Archeologia o fantasy? In mostra l’anello che ispirò Tolkien

L’anello del potere intorno al quale ruotano Lo Hobbit e la trilogia de Il Signore degli Anelli esiste ed è in mostra. In Inghilterra ovviamente

Frodo Baggins, che ha solcato mari e monti e sfidato ogni sorta di pericolo per distruggerlo non sarebbe certo contento di ritrovarsi in un museo del National Trust l’anello da cui tutto è partito. Eppure in Inghilterra sembrano proprio convinti che il manufatto in oro esposto da oggi al Vyne (30 km a sud est di Londra) abbia molto, molto a che fare con JRR Tolkien e i suoi romanzi. Insomma, sostengono che sia stato proprio questo reperto d’epoca romana ad averlo ispirato per la fortunatissima saga.

 

La mostra The Ring Room, realizzata in collaborazione con la Società Tolkieniana racconta la straordinaria storia legata a questo anello che fu ritrovato nel 1785 da un contadino nei pressi del sito di Silchester, antica città misteriosamente abbandonata e mai ripopolata e per questo definita dal quotidiano britannico The Guardian, dal quale riprendiamo la notizia, come “uno dei siti più enigmatici del paese”. Gli storici ritengono che l’agricoltore abbia poi venduto il manufatto alla famiglia Chute, che risiedeva proprio a Vyne, famiglia che lo ha

Credits: National Trust

Credits: National Trust

ceduto al National Trust nel 1930. Ma gli enigmi non finiscono qui, il grosso anello (12 grammi di oro così grande che può stare su un pollice guantato) ornato con una testa che porta un diadema, reca una scritta latina: ” Senicianus vive bene in Dio“. Caso vuole che qualche decennio più tardi dal ritrovamento a 100 chilometri di distanza, a Lydney nel Gloucestershire, in un sito romano conosciuto come la collina del Nano, fu ritrovata una tavoletta con incisa una maledizione. Un certo Silvianus informa il dio che il suo anello è stato rubato e chiede che al ladro non venga assicurata la salute fino al ritorno dell’anello nel tempio. E arriviamo a Tolkien, professore ad Oxford prima di trovare la fama come autore, con la pubblicazione de Lo Hobbit nel 1937, e del primo volume della saga dell’Anello nel 1954. Conosce certamente la storia della maledizione e dell’anello, sostengono in Inghilterra perchè lo stesso è stato soggetto di una ricerca due anni prima che lo scrittore iniziasse a lavorare su The Hobbit. E c’è di più, un archeologo intento a fare ricerche a Lydney, Sir Mortimer Wheeler, pare avesse chiesto nel ’29 all’esperto di cultura anglosassone Tolkien alcune delucidazioni sul nome del dio citato nella tavoletta della maledizione , inoltre fu lo stesso archologo a scoprire il collegamento della stessa con l’anello d’oro della famiglia Chute.
L’anello è ora in mostra con una prima edizione di The Hobbit e una copia della tavoletta della maledizione – i visitatori sono invitati a esprimere il loro parere se quello in mostra sia o meno l’anello di Bilbo.

 

(a.d)

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