“Che tempo che fa”, buona la prima

“Che tempo che fa del lunedì”, buona la prima ma il rischio noia è sempre dietro l’angolo

In una trasmissione a metà strada tra la consolidata formula di Che tempo che fa (scrivania, interviste, la classifica di Massimo Gramellini) e quella già rodata con successo di Vieni via con me (il leggio, il monologo di Roberto Saviano, l’intervento in autonomia di una serie di ospiti), il punto di equilibrio tra leggerezza ed emozione, tra denuncia e poesia, tra testo letterario e tempi televisivi è un’ alchimia sempre al limite tra la noia e l’esaltazione. Fabio Fazio ha vinto la sua la scommessa? Lo sapremo solo tra qualche ora, quando la benedizione dell’Auditel (o la bocciatura) pioverà sulla scelta del conduttore di riportare – cosa buona e giusta – Roberto Saviano in casa Rai.

E Saviano ha provato a spiazzare, chi s’attendeva un nuovo racconto, l’ennesimo, dalle terre di Gomorra e dintorni, è stato smentito. Lo scrittore ha attaccato i suoi 20 minuti di monologo parlando degli sprechi della Regione Lazio, e poi spazio al racconto – emozionante – delle abilità diverse, come quelle – straordinarie – del pianista dalle ossa di cristallo Michel Petrucciani. Un inno alla gioia. Un’altra star nello studio nuovo di zecca di via Mecenate. il cardinale Camillo Ruini, intervistato a lungo da Fabio Fazio sul suo libro, da poco uscito per Mondadori “Intervista su Dio”. Da sua eminenza un esempio straordinario di come si risponde alle domande “scomode” (il caso Gabriele, l’arretratezza della Chiesa nei confronti delle istanze in arrivo dalla società) senza rimanerne bruciati e non dando alcuna impressione di reticenza. Esemplare, come quando ha spiegato che “le difficoltà della Chiesa negli ultimi anni sono dovute essenzialmente alla non tempestività nel cogliere due novità di questo tempo: la centralità del soggetto umano e la nuova scianza”. C’è tutto, c’è niente.
Nel mezzo: l’ironia di Paolo Rossi, il listone settimanale delle persone “rimarchevoli”  di Massimo Gramellini; l’intervento di Aniello Arena, il protagonista di Reality di Matteo Garrone, che sconta una condanna all’ergastolo; la lettura – struggente – in apertura di trasmissione di Maddalena Rostagno, la figlia del giornalista ucciso dalla Mafia nel 1988; il racconto quotidiano dell’operaia Fiat in cassa integrazione, il bell’intervento musicale di Simone Cristicchi e Paolo Jannacci in un omaggio a Paolo Conte, la chiusura con un Quelli che a due voci dedicato a Felice Gimondi: “quelli che vanno in fuga ma non alle Cayman” (Paolo Rossi).

La prima puntata sperimentale di Che Tempo che fa del lunedì merita in definitiva una sufficienza ampissima. paradossalmente, il suo punto di forza – i contenuti importanti – possono costituirne anche la debolezza: tutto dipende troppo dagli ospiti, dai loro tempi televisivi, dalla loro abilità di narratori, pena una noia alla quale neppure il miglior Fazio potrebbe porre rimedio. (g.m.)

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