Sanremo, pagelle inutili

E così, anche stamattina, arrivano puntuali le pagelle di Sanremo. Il vero momento di riscatto del critico che non ammetterebbe mai un pre – giudizio. […]

E così, anche stamattina, arrivano puntuali le pagelle di Sanremo. Il vero momento di riscatto del critico che non ammetterebbe mai un pre – giudizio. In ogni evento complesso come il festival di Sanremo, per ogni protagonista, con un po’ di abilità e qualche capacità espressiva è possibile tirare fuori quello che voi. Le dieci cose buone, le dieci cose cattive, Poi col potere del suo prestigio il critico sceglie cosa dire e cosa trascurare. Ed ecco l’elenco promossi e i bocciati,  il suggello: non c’è più tempo per andare oltre. I professori hanno deciso.

Un nome non a caso, Aldo Grasso, questa mattina dalle pagine del Corsera il papà delle critica televisiva italiana non risparmia i suoi verdetti. Chiaro e comprensibile un non classificato per Adriano Celentano con cui gli attriti sono ormai cronicizzati; al contrario, considerando che “da tempo diciamo che è la migliore”, Grasso innalza agli altari la prova di Geppi Cucciari assegnandole 8, il voto più alto. Cucciari, osannata in effetti da gran parte della stampa che elogia la qualità delle sue battute (le scrive lei?) dai tempi comici inesistenti, buttate lì, come una qualcosa di cui disfarsi lasciando al pubblico il sentore di una lezioncina assolta.  E se per l’ottimo Rocco Papaleo, i cui tempi sì che sono impeccabili, la manina di Grasso non concede più di un 5 (si chiede cosa ci facesse a Sanremo); a Morandi regala graziosamente un 6, ma solo perché “impossibile trovarlo antipatico”. Stesso voto alla Mrazova e allo scenografo Gaetano Castelli la cui grande astronave “sembrava richiamare più i saloni della nave Concordia che un futuro spaziale”. Appena al di sotto della sufficienza con un 5; I Soliti idioti, “incapaci di adeguarsi all’evento” e il regista Stefano Vicario, che per il critico del Corsera  ha “non ha dato mai l’impressione di esprimere uno stile, una personalità”. E, infine, le insufficienze piene, il 4: ad Alessandro Siani al quale Grasso attribuisce tra l’altro, il demerito di parlare napoletano ed a Gianmarco Mazzi, il direttore artistico, reo di aver creato un evento che dai tempi del festival dei “figli di” non si vedeva così brutto. Insomma, menomale che c’era la Cucciari?

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