Banksy, bye bye New York

L’avventura s’è conclusa, Banksy s’è congedato da New York pubblicando l’immagine di una maglietta sul suo sito (stampatela pure, dice, è un rivisitazione della celebre […]

L’avventura s’è conclusa, Banksy s’è congedato da New York pubblicando l’immagine di una maglietta sul suo sito (stampatela pure, dice, è un rivisitazione della celebre I love NY ) e un graffito, l’ultimo della sua residenza ottobrina nella Grande Mela. Sorge nel Queens su un muro della metropolitana per Long Isalnd e semplicemente è la sua firma. Sul sito aggiunge: E questo è tutto. Grazie per la vostra pazienza. E ‘stato divertente. “Save 5Pointz. Bye” (Save 5Points, altrimenti detta la mecca dei graffiti, è un edifico di magazzini abbandonati collocato in Davis Street, nel Queens e diventato negli ultimi dieci anni centro d’incontro internazionale per street artist, a fine anno sarà abbattuto) .

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Better out than in ” (meglio dentro che fuori ndr) la residenza dello street artist britannico a New York, partita il primo ottobre e proseguita per tutto il mese con la scansione quotidiana di una nuova opera al giorno. Chiamando al banco dei testimoni nientemeno che Paul Cezanne e il suo “Tutti i dipinti realizzati all’interno, in studio, non saranno mai buoni come quelli fatti all’aria aperta”, Banksy vince contro tutti: contro la polizia che il 24 ottobre – dopo lunga rincorsa – è riuscito ad intercettarlo, rendendogli di fatto impossibile realizzare il suo lavoro; vince contro il sindaco Bloomberg che infelicemente dichiara alla stampa che le opere realizzate su proprietà privata sono “degradanti”, e vince anche contro il prestigioso New York Times che rifiuta – a detta dell’artista – di pubblicargli un editoriale contro “l’assalto visivo” rappresentato dal grattacielo che sostituisce le Torri gemelle. …

Banksy vince contro la “conservazione” perché questo è il suo momento, è uno dei rarissimi artisti pienamente contemporanei, capaci di essere popolari, di parlare con immediatezza a chiunque abbia voglia di ascoltarlo. Banksy fuori dai circuiti che contano, lontano dalle classifiche dei potenti dell’arte non è chiamato a santificarsi (ovvero a produrre sempre gratuitamente) ma a conservare la sua innocenza di “graffitaro” sì, anche adesso che è diventato il re di New York. (a.d)

 

Sulla residenza di Banksy a New York potete approfondire qui

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