Anomala, morbosa e sempre eguale. Ma che bella tv! Un’analisi di Erika Brenna

Che stagione televisiva è questa? Anomala, morbosa, ripetitiva. Tre aggettivi per tre situazioni che abbiamo davanti agli occhi ogni qualvolta mettiamo mano al telecomando. REPETITA […]

Che stagione televisiva è questa? Anomala, morbosa, ripetitiva.

Tre aggettivi per tre situazioni che abbiamo davanti
agli occhi ogni qualvolta mettiamo mano al telecomando.

REPETITA IUVANT …  A CHI?

E’ una stagione, e soprattutto è una televisione, ripetitiva, dove almeno
la metà dei programmi in onda hanno compiuto, e alcuni da tempo, i
dieci anni di vita
. Le ragioni sono molteplici e
complementari: mancanza di soldi, di idee, di concorrenza vera. La
confusione dei piani tra televisione pubblica e commerciale non
aiuta. Così come una linea editoriale indefinita e zoppicante fa pagare
un prezzo alto alle reti e ai telespettatori stessi. Pensiamo al caso
del sabato sera di Raiuno, serata tradizionalmente votata
all’intrattenimento, che negli anni d’oro era il varietà. Il grande
varietà di Raiuno. Quest’anno alla corazzata di lacrime e intensità
televisiva di C’e’ posta per te, alla sua tredicesima edizione, Raiuno
ha scelto di contrapporre un format, un  game show, I Soliti Ignoti,
andato benissimo come preserale, ma che è naufragato nello
spalmamento” da prime time, essendone stato snaturato il formato stesso.
Fabrizio Frizzi ce l’ha messa tutta, ma quando si è toccato il minimo del 12% di share la
rete ha deciso di sospendere il programma e al suo posto ha
posizionato le repliche della fiction Don Matteo. Indice che
una sfida per dare una vera alternativa al pubblico di Raiuno non sia
mai stata davvero costruita.

INFORMAZIONE D’ASSALTO (ALL’AUDIENCE)

E’ una stagione anomala poi: i programmi di informazione sono
diventati i veri competitor dei programmi d’intrattenimento. Uno su
tutti Annozero di Michele Santoro: la settimana scorsa ha vinto, anzi
stravinto la serata praticamente su tutti i target, battendo Chi ha
incastrato Peter Pan
di Paolo Bonolis. Il trend però porta altri nomi
e trasmissioni a battere i programmi delle reti ammiraglie: Report di
Milena Gabanelli riesce sempre a stare sopra al 15% di share, Che tempo
che fa
, consolidatissimo, non solo negli ascolti, è diventato a tutto
tondo il Luogo per eccellenza dove si può parlare “senza urla”,
citando le parole di sergio Marchionne, protagonista dell’ultima – e ribattuta
da tutti i media – intervista di Fabio Fazio.

Anche in casa La7 le cose vanno un gran bene: L’infedele
che tocca punte dell‘8% di share non si era mai visto, NdP di
Antonello Piroso è diventata la vera alternativa della domenica
sera, per non parlare del TgLa7 firmato da Enrico Mentana, stabile
sopra l’8% di share, ma che soprattutto segna davvero un modo diverso
di interpretare e scrivere il tg.

I programmi di intrattenimento vivacchiano invece: la fiction targata
RaiUno fatica a superare il 22% di share
(salvo sporadici
casi), Distretto di Polizia su Canale 5, ormai non riesce a stare sopra
il 14%, X Factor, settimanalmente battuto da Ballarò, è sceso sotto
il 10%.

UN TE’ CON DELITTO

E poi, ahinoi, è una stagione morbosa, il nostro interesse per la
cronaca nera la fa da padrone, più di quanto accaduto con il Caso
Franzoni
, o con “la strage di Erba“: il caso dell’omicidio di Sarah
Scazzi
, la quindicenne scomparsa poi ritrovata praticamente in diretta
televisiva a Chi l’ha visto, ha dato alla tv ore ed ore di materiale
su cui parlare, supporre, ipotizzare.
Mi ero espressa in modo critico nei confronti di Federica Sciarelli
nella gestione della diretta in cui si era venuti a sapere la verità
su Sarah, ma quello che è accaduto dopo e che sta accadendo non può
che far urlare un “Basta“. Una continua “soglia del peggio” che
cresce, si alimenta e riesce incredibilmente a superarsi. Di giorno in
giorno. Siamo arrivati ormai a più di cento ore televisive in cui in
tutti i programmi tv, a tutte le ore (la grande abbuffata avviene il
pomeriggio con La vita in diretta, Pomeriggio sul 2, Pomeriggio5, L’arena
e Domenica5
) parlano, dibattono, si interrogano sul movente, sugli
assassini presunti o tali di Sarah. Opinionisti e psichiatri, avvocati
e consulenti (peraltro sempre gli stessi tutti i giorni e a tutte le
ore) passano da una trasmissione all’altra in questa bulimia sterile
di non notizie. Gli inviati, diventati confidenti delle vittime e/o
presunti colpevoli, scambiano con loro sms trasmessi in diretta
televisiva.

Gli interrogatori vengono diffusi, trascritti, doppiati, interpretati e,
ultimo atto, recitati da attori ne L’Arena di Massimo Giletti. E’ un
peggio che non ha fine e non finirà perché parlare del “mistero di
Avetrana
“, dello “zio Michele“, di “Sabbrina” regala copiosi ascolti a
tutti. Perché gli stessi parenti di Sarah, in primis il fratello, sono
ormai personaggi televisivi. E c’è chi parla anche di gettoni
presenze. La stessa Sabrina Misseri, conscia della potenzialità del
tubo catodico, aveva cercato attraverso una permanenza tv capillare di
costruirsi un’altra immagine. Ma poi quella stessa tv l’ha
condannata, mostrandone il fermo in diretta a Matrix.
La televisione ed i giornali sono riusciti a dare il peggio di
loro, giustificando la morbosità e la sete di ascolti con la missione
di dare le notizie, trasformando salotti ciarlieri e canterini in aule
di tribunale; hanno usato e usano qualsiasi strumento narrativo
linguistico pur di mangiarsi il competitor e non si fermeranno.
C’e’ però anche una responsabilità della società civile che non può
essere negata: che Paese è quello che porta i bambini, i propri figli
la domenica in “pellegrinaggio” nei luoghi dell’omicidio di una
quindicenne? Che Paese è quello che organizza dei pullman per andare
ad Avetrana?

“I media hanno le mani sporche”, ma scagli la prima pietra chi in
tutta questa “poverissima” vicenda non le ha. (Erika Brenna)

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