Storie della musica. Franz Liszt, una vita da rockstar

Chi dovesse credere che solo il rock e il pop siano musiche in grado di provocare il delirio dei fan non conosce il corto circuito […]

Chi dovesse credere che solo il rock e il pop siano musiche in grado di provocare il delirio dei fan non conosce il corto circuito che la musica dei castrati procurava nel XVIII secolo agli animi più delicati: diverse cronache riferiscono addirittura di svenimenti tra il pubblico compreso nell’ascolto delle sublimi voci.

Ma il mancamento sembra ancora poco rispetto alla follia che era capace di scatenare Franz Liszt quando al pianoforte, nei più bei

Franz Liszt in un'immagine del 1858

saloni d’Europa, intratteneva un pubblico osannante con note che molti volevano scatenate dalle potenze del male. Lanci di gioielli e donne in delirio, come quella signora che, leggenda vuole, arrivò a raccattare da terra i resti di un sigaro lasciato dal compositore portandoseli attaccati al collo sino alla fine dei suoi giorni. Forse solo per i Beatles i fan sono arrivati a tanto.

Sentiremo spesse volte parlare di Franz Liszt in questo 2011 che ne celebra il duecentesimo anniversario della nascita – avvenuta il 22 ottobre 1811 a Raiding, in Ungheria- , vedremo i cartelloni delle più importanti isituzioni musicali gareggiare per accaparrarsi il miglior esecutore e i critici spiegarci quanto moderna sia stata la sua opera, quanto geniale e rivoluzionario fosse il compositore, contemporaneo e amico di un altro grande – celebrato proprio l’anno scorso – Frederic Chopin. Tanto moderno che qualcuno vede proprio in Liszt l’iniziatore dell’Heavy Metal. L’importante è non inorridire davanti all’inverosimile; in fondo la sua musica ebbe un impatto psicologico ed emotivo mai visto in precedenza. E con una forza mai toccata prima, Liszt andò ad indagare  nel lato oscuro dell’umanità come solo aveva fatto la lettearatura più grande: lo Shakespeare di “Amleto”, il Goethe di “Faust”, il Dante della “Divina Commedia”, Liszt aveva sentito la stessa libertà come compositore, e per questo fu tacciato di frequentazioni demoniache come un secolo e mezzo dopo sarebbe toccato a certi nomi del rock più duro.

D’altronde quegli tzunami di note, quei tumulti di suoni in composizioni come come Prometeo, Héroïde Funèbre, Czardas Macabre andarono letteralmente a scioccare i sensi del pubblico del XIX secolo, cresciuto sulla tradizione di una musica che doveva essere signorile, bella, gloriosa.
E così se senza le “sperimentazioni” di Liszt non ci sarebbero stati Wagner, Tchaikovsky, Puccini e molti altri, si trascura a volte di dire che il compositore ungherese – animo tutt’altro che demoniaco, anzi fu un uomo molto generoso e in tarda età divenne perfino abate – fu capace di abbracciare una grande diversità d’ispirazioni: guardò all’etnico (Rapsodia spagnola, Abschied ecc.) e al sentimento religioso (compose oratori, salmi, messe…), fu  dolente romantico (La lugubre gondola) ma pure sognante  ( Concerto n. 2 – intro); celebrò il trionfo sulle avversità (Tasso, Prometeo) e con le note dipinse ritratti (Amleto, Orfeo, Ladislao Teleki), fu impressionista (Les Jeux d’eaux à la Villa d’Este, Les cloches de Genève), pomposo (il poema sinfonico Mazeppa) ma scrisse anche canzoni popolari e valzer (Rapsodie ungheresi, Valzer di Mephisto) e brani con virtuosismi da brivido (Totentanz).

Non avendo l’ambizione di fare un’analisi critica sull’opera di Liszt, ma con l’unica intenzione di raccontare brevemente l’uomo e l’artista nato due secoli fa (scopo dichiarato: stimolare curiosità)

c’è da aggiungere per dovere di cronaca che l’ardito sperimentatore non nasceva dal nulla, anche lui subì le sue belle influenze. Ne citiamo due su tutte: la vasta gamma di sfumature di Paganini, i cui effetti sul violino lui volle trasferire al pianoforte, e quella miscela di delicatezza e bravura che ossessionava tutti i contemporanei di Chopin.

Virtuoso però fu anche Liszt, e le sue mani diventarono leggendarie per la capacità di suonare con una tecnica perfetta (la tecnica trascendentale), non c’era brano musicale che le sue mani forti (e con dita neppure troppo lunghe ) non riuscissero ad affrontare, volavano sulla tastiera dell’organo o del pianoforte con una leggerezza e nitidezza uniche e con precisione inarrivabile. Mani da “fenomeno”, degne d’essere tramandate ai posteri attraverso calchi di gesso. E proprio questi avrebbero svelato il mistero di quegli arti magici rivelando come il tessuto connettivo tra le dita era quasi nullo, particolare che consentiva un’estenzione molto più ampia di una mano normale di eguali proporzioni.

Ma da vera rock star ante litteram fenomenale era anche il numero di donne che amò e sedusse, ve ne furono di celebri come Marie Duplessis, al secolo Alphonsine Rose Plessis poi contessa di Perrégaux la cortigiana che ispirò ad Alexandre Dumas figlio La signora delle camelie (e a Verdi La Traviata), e poi l’avventurosa attrice Lola Montez, già amante del re di Baviera Luigi I e ancora, Maria Pawlowna, duchessa di Sassonia. Tuttavia il suo amore più grande fu per Carolyne Sayn-Wittgenstein, amore ricambiato e turbolento. Lei per andare a vivere con Liszt lasciò il marito e gli agi di un palazzo governato da una trentina di camerieri. Qualche anno prima era stata la scrittrice Marie d’Agoult a lasciare marito e due figli per scappare con lui, la storia con Liszt durò quattro anni e portò loro tre figli.

Minacce di morte, tentativi di sucidio e turbolenze varie  costellarono il rapporto tra il pianista e Carolyne, rapporto che a dispetto di tutto, durò invece ben quarant’anni.
Franz Liszt, ovvero il  prototipo dell’eccesso romantico: nella musica, in amore, pare che ovunque andasse portasse con sè l’impronta del delirio. La sua arte smarrì e infiammò la fantasia dell’epoca  e gettò i semi per ciò che sarebbe arrivato dopo: le scuole tardo romantica, impressionista, atonale gli devono moltissimo. Ed è per tutto questoe non solo  che l’eredità di Franz Liszt è unica e monumentale.

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