Le interviste perdute a John Lennon

I beatlomani in subbuglio in Gran Bretagna per l’ultimo scoop riguardante il mitico quartetto. Ad averlo tirato fuori dal cassetto è il Times che sull’edizione […]

I beatlomani in subbuglio in Gran Bretagna per l’ultimo scoop riguardante il mitico quartetto. Ad averlo tirato fuori dal cassetto è il Times che sull’edizione domenicale ha pubblicato, in esclusiva, una serie di dichiarazioni che John Lennon fece a Ray Connolly, nei giorni convulsi dello scioglimento dei Beatles, nel settembre di 40 anni fa. L’articolo di Connolly riscrive molte cose date per scontate, introducendo un elemento che porta ad una conclusione, la fine del quartetto fu favorita da un malinteso.  Articolo che in realtà presenta una versione ancora differente da quella a cui è giunta – alcune settimane fa –  un’inchiesta di Rolling Stones dove si afferma che la fine del gruppo sia stata provocata da una “errata macchinazione” di Lennon.

John Lennon ha fatto molte cose brillanti nella sua vita – afferma Connolly –  ma forse uno dei suoi atti più ispirati, è stato la distruzione deliberata dei Beatles nel 1969 –  40 anni fa, in questo mese. Non sembrava così allora, non alle decine di milioni di fans dei Beatles in tutto il mondo, e non a Paul McCartney, il quale, sentendosi abbandonato, se ne andò nella sua fattoria in Scozia cadendo in una profonda depressione.
Ma se Lennon, che aveva dato vita al gruppo che si era poi evoluto nei Beatles, non avesse ucciso la sua creazione in quel momento, se il gruppo avesse in qualche modo continuato a lottare, dubito che si sarebbe potuto leggere questo articolo di oggi. Uccidendo i Beatles prima che potessero delude – perché inevitabilmente questo sarebbe accaduto: quando le mode musicali sarebbero cambiate – … Lennon li ha congelati per sempre al loro apice
”.
Connly prosegue spiegando che al momento dello scioglimento dei Beatles lui era un intervistatore del londinese  Evening Standard con il compito speciale di coprire la musica rock. “Oggi, i giornalisti sono tenuti a debita distanza dalle stelle da legioni di pubblicisti, ma allora era diverso. Solo ora, guardando indietro, posso apprezzare appieno la stupefacente facilità di accesso ai Beatles”.

Insomma, il giornalista era uno che bazzicava Abbey Road, dove dichiara, aver ascoltato nell’ottobre 1968  Yoko Ono rivelare indiscrezioni sui suoi affari durante i suoi primi due matrimoni, serata culminata con un concerto privato di McCartney al pianoforte che lavorava su una nuova canzone chiamata Let It Be – mentre da giù per il corridoio John Lennon e il produttore George Martin mixavano Cry Baby Cry per the White Album.
Quasi ogni conversazione che ho avuto in quei finali giorni febbrili dei Beatles finì nel mio nuovo registratore Sony. Intimità e pareri sono stati catturati nelle cassette, e poi conservati, dimenticati e non catalogati in un vecchio imballaggio. Ed è in quei nastri (riprodotti decenni fa o mai in alcuni casi) che ho recentemente portato alla luce – le registrazioni…

Non tutte le interviste sono sopravvissute. Le cassette erano costose allora, e sono mortificato nell’ ammettere che ne posseggo una in cui i nomi McCartney, Jagger e Hendrix sono stati sovrascritti….”.
Ma veniamo al dunque:
Nel 1969 giravano molte voci di conflitto interno ai Beatles, ma in superficie non traspariva nulla, “poi, mentre ero in giro nel loro quartier generale di Apple a Mayfair un giorno di settembre, ho capito che qualcosa non andava. Ci fu una riunione dei Beatles a porte chiuse nella sala del consiglio seguita da molto correre su e giù per le scale. Ma nessuno diceva di cosa si trattasse”.

Poche settimane dopo John consegnerà il suo titolo di baronetto alla Regina, una decisione presa senza l’avallo degli altri, cosa che indusse il giornalista a scrivere un articolo dal titolo “Il giorno dei Beatles muore”.  Come risposta ricevette da Yoko Ono e John Lennon una rosa bianca incartata nel cellophane. “Da allora in poi, quando si fosse trattato di coprire gli affari dei Beatles, avrei avuto la fonte migliore possibile. E così, poco prima di Natale di quell’anno, con stupore (e disperazione) John, che era volato a Toronto per unirsi con  Yoko, mi fece entrare nel segreto di come avesse distrutto la band” .
Era accaduto tutto durante quella concitata riunione dove a John scappò, rivolgendosi a McCartney un “penso che tu sia stupido. Viglio il dicorzio
Non pare che John avesse davvero l’intenzione di dirlo, ma le parole non furono mai ritirate anche se la notizia della scissione non sarebbe stata annunciata fino all’uscita, in maggio, di Let It Be.
Tutto registrato, conferma Connoly, anche le interviste a McCartney. Ma proprio questi, in aprile, uscì col primo album da solista (dopo i Beatles) dal titolo McCartney. Per pubblicità più che per convinzione, Paul si profuse in dichiarazioni piuttosto ambigue tanto da lasciare intendere ai media di mezzo mondo che l’artefice dello scioglimento fosse stato lui.

Ma dice Connelly “E‘stato tutto un malinteso – mi disse John pochi giorni dopo – Ho pensato, Cristo, che cosa ho fatto adesso? E il mio stomaco ha iniziato a smuoversi. Non ho mai inteso dire a Paul McCartney chiudiamo i Beatles. ”

ma c’è un risvolto sottile, a John non andava a genio che a Paul fosse stato attribuito l’onore di ammazzare i Beatles, l’operazione spettava a lui che ne era il fondatore.

Tutto è morto nella mia mente molto tempo prima che tutto il putiferio avesse inizio – riporta Connelly riferendo una conversazione del 1971 – Abbiamo usato e creduto nel mito dei Beatles tanto quanto il pubblico, e ne siamo stati innamorati allo stesso modo. Ma in fondo siamo stati quattro individui che alla fine hanno recuperato la loro individualità, dopo essere stati immersi in un mito. Conosco un sacco di persone che erano sconvolte quando abbiamo finito, ma ogni circo deve arrivare alla fine. I Beatles sono stati un monumento che doveva essere modificato o demolito. Come spesso accade, è stato demolito”.

Il lungo articolo pubblicato sul Times prosegue col racconto del rapporto denso di contrasti tra John e Paul dove pure Lennon riconosce all’amico-nemico un ruolo fondamentale, imprescindibile. E poi una sinistra profezia, datata 1970, John dichiara:
Non ho intenzione di sprecare la mia vita, com’è stato quando correvo a 20.000 chilometri all’ora. Devo imparare a non farlo, perché non voglio morire a 40 anni”. Lennon aveva 40 anni e due mesi quando è stato assassinato da un fan a New York nel 1980. (a cura di Antonella Durazzo)

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