Sanremo 2013: canzoni, cast e Festival secondo Mogol

Uno degli autori e padri della canzone italiana dice la sua sul Festival di Sanremo, quello del 2013, quello degli ultimi anni…

In merito al Festival di Sanremo tutti hanno sempre e comunque qualcosa da dire, tutti hanno parole buone e spietate da dire, tutti hanno dichiarazioni da fare, tutti sono pronti ad atterrire conduttore, conduttori, direttori vari con sprezzanti dichiarazioni. Anna Oxa quest’anno sembra non voler smettere di polemizzare sulle scelte di Fabio Fazio e Mauro Pagani, scelte che non hanno visto la sua partecipazione alla kermesse come concorrente.

Stavolta a parlare del Festival arriva anche un’autorevole voce del panorama italiano, una figura che ha fatto la storia della musica del nostro paese, colui che ha regalato parole e poesie a Lucio Battisti e non solo. Stiamo parlando di Mogol che in un’intervista a Il Giornale ha raccontato cos’è diventato secondo lui il Festival negli ultimi anni:

“Non ho sentito le canzoni, quindi non posso entrare nel merito. Mi sembra sia stata fatta una scelta generazionale e su questo dissento. La qualità è importante e non la questione dell’età. Forse Sanremo è diventato uno spettacolo di arte varia dove conta il marketing. E più ancora la tv. Che peraltro io non guardo. Solo calcio, calcio, calcio. E Fox Crime”.

Eppure quest’anno il paroliere per eccellenza è atterrato a Sanremo in qualità di autore di una canzone di Bobby Solo, canzone scartata dalla commissione artistica. La risposta di Mogol all’accaduto è stata chiara:

“In amicizia, è un cantante alla Michael Bublè e un signore. Inventato da mio padre come la Dischi Ricordi. Era un impiegato di terza classe alla categoria e suonava il piano con la sua orchestra. Un giorno andò ai vertici Ricordi e chiese di occuparsi della musica leggera: gli diedero due milioni, una scrivania e un telefono, ma dopo dieci anni fatturava più della classica. Era nata la Dischi Ricordi dei cantautori”.

Insomma, un appunto al pensiero e alle dichiarazioni di Mogol viene naturale: se la sua figura si identifica ormai con una scuola musicale per giovani e giovanissimi talenti, non dovrebbe soltanto gioire per questo cambio di rotta mostrato da Fabio Fazio, Luciana Littizzetto, Mauro Pagani e dalla Rai tutta, che ha dimostrato di avere un occhio di riguardo verso le nuove leve, verso la nuova generazioni di artisti, cantanti, cantautori raffinati?

(b.p.)

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