Il vino e il coraggio di Oscar Farinetti a Che Tempo che fa

Venerdì 8 ottobre esce ‘Storie di coraggio: 12 incontri con i grandi italiani del vino’, il nuovo libro di Oscar Farinetti, edito da Mondadori

Il fondatore di Eataly – l’ormai celeberrima catena di distribuzione alimentare di qualità con sedi anche a New York e Tokyo –, domenica sera a Che tempo che fa ha raccontato «il mestiere più bello e più completo del mondo», quello del vino.

Un lavoro antico e pieno di passione, che unisce la terra al cielo: «incominci a lavorare nella terra, che diventa tua socia […] passi nove mesi – più o meno dura come un bambino – nella speranza che il cielo sia favorevole […] fino al giorno della vendemmia», un giorno di gioia e insieme di timore, il timore di non aver aspettato abbastanza per la piena e totale maturazione dell’uva. Questa è l’emozionante immagine con cui Farinetti dipinge non solo la sua esperienza in giro per i piccoli e grandi produttori-contadini italiani, ma anche, più in generale, quella di un mestiere che noi italiani sappiamo fare molto bene e per il quale siamo apprezzati in tutto il mondo.

Proprio così: nulla da invidiare ai cugini Francesi in termini di qualità del prodotto, l’unica cosa che ci manca è, a parere di Farinetti, il coraggio. Cosa c’entra il coraggio con il vino? «Il coraggio è una qualità fondamentale e contagiosa» dice l’autore, il libro racconta le storie di uomini tra loro molto diversi, provenienti da ambienti sociali opposti (dai nobili di stirpe ai figli dei contadini del dopoguerra), tutti accomunati da una grande passione e mossi da un profondo e instancabile coraggio che li ha resi i ‘grandi italiani del vino’. E il coraggio è una qualità fondamentale non solo nel campo de vino, ma soprattutto per il rilancio dell’economia italiana. Farinetti ha le idee molto chiare in merito: l’Italia è un paese che costituisce lo 0,83 % della popolazione mondiale e che possiede settori di eccellenza che sono il modello d’ispirazione del restante 99,17% del mondo.
Il cibo, il vino, la moda, l’arte: è proprio su questo che il Nostro Paese deve puntare per rilanciare l’economia: basta raddoppiare l’esportazione agroalimentare e il numero di turisti in Italia. Una ricetta facile proposta dal «fanatico dell’utopia» (così si autodefinisce Farinetti) che, però, incappa in quegli ‘impedimenti dirimenti’ tipicamente italiani: dieci enti diversi di controllo contro i due della Francia. È l’Italia dei burocrati, sordi per di più.

Farinetti, che nel 2012 ha conquistato la copertina del Wine Spectator, e che ha alle spalle una storia imprenditoriale di tutto rispetto, è un uomo che ama il suo Paese e che vuole contribuire al suo miglioramento, alla sua ripresa e alla crescita: turismo ed esportazione sono le parole-chiave. E chissà che qualcuno non colga i suoi suggerimenti…

Ma non sono solo le proposte, tanto affascianti quanto potenzialmente concrete, a sorprendere il pubblico del programma televisivo di Rai 3, quanto l’ingresso, a metà intervista, di una vera e propria guest star presentata dallo stesso Farinetti come ‘il naso e il palato assoluto’ : è Shigeru Hayashi, amministratore delegato di Eataly Japan, coautore del libro di Farinetti, massimo esperto di vino italiano.

In Italia da circa trent’anni, Hayashi inizia a lavorare nella ristorazione e, consapevole del bisogno di coniugare al buon piatto un buon vino, decide di imparare a conoscere il vino prodotto in Italia.

La sua presenza si fa ancora più affascinante quando, a conferma della sua esperienza e bravura, Fazio gli propone una prova di degustazione: riconoscere un vino la cui bottiglia è avvolta nella stagnola per nasconderne l’etichetta. Con un po’ di semplificazione, dovuta certo ad esigenze di carattere divulgativo, Shigheru si presta ad un’analisi organolettica del prodotto, procedendo gradualmente dall’esame visivo a quello olfattivo ed infine alla prova del gusto. Dalle diverse impressioni e suggestioni sensoriali, l’ospite intuisce che il vitigno da cui è stato prodotto il vino sia di origine piemontese, e una volta scoperta l’etichetta veniamo a sapere che si tratta proprio di un Barbera d’Asti. Complimenti all’assaggiatore.

Non è magia, è un mestiere vero e proprio quello dell’assaggiatore. Un lavoro fatto di pazienza, buona tecnica e tanta pratica. Una di quelle professioni che gravitano attorno al vasto e multiforme mondo del vino che nel nostro Paese non manca mai di dare ottimi frutti.

E speriamo che le parole di Farinetti e le competenze di Hayashi ci servano a capire che il talento va valorizzato, diffuso e premiato e che il coraggio di quella parte virtuosa d’Italia che mostra al mondo, nonostante tutto, un’immagine qualificata e professionale, seria e ammirevole del Bel Paese, sia da esempio per quanti vogliano “farsi contagiare”. (Maria Vittoria Sparano)

Che tempo che fa – Oscar Farinetti e Shigeru Hayashi

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