2013, un anno di troppi addii

Il 2013 è stato un anno di lutti insostenibili nel campo della cultura, dello spettacolo, delle idee. Sono andati via in tanti ma non prima d’aver lasciato qualcosa in eredità alle generazioni presenti e future

Andrà meglio” dice l’ottimista sfogliando l’almanacco di Frate Indovino 2014 “e poi, il fatto che vi sia ancora un tempo per seminare ed uno per raccogliere … non è un dato positivo, questo?”. “Peggio di così è difficile”, ribatte il pessimista. Colui che alla fine di ogni anno si guarda indietro pensando a cosa, i giorni trascorsi, hanno portato con sé. Migliaia di vite nello Stretto di Sicilia, ad esempio. Il tempo toglie ma restituisce sulla distanza, dice l’inguaribile ottimista. Per il secondo principio della termodinamica è vero solo che il tempo toglie, – replica l’altro – in quanto alla restituzione c’è solo da sperare nel fattore umano e in una rateizzazione conveniente. Ma buonsenso e statistica suggeriscono che tra i nati del 2014 ci dovranno essere sicuramente artisti, scienziati e un tot di uomini d’ingegno;  magari un nuovo Einstein, un Michelangelo del Terzo Millennio, o un Fleming che ci libererà da qualche brutto male.  Ipotesi di una restituzione che avverrà tra qualche decennio buono. La certezza è invece che il 2013 è stato – come tutti quelli che l’Onnipotente ha mandato in terra – un anno di addii. Un anno che ricorderemo per alcune scomparse che ci fanno più poveri.

Stelle che si sono spente, come quelle signore del teatro italiano che hanno brillato a lungo sui palcoscenici del mondo. Era l’11 gennaio che apprendevamo della morte di Mariangela Melato, l’anno si apriva male. La primavera si portava via anche Franca Rame, e poi Rossella Falk, Anna Proclemer, Rossana Podestà, Regina Bianchi. Il teatro italiano colpito anche dalla morte di Piero Mazzarella, e di Andrea Brambilla, lo stralunato Zuzzurro della tv che proprio in teatro aveva dato il meglio di sé. Lui i palcoscenici ne aveva calcati tanti, ma per cantare: era marzo che Enzo Jannacci, ci dava il suo addio; per strana sorte un altro poeta della canzone scompariva il giorno dopo, Franco Califano, era il 30 marzo. Anno nero per la musica italiana: Little Tony, Armando Trovajoli, Jimmy Fontana, nei giorni scorsi Gipo Farassino, ci hanno lasciato con la testa piena delle loro note. Così come hanno fatto Lou Reed, Richie Havens, Georges Moustaki. Che non fossero italiani non conta nulla.

Anche il mondo del cinema s’affaccia al nuovo anno più povero di prima. Non potremo più contare sulla scrittura di Luciano Vincenzoni o di Vincenzo Cerami, non potremo più sperare che Carlo Lizzani, Luigi Magni, Damiano Damiani tornino a girare un’altra volta; né che Alberto Bevilacqua ci offra una nuova storia. E neppure ritrovare la provocazione di Bigas Luna, il volto solcato dal tempo di Giuliano Gemma o di Peter O’Toole o quello giovane e bellissimo di Paul Walker, morto a 30 anni in un incidente automobilistico una settimana fa; e quello altrettanto bello e giovane di Cory Monteith, e ancora Tony Musante, o James Gandolfini, scomparso a Roma, a giugno.

Pezzi di storia del secolo passato e del presente se ne sono andati dopo aver impresso pagine controverse sul libro del mondo: Margaret Thatcher, Hugo Chavez, Giulio Andreotti; hanno invece scritto pagine straordinarie autori come Doris Lassing, Tom Clancy e il giornalista Giuliano Zincone. Il 2013 è l’anno che ci ha portato via il prete rosso don Andrea Gallo, proprio quando era finalmente contento del nuovo inquilino del Vaticano. A un passo dal 2013, il 30 dicembre del 2012, ci lasciava Rita Levi Montalcini, a fine giungo se ne andava un’altra grande mente della scienza italiana: Margherita Hack.  Ci hanno lasciato uno straordinario patrimonio d’immagini i fotografi Gabriele Basilico e Mario De Bisi, il loro sguardo sul mondo ci mancherà, assieme a quello di Storm Thorgerson, l’autore delle più belle copertine che la storia della musica abbia mai avuto. Ci mancheranno infine non sense di Massimo Catalano e l’esperienza di Pietro Mennea. Addio.

(a.d)

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