I Baustelle, cantastorie di spettri

Nel loro nuovo disco propongono un viaggio introspettivo tra i fantasmi del tempo, per riflettere e migliorare

E’ uscito il 29 gennaio l’attesissimo album “Fantasma” dei Baustelle, con lo stupore della critica il disco si presenta molto differente da quelli precedenti. Il gruppo senese ha infatti abbandonato i suoi celebri synt e le basi elettroniche alla Subsonica per adottare una vera e propria orchestra sinfonica di 60 elementi (la FilmHarmony Orchestra di Breslavia). L’orchestra che li ha accompagnati anche in alcuni live svoltisi quest’estate nei teatri e piazze di Ferrara, Roma e Santo Stefano Magra (SP).

Ciò che rimane invece intatto è lo spirito fortemente cantautorale della band, evidentissimo del brano in dialetto romano “Contà l’inverni“. La voce di Francesco Bianconi, grave e deandreiana come non mai narra come sempre di vicende personali, amori passati e di riflessioni esistenziali, accompagnata dal candido cantato della seconda voce Rachele Bastrenghi, sotto atmosfere inquietanti ed esoteriche ricreate dalle suggestive melodie degli archi.

Esempio lampante è il brano “Maya colpisce ancora“, che citando il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer muove una critica alla società degli anni 2000 e alla sua promessa di un benessere che si rivela illusorio.

Come già in “Sussidiario illustrato della giovinezza” (loro disco di debutto del 2000 incentrato sul tema dell’adolescenza) “Fantasma” è un concept album che tratta il vastissimo tema del Tempo, e delle sue ripercussioni nelle vite narrate, visto come un “Fantasma”, una presenza che fluttua nell’inconscio e che è teatro delle scene più assurde quasi a fare una citazione dei celeberrimi spettri di Edgar Allan Poe e soprattutto del “Canto di Natale” di Dickens, rappresentando il passato in brani come “Monumentale“, il presente nel primo singolo “La morte (non esiste più)” e un apocalittico ma non necessariamente triste futuro in “L’estinzione della razza umana“.

Spunto melodico per la composizione dei brani è sicuramente Ennio Morricone, e le sue colonne sonore che fecero da sfondo ai western di Sergio Leone e Tarantino e gli horror di Dario Argento (da cui prende spunto anche la copertina), il che rende molto teatrale l’esecuzione dell’album complessivo.

Baustelle – La morte (non esiste più) – Official videoclip

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