Alessandra Amoroso e il duetto con Fiorella Mannoia: La sera dei miracoli

L’omaggio a Lucio Dalla di due donne della musica italiana.

Arriva oggi – nei negozi di dischi e on line – A te, il nuovo album di Fiorella Mannoia che fa rivivere i più grandi successi di Lucio Dalla grazie alla sua straordinaria voce e omaggia il cantautore bolognese avvalendosi anche di prestigiose collaborazioni.

Assieme ad Alessandra Amoroso, Fiorella Mannoia ha scelto di cantare La sera dei miracoli e spiega a Vanity Fair la sua decisione:

“Avevo già avuto modo di farlo, e mi aveva colpito la sua eleganza, il suo modo aggraziato di cantare. L’eleganza è sinonimo di sottrazione: anche se hai la possibilità di arrivare a certe vette canore, lo puoi fare con parsimonia. Avevo voglia e bisogno di qualcuno che cantasse con me La sera dei miracoli, e ho pensato a lei. È arrivata, ha messo le cuffie e appena ha cominciato mi sono detta: “Avevo ragione”. L’ho voluta anche per un senso di continuità con il lavoro di Lucio”.

Un pezzo d’impatto, due voci così diverse eppure perfettamente coordinate con la melodia, una canzone che regala intense emozioni e che senza ombra di dubbio metterà d’accordo i fan di Fiorella Mannoia e quelli della giovane Alessandra Amoroso. La cantante salentina  prosegue senza sosta a cavalcare il successo di Amore Puro, il suo ultimo album prodotto da Tiziano Ferro.

La sera dei miracoli, audio

 

 

La sera dei miracoli, testo

È la sera dei miracoli

fai attenzione

qualcuno nei vicoli di Roma

con la bocca fa a pezzi una canzone.

È la sera dei cani che parlano tra di loro

della luna che sta per cadere

e la gente corre nelle piazze

per andare a vedere

questa sera così dolce

che si potrebbe bere

da passare in centomila in uno stadio

una sera così strana e profonda

che lo dice anche la radio

anzi la manda in onda

tanto nera da sporcare le lenzuola.

È l’ora dei miracoli che mi confonde

mi sembra di sentire

il rumore di una nave sulle onde.

Si muove la città con le piazze

e i giardini e la gente nei bar

galleggia e se ne va,

anche senza corrente camminerà

ma questa sera vola, le sue vele

sulle case sono mille lenzuola.

Ci sono anche i delinquenti

non bisogna avere paura

ma soltanto stare un poco attenti.

A due a due gli innamorati

sciolgono le vele come i pirati

e in mezzo a questo mare

cercherò di scoprire quale stella sei

perché mi perderei se dovessi capire

che stanotte non ci sei.

È la notte dei miracoli

fai attenzione

qualcuno nei vicoli di Roma

ha scritto una canzone.

Lontano una luce

diventa sempre più grande

nella notte che sta per finire

e la nave che fa ritorno,

per portarci a dormire.

Cara

Cosa ho davanti

non riesco più a parlare

dimmi cosa ti piace

non riesco a capire

dove vorresti andare

vuoi andare a dormire.

Quanti capelli che hai

non si riesce a contare

sposta la bottiglia

e lasciami guardare

se di tanti capelli

ci si può fidare.

Conosco un posto nel mio cuore

dove tira sempre il vento

per i tuoi pochi anni

e per i miei che sono cento.

Non c’è niente da capire

basta sedersi ed ascoltare

perché ho scritto una canzone

per ogni pentimento

e debbo stare attento

a non cadere nel vino

o finir dentro ai tuoi occhi

se mi vieni più vicino.

La notte ha il suo profumo

e puoi cascarci dentro

che non ti vede nessuno

ma per uno come me poveretto

che voleva prenderti per mano

e cascare dentro un letto

che pena, che nostalgia

non guardarti negli occhi

e dirti un’altra bugia.

Almeno

non ti avessi incontrato

io che qui sto morendo

e tu che mangi il gelato.

Tu corri dietro al vento

e sembri una farfalla

e con quanto sentimento

ti blocchi

e guardi la mia spalla.

Se hai paura a andar lontano

puoi volarmi nella mano

ma so già cosa pensi

tu vorresti partire

come se andare

lontano fosse uguale a morire

e non c’è niente di strano

ma non posso venire.

Così come la farfalla

ti sei alzata per scappare

ma ricorda che a quel muro

ti avrei potuta inchiodare

se non fossi uscito fuori

per provare anch’io a volare.

E la notte cominciava

a gelare la mia pelle

una notte madre che cercava

di contare le sue stelle.

Io li sotto ero uno sputo

e ho detto “olé sono perduto”.

La notte sta morendo

ed è cretino cercare

di fermare le lacrime ridendo

ma per uno come me,

l’ho già detto,

che voleva prenderti per mano

e volare sopra un tetto

lontano, si ferma un treno

ma che bella mattina

il cielo è sereno.

Buonanotte

anima mia

adesso spengo la luce

e così sia.

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