L’intervista. Andrea Vianello: “Agorà? Una corazzata pronta a ripartire “

“Io al posto di Santoro? Era solo un’ipotesi”, alla vigilia della partenza di Agorà, Andrea Vianello, intervistato da Virginia Zullo, parla di passato, presente ..e futuro. Il sogno? Meritocrazia e una Rai slegata dai partiti e rassicura il pubblico di Rai3

Andrea Vianello, classe 1961, esordisce alla radio nel GR1 nei primi anni Novanta, per arrivare poi alla conduzione del programma di approfondimento Radio anch’io. Nel 1993 vince l’Oscar del giornalismo, e nel 1997 il Premio Saint Vincent. Nel 1999 conduce su Rai 2 il programma Tele anch’io, ispirato alla trasmissione radiofonica Radio anch’io. Per Rai 3 è stato conduttore della trasmissione Enigma, ma è come conduttore di Mi Manda Raitre che il pubblico più ampio impara ad apprezzarne la bravura di giornalista e anchorman. Dal 2010  passa alla conduzione del programma mattutino Agorà, ancora Rai3.  E’ inoltre autore del libro Assurdo Italia, Storie incredibili ma vere di un paese paradossale.

Lunedì 24 settembre parte la terza stagione di Agorà, una scommessa vinta?

Una scommessa stravinta, il programma infatti nasceva con l’ipotesi  di sfondare la fascia mattutina parlando di politica, i risultati sono stati eccezionali in termini di ascolto e di centralità del programma; il che che ci ha molto inorgoglito. Siamo il programma politico più centrale del day time nel panorama televisivo. 

Qual è stata la formula del successo nelle passate edizioni? 

La formula di un programma che cerca di essere completo ed innovativo, un talk interattivo che parla ai cittadini anche attraverso le nuove tecnologie e che gli permette anche di intervenire in diretta. Un programma molto giocato sul rapporto con la Rete e su quello che noi chiamiamo il “muoviolone” che sembra una cosa antica ma è in realtà la possibilità di mandare spezzoni di televisione e di brani presi da Internet da far commentare in diretta. Siamo una squadra molto forte, secondo me tra i più forti che ci sono nel panorama televisivo, cosa che ci permette di stare sempre sulla notizia e di avere sempre gli ospiti giusti al momento giusto. E’ un grande sacrificio di lavoro quotidiano ma ripagato dalla soddisfazione di vedere il programma diventare una corazzata. 

I tuoi maestri? 

Ho avuto la fortuna di essere assunto in Rai e di andare a lavorare al giornale radio allora diretto da Livio Zanetti, ex direttore dell’Espresso. Lui è stato decisivo, fondamentale nella mia carriera. E’stato un grande maestro di giornalismo. E poi Giancarlo Santalmassi, un grande, forse il primo anchorman itaiano, lui mi ha insegnato la gestione del microfono. Poi ho avuto la fortuna di lavorare con bravissimi direttori di rete penso a Paolo Ruffini ed ora Antonio Di Bella. Insomma, ho avuto la fortuna di lavorare all’ interno di squadre forti dove ti senti protetto e considerato. 

Come vedi questa nuova virata nell’azienda, e cioè l’esigenza di depoliticizzare la Rai per conferirle il vero statuto di servizio pubblico? 

Ne sono entusiasta perché sono anni che propugno un’indipendenza della Rai dalla politica. Io mi vanto di essere entrato in Rai con un concorso pubblico, l’unico concorso pubblico che è stato fatto dopo quello in cui vennero assunti persone come Vespa e Fraiese. Sono stato assunto con un metodo d’ammissione trasparente: la commissione d’esame era presieduta da Sergio Zavoli e credo di aver detto tutto…lavoro senza avere casacche o tessere, per me una Rai che si depoliticizza è un sogno che si avvera. 

Si è tanto vociferato di un tuo passaggio a Rai 2 nello spazio che fu di Michele Santoro, sono state solo voci di corridoio?

C’era stata un’ipotesi aziendale tuttavia rientrata anche perché sono orgoglioso di lavorare su Rai 3 e ad Agorà. Era solo un’ipotesi di spostamento. 

Come hai letto la vicenda Santoro? 

L’assenza di Michele Santoro dai palinsesti Rai la leggo come una perdita, perché lui è uno dei più bravi giornalisti televisivi, con uno stile che forse divide, ma tecnicamente è innegabile che sia un demiurgo, uno sciamano della televisione di informazione, ha creato una scuola di reportage a cui tutti noi che facciamo televisione ci ispiriamo. Per me il servizio pubblico è avere tante voci diverse tra cui anche una voce come la sua, mi spiace che non ci sia e che sia su un concorrente forte e pericoloso come La7. L’importante è non avere editori di riferimento e poi Santoro portava a casa grandi risultati.

Internet e social network come stanno cambiando il modo di fare televisione ed informazione?

Non si sono posti come dei rivali che avrebbero tolto pubblico alla televisione, come qualcuno paventava, anzi in questo momento lo stanno regalando. Per me rappresentano un arricchimento della televisione e la possibilità del così detto secondo schermo. Il tablet e il computer danno la possibilità alla gente di commentare e aprire un dopo programma; e questo sta vitalizzando la tv generalista quindi, più che nemici, Internet e tv sono complici in una sinergia molto interessante. Anzi, secondo me i programmi veramente vitali devono avere una seconda vita nella Rete e questo al di là dei dati d’ascolto, meglio un risultato, in termini di ascolto, più negativo ma tanta discussione in Rete perché significa – per il programma – avere più possibilità per il futuro.  

La tua Agorà ideale? Insomma, chi inviteresti veramente nella tua trasmissione? 

 Ci sarebbero solo cittadini … L’anno scorso lo abbiamo fatto nell’ultima puntata: solo cittadini in studio e politici collegati. Dare centralità ai cittadini che per tanti anni si sono sentiti lontani dal palazzo è molto importante.

Nell’Agorà greca si discuteva ad altissimo livello di filosofia e politica, non credi che la politica debba ritornare ad essere un’attività nobile? 

E’ proprio questo il motivo per cui abbiamo chiamato il programma Agorà, perché crediamo che la politica debba essere un’attività nobile. Non ci piace cavalcare il vento dell’anti politica, che è un vento ottuso che parte e non si sa dove arriva né come regolarlo. Tuttavia pensiamo che il vento dell’antipolitica sia un segnale che la politica con la P maiuscola debba cogliere. Cerchiamo con Agorà di creare una cerniera tra cittadini arrabbiati, a volte stanchi e la Politica. E proprio in questo momento così complicato credo debba esserci la riscoperta di una politica più “alta” e vicina alla gente. 

Non trovi sia stato un bene riportare la politica sul piano delle vere competenze e delle vere professionalità come sta accadendo con il governo Monti?

Al di la dell’arrivo dei tecnici, che è stato anche un momento di sconfitta della politica, credo pero sia arrivata l’era della competenza. E’arrivato il momento, anche per noi che facciamo televisione, che siano i competenti a dire la loro. Sono a favore di chi conosce, di chi sa, di chi studia, insomma sogno l’arrivo della meritocrazia, parola molto evocata ma poco praticata. In questo senso trovo sia salutare questo cedimento della politica ai tecnici, c’è bisogno di ritrovare la competenza. 

Se ti dovessi descrivere in un Twitter? 

Nel mio profilo Twitter c’è scritto: giornalista del servizio pubblico, milanista brasilianista e, aggiungerei, curioso e appassionato.

(Virginia Zullo)

 

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