Thief Saga: storia di una rivoluzione al sapore di steampunk

In attesa del quarto capitolo della saga di Thief, la cui uscita è prevista per il prossimo 28 febbraio, ecco uno speciale sul franchise che a partire dalla seconda metà degli anni novanta ha progressivamente rivoluzionato il concetto di stealth game, lasciando un segno indelebile nella storia dell’intrattenimento videoludico

È l’inverno del 1998 e il mondo dei videogiochi è in fermento. Sono passati pochi mesi dall’arrivo dello standard AGP, i principali produttori di schede video si stanno dando battaglia per conquistare quote di mercato sempre più grandi e le software house, dal canto loro, continuano ad investire ingenti quantità di denaro nello sviluppo di engine grafici in grado di sfruttare al meglio le nuove tecnologie che stanno facendo capolino nel mondo dell’intrattenimento videoludico. Di lì a poco gli appassionati di tutto il mondo assisteranno ad una delle innovazioni tecnologiche più importanti del decennio, che avrà come alfiere il potentissimo chip GeForce 256 di nVidia; nel frattempo, tra il mese marzo e il mese di dicembre hanno già visto la luce alcuni titoli destinati ad occupare un posto d’onore nella storia dei videogiochi. Con Half-Life Valve ha cambiato per sempre il concetto di FPS, introducendo una nuova idea di intrattenimento destinata a fare scuola; con Unreal ed Heretic II, Epic Games e Raven Software hanno fatto qualcosa di molto simile. Il 1998 ha segnato anche la rinascita del gioco di ruolo, grazie al magnifico Baldur’s Gate, così come delle avventure grafiche, per merito di Lucas Arts e del suo Grim Fandango. Ma questa è solo la punta di un iceberg. L’altra importante rivoluzione ha inizio il 3 dicembre e vede protagonista un titolo che con il trascorrere del tempo passerà agli annali come capostipite di un intero filone, quello degli stealth games: gli sviluppatori sono i defunti Looking Glass Studios (il nome “System Shock” dovrebbe suggerirvi qualcosa) e il gioco si chiama Thief: The Dark Project.





THIEF: THE DARK PROJECT


Thief: the Dark Project

“Thief rivoluziona il concetto di stealth game mutuando dagli FPS la visuale in prima persona. L’importante non è combattere, ma passare inosservati sfruttando la copertura offerta dalle ombre. In Thief, narrazione cinematografica e ambientazione steampunk concorrono a creare un’esperienza di gioco del tutto peculiare che non ha precedenti nella storia dei videogiochi stealth.”


Il primo capitolo della saga di Thief arriva sul mercato dopo un lungo e travagliato sviluppo: le aspettative della stampa specializzata sono altissime e coloro che hanno avuto la possibilità di mettere le mani sul gioco prima della release definitiva raccontano meraviglie sull’ultima fatica di Looking Glass Studios. Alla prova dei fatti Thief non delude e, anzi, si pone fin da subito come uno dei giochi più rivoluzionari e avvincenti del decennio. Così come Half-Life, Thief porta sugli schermi dei videogiocatori un nuovo modo di “raccontare” attraverso il mezzo ludico, che unisce alle classiche meccaniche del videogioco una trama dal taglio squisitamente cinematografico. A far da padrona nel titolo di Looking Glass è l’atmosfera, resa attraverso una perfetta amalgama di effetti sonori, scorci visivi d’autore e un senso di tensione costante che accompagna il giocatore lungo tutta l’avventura. Protagonista del gioco il ladro Garrett, personaggio carismatico doppiato dall’allora sconosciuto Stephen Russell, che tra un capitolo e l’altro del gioco racconta la sua visione degli eventi vestendo i panni di voce narrante fuori campo. Sullo sfondo, una delle ambientazioni steampunk più straordinarie mai realizzate: la Città, agglomerato urbano soffocato dall’ombra di un male oscuro e inafferrabile.

Valutandolo a posteriori, fin dalle sue prime battute Thief incarna a tutti gli effetti una limpida dichiarazione d’intenti: l’inquadratura in prima persona tipica degli FPS viene trasfigurata in funzione di un gameplay del tutto inedito per il periodo, nel quale l’azione passa in secondo piano e lo scopo del giocatore è innanzitutto quello di non farsi scoprire. L’aspetto più stupefacente dell’intera produzione è rappresentato dal perfetto connubio tra grafica e sonoro. Per portare a termine con successo le missioni è indispensabile sfruttare le ombre e nascondersi nell’oscurità, resa magistralmente dal DARK Engine. È necessario anche prestare attenzione alle superfici sulle quali Garrett muove i suoi passi, perchè ogni singolo rumore può allarmare le guardie e compromettere il raggiungimento degli obiettivi.

Il gameplay del gioco di Looking Glass prende in prestito le meccaniche degli stealth bidimensionali degli anni ’80 (Castle Wolfenstein, Metal Gear) e le decontestualizza integrandole in una struttura di più ampio respiro. In Thief lo scontro diretto è auspicabile solo come ultima risorsa e l’aspetto più importante del gameplay è costituito dalla furtività. Muoversi tra le ombre e pianificare accuratamente l’azione è un requisito essenziale per portare a termine con successo ogni singola missione. Nonostante la linearità dei livelli ciascun obiettivo può essere affrontato seguendo più di un approccio e questo lascia al giocatore una libertà di scelta insolita in rapporto ai videogiochi del periodo. L’intelligenza artificiale dei nemici rappresenta uno dei punti forti del gioco e costringe il giocatore a studiare con attenzione ogni singola mossa; questa peculiarità è meravigliosamente supportata dal vasto arsenale a disposizione di Garrett, comprendente armi e oggetti che risultano funzionali a un buon numero di approcci differenti all’azione.

Thief è un gioco difficile nel senso più genuino del termine e per dare il meglio di sé richiede di essere affrontato con impegno e attenzione. La lezione di Looking Glass ha cambiato per sempre il concetto di stealth game, e ora i tempi sono maturi per osare qualcosa in più: passano due anni, siamo agli albori del 2000, e Eidos Interactive annuncia l’arrivo di Thief II: The Metal Age.





LA SAGA DI THIEF CONTINUA


Thief: the Deadly Shadows

“Thief: The Dark Project ha cambiato per sempre il volto degli stealth games e The Metal Age lo migliora, ma senza sconvolgerne le dinamiche di gioco. Toccherà al terzo capitolo della serie, Deadly Shadows, spostare ulteriormente l’asticella con l’introduzione della componente esplorativa e della visuale in terza persona.”


The Metal Age riprende le vicende di Garrett e della Città proprio là dove si erano interrotte nel precedente capitolo. Il gioco non rivoluziona come il suo predecessore, ma lo migliora sotto molti punti di vista: l’arsenale a disposizione del giocatore si amplia, la libertà d’azione all’interno della mappa di gioco aumenta e la storia si addentra ancora di più nelle atmosfere dello steampunk. Scompare quasi del tutto quell’alone di soprannaturale che aveva caratterizzato Dark Project e il suo posto viene preso dalle macchine. I combattimenti diminuiscono e il gameplay viene incentrato prevalentemente sul furto. La forumula funziona, il titolo è più che valido, ma su Looking Glass iniziano a piovere le prime critiche: negli occhi dei videogiocatori c’è System Shock 2, l’ennesimo inaspettato cambio di paradigma, e questo secondo capitolo della saga di Thief è troppo simile al suo predecessore per raccogliere i favori dell’avanguardia videoludica.

Passano altri quattro anni e nel frattempo Looking Glass fallisce; ma Eidos ha imparato la lezione e decide di affidarsi ai promettenti Ion Storm con una direttiva ben chiara in mente: innovare. È il 2004 e dopo un lungo periodo di lavorazione esce Thief III: The Deadly Shadows. Gli sviluppatori fanno tesoro di tutte le critiche piovute su The Metal Age realizzando un titolo fresco e ricco di novità. Dark Engine, il motore grafico utilizzato per creare i due precedenti capitoli della saga, viene accantonato in favore di una versione pesantemente modificata dell’Unreal Engine II: il salto tecnologico permette a Ion Storm di migliorare l’uso delle zone d’ombra e il loro ruolo all’interno del gameplay. Gli effetti di luce sono lo stato dell’arte, l’immedesimazione non è mai stata così elevata nella saga di Thief, e i videogiocatori apprezzano. Le mappe si ingrandiscono, compare un abbozzo di free-roaming, l’esplorazione assume un ruolo primario. Ma Ion Storm osa troppo: di fianco alla visuale in prima persona compare quella in terza. La comunità degli appassionati di Thief insorge e accusa gli sviluppatori di aver partorito un titolo troppo vicino agli standard delle console, tradendo così lo zoccolo duro dei PC gamer. In realtà la scelta di Ion Storm è, a posteriori, un’idea vincente: la visuale in terza persona permette infatti ai giocatori di pianificare meglio le proprie strategie e di avere una prospettiva migliore in molte situazioni di gioco. Per contro, attenua in parte il senso di immedesimazione e coinvolgimento che aveva fatto le fortune di Dark Project.





IL REBOOT DI THIEF


Thief: reboot

“La saga di Thief ha ridefinito il concetto di videogioco stealth e Dishonored ne ha raccolto in parte l’eredità. Fino ad oggi il gioco di Arkane Studios è stato giustamente considerato come l’unico vero erede spirituale della creatura di Looking Glass, ma le cose presto potrebbero cambiare: il 28 febbraio uscirà il reboot ‘Thief’ e Garrett sarà di nuovo sui nostri schermi. Le aspettative sono molto alte: verranno rispettate?”


Dopo Deadly Shadows il franchise di Thief ha subito una brusca battuta d’arresto e alle avventure di Garrett non è stato dato dato alcun seguito. Con il passare degli anni il genere stealth ha continuato ad evolversi e nell’ottobre del 2012 è uscito Dishonored, da molti considerato l’unico erede spirituale di Thief. Dishonored ripropone molti degli elementi che hanno reso celebri i lavori di Looking Glass e Ion Storm, dando maggior rilievo alla componente action: a differenza di Garrett, il Corvo dispone di armi e magie letali che gli consentono di avere facilmente la meglio anche nei combattimenti. Ben lungi dall’essere una semplificazione, l’approccio di Dishonored permette al giocatore di scegliere innumerevoli strade alternative, a tutto vantaggio della longevità del titolo.

Nel marzo del 2013 è arrivato però l’annuncio del reboot di Thief, che ha rimescolato le carte in tavola. Il quarto capitolo della serie è stato sviluppato da Eidos Montreal utilizzando una versione modificata dell’Unreal Engine 3 e fin dai primi trailer è sembrato molto vicino alle atmosfere già respirate in The Dark Project. Del gioco finora sono stati mostrati solamente alcuni minuti di gameplay e da quel poco che si è potuto vedere l’impressione è che ‘Thief’ sarà un punto d’incontro tra l’approccio “puro” dei predecessori e le varianti di gameplay introdotte da Dishonored. Le aspettative sono altissime: riuscirà Thief a non far rimpiangere i primi capitoli della saga? In attesa della nostra recensione, ecco un video dimostrativo del gioco presentata quest’anno all’E3:

(St.S.)

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