Alma-Tadema e gli artisti dell’Aesthetic Movement al Chiostro del Bramante

Alma-Tadema e i pittori dell’800 inglese. Collezione Pérez Simón a cura di Véronique Gerard-Powell.
Fino al 5 giugno 2014 a Roma, Chiostro del Bramante

Non è un caso e non è da poco se Oscar Wilde abbia raggiunto fama e popolarità tenendo nella Londra vittoriana e bigotta conferenze sullʼAesthetic Movement. Più i nobili si rinchiudevano nei loro manieri tappezzati dai Canaletto, più i borghesi, nuovi ricchi e in linea con quel che stava diventando la Gran Bretagna – prima potenza mondiale – apprezzavano i lavori di sir Alma Tadema, Edward Burne-Jones, John William Godward, Arthur Hughes, Albert Moore e compagni, più compravano i loro quadri, arredavano le loro case secondo i dettami del nuovo gusto; cercavano insomma una loro strada e unʼidentità che desse aria e vita alla polvere puritana dellʼInghilterra della regina Vittoria.

Il tempo si sarebbe dimostrato tiranno perché lʼarte e il mondo avrebbero cancellato, rimosso, stracciato i quadri di questo gruppo di artisti per salvarne giusto le cornici. Ma il tempo è anche galantuomo e da dimenticati, disprezzati e denigrati, hanno riconquistato estimatori e fan. Tra questi il mecenate messicano Juan Antonio Pérez Simòn, ma anche sir Andrew Llloyd Webber, il celeberrimo compositore di musical”.

Della collezione di Pérez Simòn fanno parte le 50 opere che si ammirano nelle sale del Chiostro del Bramante per unʼesposizione che, reduce dal successo parigino, approda in Italia per volare poi a Madrid.

Alma Tadema Les Roses d'Héliogabale 1888 huile sur toile 10304 132,7 x 214,4 cm 193,5 x 261,2 x 11,5 cm Messico, Collezione Pérez Simón © Studio Sebert Photographes

Alma Tadema
Les Roses d’Héliogabale
1888
huile sur toile
10304
132,7 x 214,4 cm
193,5 x 261,2 x 11,5 cm
Messico, Collezione Pérez Simón
© Studio Sebert Photographes

Dal 16 febbraio fino al 5 giugno 2014 in vetrina il mondo creato dai padri dellʼAesthetic Movement, accomunati da tendenze simili, ma ognuno con la sua personalità, i suoi temi prediletti, il suo personalissimo stile: da Millais e Rossetti, i padri “preraffaelliti”, insieme al poco più giovane Burnes Jones, fino sir Alma Tadema e le sue tele dedicate al mondo della Grecia e della Roma Imperiale, che hanno ispirato i film mitologici fino agli anni Settanta; ma anche i lavori di sir Frederic Leighton, accademia pura nel miglior senso del termine, mitologia e introspezione profonda come nella magnifica “Antigone”, che ipnotizza il visitatore; ma anche John William Waterhouse, capace di unire lo stile preraffaellita con lʼimpressionismo, il pittore di “La sfera di cristallo”, delle leggende celtiche e delle fiabe inglesi, dipinti di un simbolismo incantatore.

02_Unwelcome confidence A Tadema

Alma Tadema Confidences inopportunes
1895
huile sur bois
10311
45,7 x 28,7 cm
70,5 x 54,8 x 11,3 cm
Messico, Collezione Pérez Simón
© Studio Sebert Photographes

Sono tele, quelle in mostra, che ruotano intorno alla mitologia, al Medioevo e ai drammi shakespeariani, ma anche a scene di apparente quotidianità che si trasformano in quadri di enigmatica bellezza come “Una nube passa” di Arthur Hughes fino allʼapoteosi della storia antica che diviene leggenda, come nel capolavoro di Alma Tadema “Le rose di Eliogabalo”, una tela colossale esposta alla Royal Academy nel 1888 e ispirata sia dalla Historia Augusta, sia soprattutto al romanziere Huysman, autore di À rebours, destinato a sconvolgere una generazione di scrittori tra cui Oscar Wilde, Gabriele DʼAnnunzio e Marcel Proust. In essa si vede il crudele imperatore romano di origine siriana che schiaccia gli ospiti sotto una cascata di rose. Decadente e al tempo stesso precisissima: la sala dei banchetti è ispirata a una descrizione di Gibbon, il Bacco sullo sfondo è quello dei Musei Vaticani, le rose dipinte con certosina perizia e pazienza.

In ogni quadro di ogni artista al centro cʼè sempre la donna: muse o modelle, femmes fatales, eroine dʼamore, streghe, incantatrici, principesse; lʼessere angelicato che può diventare demonio la salvezza che può diventare tentazione. Perché la donna è soggetto principale dellʼAesthetic Movement. Nelle opere di questi artisti il corpo femminile non è più prigioniero come nella vita quotidiana, bensì denudato, e simboleggia una forma di voluttà. Le donne sono tutte eroine dellʼAntichità e del Medio Evo; natura lussureggiante e palazzi sontuosi fanno da sfondo a queste figure sublimi, lascive, sensuali.

Un contesto non immaginato né studiato sui classici perché i pittori viaggiano in Italia, in Grecia e in Oriente e si impegnano a restituire con precisione lʼarchitettura dei templi egiziani, dei paesaggi greci e dei bassorilievi persiani, per farne la cornice di episodi storici celebri in un ambiente di vita quotidiana reinventato. Spesso i loro viaggi erano finanziati dai mecenati, come nel caso dellʼingegnere e deputato tory John Aird che comprò “Le rose di Eliogabalo” ad Alma Tadema e ne fu così soddisfatto da invitarlo con lui in un viaggio in Egitto. Mecenati che erano appunto i nuovi ricchi delle manifatture e dei porti, solidi borghesi di Liverpool, Manchester e Birmingham, golosi di scene da antichità classica minuziosamente ricostruita con visite e visite al British Museum, di nudi femminili solo ufficialmente casti e quindi accettabili per il puritanesimo vittoriano, ma che tali non sono.

Le sorti del destino però erano mutevoli e questi pittori conobbero il disprezzo. Come scrive la curatrice Véronique Gerard-Powell: “Pochi periodi hanno altrettanto sofferto dei diktat del gusto”. Di questi diktat chi ha fiuto e non si fa travolgere dal gusto imperante, riesce anche a trarre profitto. Eʼ il caso del mecenate messicano Pérez Simòn, industriale colpito da “insana” passione per lʼarte che decide, circa 25 anni fa, di investire immense risorse economiche per lʼacquisto di dipinti fino ad avere una delle raccolte private più importanti dellʼAmerica Latina. Va sul sicuro con i Rubens e i Bronzino ma segue anche il cuore acquistando opere che ancora non erano state riportate agli onori della critica come quelle appunto dei pittori dellʼAesthetic Movement. (r.v)

 

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