British Museum: dopo i fasti di Pompei, l’invasione vichinga

Per il British Museum il 2013 è stato l’anno di maggior successo nella sua storia con 6,7 milioni di visitatori. Contributo fondamentale è stato fornito dalla mostra Vita e morte a Pompei ed Ercolano. L’istituzione inglese spera ora di replicare con i Vichinghi

Il British ha così battuto il suo precedente record di sei milioni di visitatori toccati cinque anni fa, e, forte di una cifra di tutto rispetto, s’è regalato un 255mo di pura festa. Il direttore,
Neil MacGregor, ha sottolineato come mostre siano state fondamentali al raggiungimento dell’obiettivo e infatti, l’esposizione su Pompei ed Ercolano coi suoi 471.000 visitatori, ha quasi raddoppiato il suo obiettivo, fissato a quota 250mila ed è stata la terza più popolare della storia del Museo, dopo Tutankhamon nel 1972 (1,6 milioni di visitatori) e il Primo Imperatore (850.000).

Pompei è stata l’ultima mostra collocata nella Reading Room, un nuovo spazio dedicato alle esposizioni temporanee, la Sainsbury Exhibitions Gallery, inaugurerà il 6 marzo con la sua prima grande mostra di quest’anno: Vichinghi: vita e leggenda, allestita fino al 22 giugno 2014.

 

LA MOSTRA

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E’ la prima grande mostra sui Vichinghi al British Museum da oltre 30 anni, e propone  molte nuove scoperte archeologiche e importanti reperti d’età vichinga. Nuove interpretazioni sulla guerra e l’identità guerriera dei vichinghi racconta di questo popolo passato alla memoria storica come violento, schiavista, razziatore e commerciante.
Realizzata con la collaborazione del Museo Nazionale di Danimarca e lo Staatliche Museen zu Berlin la mostra si concentra sul periodo d’oro dell’espansione vichinga, quello compreso dalla fine dell’ottavo e gli inizi dell’undicesimo secolo .

La straordinaria espansione vichinga dalle terre scandinave, crea in questo periodo una rete culturale ampissima che va dal Mar Caspio all’Atlantico settentrionale, e dal Circolo Polare Artico al Mediterraneo. Inevitabile che i duri guerrieri del Nord finissero in qualche modo per finire influenzati da queste relazioni. Nuove scoperte, inoltre, hanno cambiato la comprensione della natura dell’identità vichinga, facendo nuova luce sull’importanza del commercio, della magia, della fede e del ruolo del guerriero nella società. Soprattutto, è stato il carattere marittimo dei Vichinghi a delineare la società e le loro capacità straordinarie di costruttori navali erano la vera chiave dei loro successi. Non a caso il pezzo forte della mostra sono le travi superstiti di una nave da guerra lunga 37 metri, la più lunga mai trovata.

 

LA PIU’ GRANDE NAVE DA GUERRA

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Nota come Roskilde 6, la nave è stata scavata dalle rive del fiordo di Roskilde in Danimarca nel corso dei lavori per la costruzione del Museo delle Navi Vichinghe nel 1997. Le travi sono state accuratamente conservate e analizzate dal Museo Nazionale di Danimarca. I legni superstiti – circa il 20 % della nave originale – sono stati ora rimontati per la visualizzazione su un telaio in acciaio inossidabile appositamente realizzato che ricostruisce la forma della nave originale datata intorno all’anno 1025. Il punto più alto dell’espansione vichinga quando l’Inghilterra, Danimarca, Norvegia e possibilmente parti della Svezia erano uniti sotto il dominio di Cnut il Grande. La dimensione della nave suggerisce che era quasi certamente una nave da guerra reale. Armi e tesori saccheggiati evidenziano il ruolo centrale della guerra per i Vichinghi mentre alcuni scheletri scavati di recente da una fossa comune di vichinghi giustiziati vicino a Weymouth, nel Dorset , fornirà un incontro con i «reali» Vichinghi raccontando cosa accadeva quando le cose andavano male.

 

I TESORI VICHINGHI

In mostra per la prima volta nella sua interezza anche il tesoro della valle di York trovato vicino a Harrogate nel 2007 e acquisito congiuntamente dal British Museum e dal fondo Musei di York. Un tesoro composto da 617 monete, 6 bracciali e una quantità di lingotti e pezzi d’ argento. Si tratta del più grande e importante tesoro vichingo ritrovato dal 1840, quando fu rinvenuto il tesoro di Cuerdale, nel Lancashire, e parte del quale sarà in mostra. Con monete e argento in arrivo da luoghi lontani come l’Irlanda e l’Uzbekistan, le orde rivelano la reale portata della rete globale vichinga. E poi oggetti provenienti dall’Afghanistan dalla Russia, dalla Scandinavia e dall’Europa continentale in rappresentanza di tre sistemi di credenze (Islam , cristianesimo e il culto di Thor) e di popoli che parlavano almeno sette lingue diverse. (www.britishmuseum.org ) (g.m)

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