Canaletto? No, Bellotti: la prima monografica sul vedutista trascurato dalla storia

Pietro Bellotti “Un altro Canaletto”. A Ca’ Rezzonico, Museo del Settecento veneziano _
7 dicembre 2013 – 28 aprile 2014, una mostra curata da Charles Beddington, Alberto Craievich e Domenico Crivellari

Fu nipote del Canaletto e fratello di Bernardo Bellotto, l’uno un mito, l’altro certo più famoso di lui. Ma la gloria postuma di Pietro Bellotti, attivo soprattutto in Francia nel corso della seconda metà del Settecento, arriva oggi con la prima monografica che gli viene dedicata nell’ambito di un recente processo di rivalutazione che lo innalza da quel ruolo di vedutista marginale dove lungo tempo è stato relegato. E il luogo della mostra è il simbolo stesso del Settecento veneziano: la Ca’ Rezzonico.

Pietro Bellotti è l’ultimo nome di una dinastia dove tutti sono pittori, per di più specializzati in vedute. Negli anni della giovinezza di Pietro lavorano a Venezia, oltre al fratello, anche lo zio e il decano Bernardo Canal, attivo in città fino alla morte, avvenuta nel 1744. Considerato il contesto è inevitabile che il giovane si dedichi da subito alla pittura.

LA BIOGRAFIA RITROVATA

Pietro nasce a Venezia nel 1725; a sedici anni è registrato come apprendista nella bottega del fratello che ha solo tre anni più di lui e che alla stessa età era già documentato negli elenchi della ‘Fraglia dei pittori’. L’atto notarile che sta alla base della sua recente riscoperta critica, impegna il maggiore dei due fratelli a insegnare al più giovane la propria arte. Non si tratta però di una formalità. In cambio, Pietro si impegna a versare a Bernardo una bella somma: centoventi ducati per essere istruito in un genere che gode il favore dei visitatori stranieri.

Il rapporto tuttavia non è destinato a durare. Meno di un anno dopo il contratto viene sciolto e il giovanissimo pittore abbandona la casa dove il fratello abita con la madre. Non sappiamo le ragioni di questa rottura, se sia dovuta a difficili rapporti con il fratello oppure se risponda a un semplice desiderio d’indipendenza, sentimento che lo accomuna del resto al fratello Bernardo, a sua volta sempre insofferente nella bottega dello zio.

Ritroviamo Pietro Bellotti a Genova nel 1746, dove incontra la sua futura moglie con la quale si trasferirà a Tolosa. Lungo tutta la seconda metà del secolo è documentato in Francia. Proprio Tolosa, città dove stabilisce la famiglia, rimane la sua patria di elezione e il centro della sua attività, ma lo ritroviamo anche a Nantes (1755, 1768), a Besancon (1761) poi a Lille (1778-1779), e naturalmente a Parigi in più occasioni , per la prima volta nel 1754-1755 , dove si può riconoscere in quel “Sieur Canalety Peintre Venitien” ricordato in un foglio pubblicitario. Negli anni ’60 del ‘700 soggiorna in Inghilterra. Infine, un contemporaneo, Jean-Paul Lucas, nel 1805 lo ricorda “morto da poco tempo in Francia”.

I dettagli di questa biografia, che i curatori hanno ricostruito per la prima volta raccontano di un’esistenza errabonda e avventurosa, frequentazioni equivoche, in un contesto che ricorda quello di avventurieri come Cagliostro e Casanova. Anch’egli utilizza, per evidenti motivi promozionali, il nome di Canaletto, anche se in maniera meno continua rispetto al fratello Bernardo. Oltre all’annuncio – quasi truffaldino – comparso a Parigi, il pittore si firma in alcuni casi noti “Bellotti dit Canaletti”, cercando sempre di avocare a sè almeno parte della fama di cui gode lo zio.

LA MOSTRA

La mostra riunisce per la prima volta quarantatre dipinti provenienti da collezioni private europee e statunitensi, che ricostruiscono il percorso artistico di Bellotti, documentando il suo vasto repertorio figurativo.

Faranno inoltre parte dell’esposizione i pochi dipinti firmati dal pittore e il nucleo di diciassette tele con vedute delle principali città europee, alcune delle quali firmate sul retro, il cui percorso collezionistico è documentato dal XVIII secolo: si tratta dei ‘dipinti pilota’ da cui è iniziata, a partire dal 1952, la riscoperta dell’artista.

Il pittore, attraverso uno stile autonomo e personale, elabora le invenzioni di Canaletto ampliando il tradizionale repertorio veneziano con numerose vedute delle più importanti città d’Europa – oltre ad alcuni capricci architettonici – e rivelando, attraverso le opere oggi a lui attribuite, una personalità più complessa di quanto si potesse sospettare in passato.

(r.v)

 

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