Banksy a New York per la gioia dei fan e il dispiacere della polizia

Cosa fareste se vi trovaste un Banksy sul muro di casa?

Non ci sarebbe sindaco di città italiana, appassionato d’arte o meno, che non vorrebbe avere come problema i graffiti di Banksy sui muri. Ma a New York, dove in questo mese l’artista di Bristol ha dato vita ad un personalissimo festival, colmando la città di opere e interventi (uno al giorno per 31 giorni), le opere del tagger devono essere protette da un servizio di vigilanza privata pagata dai fan. Colpa della polizia, che vorrebbe mettere le mani sul graffitaro e affibbiargli una bella accusa di “vandalismo“. Come se gli ultimi 20 anni fossero passati invano, e Banksy, intanto, non fosse diventato quel ricercatissimo (non dalla polizia o meglio, anche) artista dalle quotazioni straordinarie. Artista che sceglie, nell’occasione, di concedere gratuitamente la sua opera – piaccia o meno – alla visione comune o di venderla in strada, come accaduto pochi giorni orsono, alla strabiliante cifra di 60 dollari.

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Ma davanti al sacro principio dell’inviolabilità della proprietà privata, non c’è moto dello spirito che tenga e, per il primo cittadino newyorchese, Michael Bloomberg, gli stencil di Banksy sono né più né meno che “arte degradante”.  Ci rallegriamo che non abbia usato il termine “degenerata”, ma “penetrare sulla proprietà privata o pubblica non è la mia definizione arte“, ha detto senza mezzi termini il sindaco nel corso di una conferenza stampa. “O forse è arte  – s’è corretto – ma dovrebbe essere vietata . E penso che è esattamente ciò che le leggi dello Stato impongano“. Insomma, Michael Bloomberg non ha intenzione di difendere il lavoro di Banksy nel nome dell’arte, poiché  “tutti i graffiti che danneggiano la proprietà di qualcuno sono segno di decadenza e di perdita di controllo” e precisa che tutti i graffiti scoperti saranno rimossi. E i media si scatenano:
secondo il New York Post , la polizia starebbe sulle tracce del misterioso artista che potrebbe essere arrestato per atti di vandalismo qualora colto in flagranza di reato. E Banksy ha replicato suo sito web con la frase sibillina: “Io non leggo sui giornali ciò in cui credo“.

La polizia di New York, intanto, nega di cercare attivamente Banksy. Un portavoce ha detto che nessuna indagine è stata avviata in assenza di denunce da parte dei proprietari che hanno visto i loro muri anneriti da un colpo di spray . E ci mancherebbe pure. (a.d)

 

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