta, le fontane che avrebbero animato  le reali delizie e la nuova città che sarebbe sorta intorno alla residenza reale, effettuò lunghe e laboriose ricerche per individuare le fonti sufficienti ad assicurare un’ abbondante e continua portata.
Vanvitelli presentò al sovrano diverse soluzioni per la realizzazione del percorso che si presentava non facile per la natura del terreno e la lunghezza (26 miglia, corrispondenti a Km 38,480).
I lavori iniziarono nel 1753 e furono completati nel 1764. Il condotto fu realizzato del tutto interrato (largo 1,20 m e alto  1,30), tranne la parte che passa sui ponti, ed è segnalato da 67 torrini ad uso sfiatatoi e per l’ispezione.
Nei primi giorni del 1764 il condotto fu immesso nel monte Briano lasciando sgorgare l’acqua  nello stesso punto che Vanvitelli aveva individuato 12 anni prima.
L’acquedotto, completamente ultimato nel 1770 aveva comportato la spesa complessiva di 622.424 ducati.
Le acque caroline  oltre a soddisfare i bisogni dei giardini e degli abitanti e azionare  le filande di San Leucio e i mulini posti lungo il perimetro del Parco, dissetavano anche i Sovrani.
La limpidezza e la purezza delle acque era infatti salvaguardata dall’accuratezza con cui era costruita l’opera.

Dalla Reggia l’acqua proseguiva poi verso San Benedetto dove,  dopo aver alimentato i mulini, si immetteva nell’acquedotto seicentesco del Carmignano, raggiungendo Napoli, mentre un ulteriore ramo giungeva fino alla Reale tenuta di Carditello.
Nonostante il degrado dovuto a carenza  di manutenzione e a modifiche colturali delle aree adiacenti, l’opera può trovare l’attuale ragione di  rivitalizzazione come infrastruttura di servizio agli abitati, ma anche come fattore di catalizzazione dei flussi turistici in visita alla Reggia, per condurli ad esplorare e conoscere le aree montuose interne ricche di monumenti e tradizioni culturali>> (Fonte:Soprintendenza di Caserta e Benevento).

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