Fiction. Titanic: la leggenda continua, su RaiUno

Un colossal, Titanic, la nascita di una leggenda  coproduzione italiana, irlandese, tedesca, spagnola, canadese e statunitense costata trenta milioni di euro e firmata Rai Fiction, […]

Un colossal, Titanic, la nascita di una leggenda  coproduzione italiana, irlandese, tedesca, spagnola, canadese e statunitense costata trenta milioni di euro e firmata Rai Fiction, Dap Italy (dei fratelli De Angelis) Epos Films e Titanic Films andrà in onda in prima mondiale domenica 22 aprile su RaiUno, sei puntate per provare a lanciare uno sguardo oltre la tragedia che ha segnato per sempre la storia della marineria e l’immaginario popolare. Che la riproposizione in 3D del Titanic di Cameron abbia sbancato ai botteghini mondiali non è incidentale; e non è un caso che in occasione del centenario, la televisione si sia scatenata, che si siano inseguiti eventi, concerti, aperture di musei, aste e crociere e che in dvd stia per uscire (il 23 maggio) con la fiction del premio Oscar Julian Fellowes (ne riparleremo). Il Titanic è la summa del romanzo epico, metafora dell’ambizione e dell’arrivismo, specchio di un’illusione di modernità che per compiersi ha sacrificato gli innocenti. Il Titanic, a distanza di cento anni, è ancora la tragedia perfetta.

Nella fiction diretta dall’irlandese Ciaran Donnelly assistiamo al tentativo di superare l’epilogo dell’affondamento del Titanic e di raccontare attraverso questo un’epoca e la sua illusione: il mito del dominio dell’uomo sulla natura. “Versione novecentesca del mito di Prometeo, che dona agli uomini il sacro fuoco, liberandoli dalla schiavitù e dalla paura dell’ignoto naturale. Il Titanic incarna proprio questo sogno: l’ingegno dell’Uomo che domina e sfrutta le meraviglie della Natura per i propri scopi. Ma come tutti sanno, il mito che meglio descrive la parabola del Titanic non è quello di Prometeo, ma quello di Icaro: l’Uomo che osando troppo nella sua sfida con la Natura, ne viene annichilito”.

 Il punto di vista è quello di due giovani che, con ruoli diversi, sono impegnati nel cantiere di costruzione del gigantesco transatlantico. E che finiranno con l’innamorarsi. Lui è il talentuoso ingegnere Mark Muir, interpretato dal canadese Kevin Zegers già visto in “L’alba dei morti viventi” e “X Files”, e lei l’immigrata italiana Sofia Silvestri (Alessandra Mastronardi, la Eva Cudicini dei Cesaroni). Nel cast ci sono anche, fra gli altri, Massimo Ghini, Valentina Corti, Edoardo Leo, Neve Campbell (“Stream”), Chris Noth (“Sex and the city”), Derek Jacobi (“Il gladiatore” e “Il discorso del re”) e Gray O’Brien.

SINOSSI – Un mistero come quello che circonda la giovane vita di Mark Muir (Kevin Zegers). Da New York, dove lo conosciamo, giovane ingegnere specializzato in metallurgia, a Belfast, dove ottiene un impiego presso i cantieri navali Harland & Wolff, i più grandi del mondo, che Lord William Pirrie (Derek Jacobi) dirige con abilità e saggezza, Mark si porta dentro un segreto, del quale solo una volta a Belfast riuscirà a conoscere interamente il significato più profondo e le conseguenze più impreviste. Un segreto del quale nemmeno la bella Sofia Silvestri (Alessandra Mastronardi), nata in Italia ma emigrata in Irlanda da bambina insieme al padre Pietro (Massimo Ghini) ed alla sorella minore Violetta (Valentina Corti) è a conoscenza.

Anche Sofia lavora alla costruzione del Titanic, come copista nel reparto progettazione. E, nonostante le differenze sociali fra lei e Mark, nonostante Sofia abbia un pretendente italiano approvato da Pietro, Andrea Valle (Edoardo Leo), nonostante gli avvertimenti contrari, tra Mark e Sofia nascerà una passione vera, un amore che dovrà confrontarsi, oltre che con numerosi ostacoli esterni, con il più temibile degli avversari: l’eterna, intima lotta fra ragione e sentimento, desiderio e giudizio, passione e dovere.

 Nel frattempo, assistiamo alla progettazione ed alla costruzione, episodio dopo episodio, della grande nave. Un immenso agglomerato di materiali, assemblato letteralmente a mani nude, senza l’ausilio di tecnologie innovative. In condizioni di lavoro pericolosissime e spaventose. All’alba di un’Era, quella delle conquiste dei lavoratori e della diffusione della Democrazia, che nel giro di pochi decenni, con il trascorrere di due Guerre Mondiali, avrebbero trasformato il mondo per sempre. In una città ed in un tempo, dominati dal vento della discordia, del conflitto religioso fra cattolici e protestanti, e della rivoluzione.

Un progetto, quello del Titanic, portato avanti fra le difficoltà sovrumane, le contraddizioni e l’orgoglio dei tanti che parteciparono da operai alla costruzione della nave, come Michael MacCann (Branwell Donaghey), ed i suoi fratelli Emily (Denise Gough) e Conor (Martin McCann). Attraverso le loro vicende, raccontiamo le passioni degli uomini e delle donne per le quali costruire il Titanic fu momento essenziale della vita stessa.

Un progetto raccontato sulle pagine del New York Times da una giornalista americana d’origine tedesca, amica di JP Morgan e dello stesso Mark, una donna di grande fascino, Joanna Yaeger (Neve Campbell) che, condivide con la splendida e disinibita rampolla dell’elite protestante di Belfast, Kitty Carlton (Ophelia Lovibond), una certa passione per il giovane ingegnere innamorato di Sofia Silvestri.

Dalle moltitudini di operai in lotta per vedere riconosciuti i loro diritti, ai magnati inglesi, irlandesi e statunitensi che finanziarono l’operazione, dalle decine di giovani donne il cui compito era quello di copiare a mano i progetti per la grande nave, come la stessa Sofia, fino ai ragazzi, poco più che bambini, che vennero impiegati per avvitare a mano, letteralmente, con migliaia di rivetti, i pannelli d’acciaio non ancora temperato che formarono il Titanic, raccontiamo un grande sogno: quello di una nave nelle cui viscere si annidarono la fragilità e, nel contempo, la nobiltà della condizione umana.

 

 

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