La settimana in tv. Promossi e bocciati

Tre macrotemi: attualità, cronaca nera e fiction. Questa settimana Erika Brenna  torna a passare sotto la lente d’ingrandimento alcuni dei filoni privilegiati della televisione attuale, […]

Tre macrotemi: attualità, cronaca nera e fiction. Questa settimana Erika Brenna  torna a passare sotto la lente d’ingrandimento alcuni dei filoni privilegiati della televisione attuale, e come spesso accade accanto ai tentativi di tracciare nuovi percorsi della narrazione televisiva, emergono i difetti di sempre.

 

IN – LA IENA GIULIO GOLIA FINTO PROFUGO e MTV ITALIA: UN MODO DIVERSO DI RACCONTARE I FATTI LIBICI

In un periodo in cui gli accadimenti dal fronte nordafricano sono sempre più incerti e raccontati spesso in modo strumentale dalle differenti fazioni politiche soprattutto nei salotti dei talk show, due programmi televisivi hanno trovato una via diversa di racconto. Giulio Golia, storica Iena del programma di Italia1 condotto da Luca & Paolo con Ilary Blasi, è andato a Manduria e si è finto un profugo. Il sapore era quello del giornalismo d’inchiesta più puro, l’idea del cronista che scende in campo in prima persona e si “mischia” al tessuto sociale ha ancora un suo valore. Soprattutto quando riesce a mostrare reazioni dei protagonisti diverse da quelle che la retorica impone all’immaginario collettivo.

Altro esempio di racconto diverso e decisamente divulgativo è stato quello trasmesso da Mtv Italia: in un documentario reportage realizzato da Gian Micalessin sono state raccontate le storie di cinque ragazzi libici che stanno vivendo in prima persona la rivoluzione iniziata lo scorso 17 febbraio e organizzata tramite Facebook. Particolarmente interessante è seguire una delle cinque protagoniste, una ventenne di fede musulmana, che porta avanti nella sua università la battaglia contro il regime. Gli strumenti che utilizza sono gli stessi di qualunque studente occidentale: Internet, filmati realizzati nelle salette di montaggio, videofonini, Twitter… Insomma questa tv racconta che le nuove generazioni sono molto più simili di quanto si voglia credere e anche, talvolta, far credere.

 

OUT – L’ACCANIMENTO SU YARA GAMBIRASIO e LA SETTIMANA “NO” DI BRUNO  VESPA

Piacerebbe anche a me non dover più scrivere nemmeno una riga su questa triste vicenda, ma purtroppo è ancora tema su cui la televisione – e i media in generale –non riescono proprio a non farne scempio e purtroppo si sono dovuti ancora esprimere i genitori per dire “Basta, lasciateci nel nostro dolore: basta appellarsi al diritto di cronaca. Tutto nasce da un filmino e da foto che per primo ha avuto e pubblicato Panorama, poi a Porta a Porta di Bruno Vespa ne è stato mostrato un frammento, a Quarto Grado di Salvo Sottile invece si è fatta la morale dicendo “noi il filmino lo abbiamo ma non lo mostriamo”. Insomma: chi è senza peccato scagli la prima pietra. Noi dei media, e mi ci metto in mezzo anch’io, forse abbiamo perso gli anticorpi e per diritto di cronaca o per timore di non “essere sul pezzo” dimentichiamo che a volte, tanto più quando è invocato, richiesto, pregato, un bel passo indietro lo si dovrebbe fare. Speriamo che questo ennesimo appello dei genitori serva a noi, a tutti noi, magari anche soltanto a qualcuno di noi per ritrovare un po’ di anticorpi.

Tornando a Bruno Vespa non è stata una settimana felice per lui: nel programma Centocinquanta con Pippo Baudo – oltre al tracollo negli ascolti che ha portato alla chiusura anticipata- in un fuori onda trasmesso da Striscia la notizia,  si vede Vespa imprecare perché in un filmato sui giornalisti che hanno fatto grande la Rai era incluso Michele Santoro. “Posso” capire il livore – in termini televisivi- ma da grande uomo di televisione la domanda è: Com’è possibile che non abbia visionato prima i filmati?… Forse questo “Centocinquanta” gli stava proprio stretto?

La versione di Vespa è stata la seguente “Non mi sono arrabbiato perché era incluso Santoro – di cui ho sempre riconosciuto le capacità televisive pur non condividendo le sue idee- ma perché si aveva l’impressione che il grande giornalismo in Rai lo faccia solo lui. Invece ci sono stati Sergio Zavoli, Piero Angela, Paolo Frajese…”. L’ interrogativo rimane.

 

 

OUT – LE FICTION UN MEDICO IN FAMIGLIA E NON SMETTERE DI SOGNARE

Due fiction che hanno destini di ascolti differenti, ma purtroppo ambedue vivono di un limite di semplificazione da cui la fiction italiana fatica in casi come questi ad uscire, soprattutto quando si tratta di fiction di lunga serialità e non del formato film tv  miniserie.

Un medico in famiglia, giunto ormai al suo tredicesimo anno di vita, resta un caposaldo della programmazione di Raiuno: successo d’ascolti, familiarità, leggerezza ne contraddistinguono l’essenza. Non si può però non sottolineare come la semplicità di risoluzione delle situazioni si trasformi presto in banalizzazione. Che si parli di un adolescente turbato per la morte improvvisa dei genitori o di famiglie allargate, o di figli che non vedono i genitori da anni tutto si risolve con qualche parola buona ed un sorriso.  La fiction italiana può e deve fare di più, anche se il prodotto deve essere di puro intrattenimento.

Non smettere di sognare invece firmata da Roberto Burchielli (stimato autore di Tempi Moderni che rese celebre Daria Bignardi, regista di Sbirri con Raoul Bova e anche di un documentario inchiesta sull’uso della cocaina) è a tratti imbarazzante. La recitazione dei protagonisti – Katy Saunders e Roberto Farnesi – ma anche quella di tutti gli altri, è spesso esasperata, la sceneggiatura è debole e non credibile. Quella che fu la fiction che consacrò dopo i Cesaroni la brava Alessandra Mastronardi, seppur già non fosse un capolavoro, risente come l’aria della sua mancanza. (Erika Brenna)

 

 

 

 

 

 

 

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