Incantevole Benigni

Roberto Benigni e la Costituzione, un monumento è tornato

Appurato che il 21 dicembre, data della fine del mondo, non è la notizia peggiore del mese (parola sua); la migliore è stata certo il ritorno di Roberto Benigni su RaiUno. Quanti italiani sarà riuscito a tenere davanti allo schermo attraversando gli articoli fondamentali della Costituzione italiana lo sapremo tra qualche ora (vi aggiorneremo), al momento sappiamo che “La più bella del mondo” dovrebbe essere vista obbligatoriamente nelle scuole d’ogni ordine e grado, se solo gli obblighi non fossero naturalmente invisi agli studenti.  Insomma, Benigni come al solito, ha incantato, ha fatto ridere e sorridere, ha commosso, ci ha persino inorgoglito. Ecco dunque il solito Benigni, il solito giullare dai modi un po’ antichi, il Benigni come un fiume in piena e sempre, ancora in grado di parlare a tutti, anche a coloro –  tanti – che non hanno strumenti a sufficienza per emozionarsi davanti alla Storia, davanti alla grandezza di quei padri costituenti (e di quelle madri, come ha sottolineato) che nel ’47 dimenticarono le loro diversità mettendo assieme “la più bella Costituzione del mondo”.

 

Lo spettacolo doveva cominciare con la satira. E così è stato. E il ritorno di Berlusconi non poteva che essere il punto centrale della prima parte “è tornato per la sesta volta, la settima, almeno, si riposerà”. E così oggi ci sono anche gli scontenti, i giornalisti con l’obbligo del contrattacco, come Maurizio Caverzan, che su Il Giornale parla di un Benigni “che maramaldeggia sfiorando l’insulto“, accenna ai soldi che entreranno nelle casse della Melampo (1.8 milioni per la serata, 4 per TuttoDante su radice in primavera); si attacca alla mancata controprogrammazione della Rai per “assicurare” a Benigni il boom degli ascolti. Come se per far piacere a Mediaset la tv di stato avesse l’obbligo di scelte suicide; come se i “prodotti” televisivi non avessero un prezzo; come se il ritorno di Berlusconi fosse cosa seria. Insomma, i soliti argomenti di chi non ha argomenti.

Ma grazie alla nostra Costituzione, la libertà d’opinione è ancora tutelata. E non c’è neppure l’obbligo di amare Benigni, sui giornali però ci piacerebbe leggere critiche vere, i commenti da bar li ascoltiamo prendendo il cappuccino.

E terminata la grande serata, con la certezza che da oggi ci saranno molti più italiani di ieri, ci chiediamo se è fortunato quel Paese che per tornare ad amare la propria Costituzione ha bisogno di un comico che gliela racconti. In tutta franchezza non lo sappiamo, ma sappiamo che è un paese fortunato quello che può vantare Roberto Benigni tra i suoi monumenti, l’articolo 9 dovrebbe tutelare anche lui. (a.d)

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