Sanremo. Celentano fu, malgrado Lei. Vincitori e vinti

E adesso è storia, la 62ma edizione del festival della Canzone italiana di Sanremo, quella che passerà agli annali come la rassegna di Celentano malgrado […]

E adesso è storia, la 62ma edizione del festival della Canzone italiana di Sanremo, quella che passerà agli annali come la rassegna di Celentano malgrado Lei e prima ancora che di Morandi; il festival di Rocco Papaleo (10 più per lui), del primo commissariamento,  dello spacco inguinale di Belen Rodriguez (3 meno meno per lei)  ha consegnato nella tarda notte italiana il suo vincitore alla gloria canzonettaraEmma Marrone, con “Non è l’inferno”, questa grintosa voce salentina ha superato in preferenze Arisa e Noemi per un podio tutto al femminile.  Premio della critica a Samuele Bersani per la sua “Un pallone”.

 

Sacrificata la musica all’altare dello share, ma risuscitata per una serata da Patty Smith, Bian May, Goran Bregovic, Josè Feliciano, Al Jarreau… ripresa, riusata e riaffossata, massacrata dal televoto, quel che resta della musica a Sanremo sono note a scadenza che per quindici giorni ancora torneranno a martellarci dalla radio. Poi il silenzio, fino al prossimo Sanremo. Quando altre polemiche daranno ebbrezza all’investitore pubblicitario (il convitato di pietra), altri nomi s’imporranno all’attenzione, con una Rete sempre più prepotente e ben disposta alla sociologia a buon mercato; sempre più efficace nel sottolineare errori e sbavature, sempre più precisa nel cerchiare in rosso la mutanda ipotetica. Sappiamo che per la Rai, il festival di Sanremo è un buon affare (lo abbiamo scritto qui) al quale – stando le condizioni attuali – non è possibile rinunciare. Per il resto tutto è possibile, persino che dopo l’annunciato intervento strutturale del governo sulla tv di stato, le cose possano davvero cambiare. Ed anche il Festival si ritroverebbe, forse, diverso. Festival da cambiare, non da lasciare sparire, perché in fondo nessuno ne vorrebbe fare a meno, neppure quegli intellettuali che ogni anno, con buone ragioni, giocano a distruggerlo.

 

Scriveva Roberto Cotroneo sul Secolo XIX di qualche giorno fa che “il mondo, la vita vera, i sentimenti e le emozioni non sono quelle dei grandi spiriti, dei premi Nobel per la letteratura, di Igor Stravinskij; ma sono là, dove pulsa il cuore della gente comune, là assieme a quelli cresciuti con le canzonette, con la Raitivù, con quelli che litigano in diretta, e quelli che ritrovano padri perduti, e quelli che si innamorano del tronista, e quelli che dopo aver ritrovato il padre dalla De Filippi si venderebbero la madre per un posto in un reality“.

Forte la tentazione di dargli ragione, ma come Benigni l’anno scorso ha dimostrato e come la serata di giovedì scorso ha portato all’evidenza, il buono può arrivare, e tornare utile, a chiunque.   (AD)

 

 

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