James Brown fu assassinato?

Quando gli diedero l’ultimo saluto, i milioni di fan credettero che finalmente James Brown avrebbe potuto riposare in pace, il signore del soul, che aveva […]

Quando gli diedero l’ultimo saluto, i milioni di fan credettero che finalmente James Brown avrebbe potuto riposare in pace, il signore del soul, che aveva inventato il funk ed era stato amico di presidenti aveva avuto una vita dura, segnata da alcol, droga, divorzi  e numerosi arresti.

Morì a 73 anni il giorno di Natale del 2006, di insufficienza cardiaca  – disse la sua famiglia – che quasi cinque anni dopo la sua morte ancora è in guerra per la sua eredità, una fortuna da 110 milioni di dollari. Ed è di questa settimana l’affermazione che  l’icona della musica potrebbe essere stato ucciso.

James Brown non è morto di un attacco di cuore“, insiste il suo ex addetto stampa Jacque Hollander, che per provare il sospetto ha assoldato una detective , Tina Church. La trama che ha ricostruito è degna di un romanzo.

Vediamo: Brown era in perfetta salute quando, a pochi giorni della morte comincia a lamentare dolori addominali. Viene ricoverato in ospedale. Il cantante crede di avere molti nemici dunque si fa costantemente sorvegliare da un aiutante, una persona che lo assiste anche in ospedale. Un allontanamento di 25 minuti – il tempo di sbrigare una commissione – ed ecco l’occasione perfetta per un assassino di somministrare a Brown una droga letale. L’aiutante torna, Brown muore dopo qualche minuto, non ci sarà autopsia. Hollander, che sostiene di temere per la sua vita, ritiene che si renda necessario un esame tossicologico sui resti.
Ma la trama si complica, nel 2008, Darren Lumar, il genero di James Brown viene assassinato ad Atlanta da un uomo armato che lo attende all’ingresso delle sua residenza. L’ uomo non sarà mai catturato. Pochi giorni prima Lumar pare abbia manifestato ad un giornalista la sua incredulità sulla morte “naturale” del cantante.

Per Hollander dunque il giovane avrebbe trovato la verità e l’ha pagata con la vita. In realtà dietro tutto ciò si muovono interessi enormi. L’addetto stampa fondò con il cantante I Feel Good Trust, un fondo per sostenere i bambini bisognosi. Gran parte della fortuna del re del soul, sulla carta è finita in questo fondo, compresi i diritti della sua musica mentre nel testamento Brown lasciava ai suoi figli solo i suoi effetti personali: vestiti, gioielli, barche e automobili.

James Brown si sarebbe deciso ad aiutare i bambini disagiati dopo aver sopportato una infanzia brutale. Nato in una baracca a ridosso dei boschi della Carolina del Sud fu abbandonato dalla madre e affidato a una zia che gestiva un bordello ad Augusta, in Georgia. Ricordava che era un covo di “gioco d’azzardo, liquori, chiaro di luna e prostituzione”.
Da ragazzo aveva lavorato per le strade per pochi centesimi, aveva fatto il lustrascarpe e lasciato la scuola 12 anni. In futuro avrebbe accusato la sua infanzia travagliata di averlo condotto alla droga, ai fallimenti sentimentali e ai numerosi arresti.

Comunque a cinque anni dopo la sua morte i bambini bisognosi non hanno visto un centesimo; i sette figli di Brown e  l’ultima moglie hanno contestato il testamento a un mese dalla morte, la battaglia legale infuria. E non sappiamo se il presunto omicidio possa essere un’altra leggenda che aleggiano nel mondo della musica: dalla morte di McCartney all’esistenza in vita di Elvis, o se davvero dietro tutto ciò si nasconda  un succoso thriller.

 

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