A Perugia Chiambretti si racconta: “Spero di condurre il mio show altri dieci anni”

Piero Chiambretti è stato l’ospite e il protagonista dell’incontro dell’altra sera all’Immaginario Festival di Perugia, nella cornice del suggestivo Teatro Morlacchi, in cui si è […]

Piero Chiambretti è stato l’ospite e il protagonista dell’incontro dell’altra sera all’Immaginario Festival di Perugia, nella cornice del suggestivo Teatro Morlacchi, in cui si è ripercorsa la sua carriera, nata con la Raitre di Angelo Guglielmi.

A raccontare “Pierino la peste”, oggi il Piero del Chiambretti Night per Mediaset, passando attraverso Markette a La7: C”erano: Renzo Arbore, Enrico Ghezzi, Romano Frassa (capostruttura che lavora con lui da sempre), il direttorissimo di Raitre Angelo Guglielmi e Oliviero Beha. Guglielmi ha spiegato i motivi per cui ha scelto Chiambretti in quegli anni Ottanta “Ho deciso di utilizzare tutti volti nuovi: unica eccezione l’ho fatta solo per Andrea Barbato, che era stato  appena cacciato dalla direzione del tg2. Chiesi anche a Renzo Arbore di lavorare per Raitre, per una Rai che non si era mai vista, ma Arbore mi rispose cheho sempre lavorato sulla seconda rete,voglio restarci“. Quel “no” di Arbore – che mi infastidì anche un po’ – mi diede  l’occasione di scoprire Piero che lavorava in una piccola trasmissione di ragazzi del pomeriggio di Raiuno“. Chiambretti afferma “tutti siamo nati e cresciuti con la televisione, prima in bianco e nero e poi a colori. Io devo molto alla tv di Arbore, la sua era una tv che ho prima ammirato e poi copiato – i geni non replicano, bensì copiano!“. Arbore ha voluto specificare perché disse di no a Raitre “il mio fu un no  non a Guglielmi, bensì ad un atteggiamento che non mi era piaciuto del direttore precedente. Ma voglio parlare di Piero: quando arrivò capii che avevo perso il monopolio sull’ “altra tv”. Io ero considerato quello che faceva una televisione diversa, compresi da subito che avevo perso l’esclusiva: Piero era un altro che razzolava nell’inconsueto“. Chiambretti riguardando frammenti di quelle sue prime  vivacissime, surreali, politicamente scorrette trasmissioni – “che poi vi segnalerò“, afferma. “Quella tv lì non ci potrebbe più essere oggi. Allora c’era un rapporto di stupore da parte del telespettatore, ma oggi ormai abbiamo visto tutto: Avetrana ha superato di gran lunga il Grande Fratello. E’ la miglior sceneggiatura che si sarebbe mai potuta scrivere. Sono convinto che zio Michele dirà che ha ucciso Kennedy“. Risate. Amare. Arbore aggiunge “quella di oggi e’ una tv contro. Quella di allora era una tv per, una tv generosa, irriverente ma generosa“. Chiambretti racconta Chiambretti, dei suoi esordi e della sua carriera: “ero drogato dal desiderio di affermarmi, sono arrivato alla tv tardi, a 27-28 anni: avevo la foga di confrontarmi con qualcosa di diverso, in otto – nove anni ho fatto almeno nove programmi diversi  anche in fasce orarie diverse. Ogni tre mesi mi trovavo a immaginare, scrivere, provare a realizzare un programma nuovo. Poi nel 1994, dopo avermi dato un calcio nel sedere la Rai non mi ha più cercato, azienda che ho amato tantissimo e a cui ho dato anche…, sono andato a La7 dove ho lavorato bene, ma poi mi e’ stato detto che il programma costava troppo e quindi sono andato a Mediaset. Certo, avrei avuto la possibilità di andare sul satellite, avrei guadagnato una barca di soldi, ma non me la sentivo ancora di andare in pensione. Andare a Sky avrebbe voluto dire non confrontarsi davvero con il grande pubblico, voglio ancora le battaglie. Berlusconi è sempre stato il “nemico”, trovo molto più rivoluzionario andare là e fare ciò che voglio e restarci finchè me lo fanno fare.

Sotto il profilo della ricerca questo è il momento in cui si deve fare una cosa sola e farla bene: oggi non si può inventare nulla, se mai si è inventato in tv, non si può sperimentare come vent’anni fa. La grande rivoluzione è fare cose normali, allora c’era fame di cose alternative! Oggi mi auguro di poter fare il Chiambretti Night per altri dieci anni, se potrò continuare a farlo come voglio: e finchè sarà così resterò a Mediaset e ne sarò felice” Questi alcuni dei programmi di Chiambretti che lo hanno consacrato: “ll divano in piazza” prima apparizione tv di Chiambretti, 1987. “Complimenti per la trasmissione“, “Prove tecniche di trasmissione” “Good bye Cortina“,  “Il portalettere“, “Il laureato“. (Erika Brenna)

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