Coldplay a Torino, cronaca di uno show ordinariamente favoloso

Avevamo lasciato Gianmaria Vacirca in Spagna, al seguito del tour di Springsteen, lo ritroviamo oggi a raccontarci del concerto dei Coldplay a Torino

Chris Martin, leader dei Coldplay, il vegetariano più sexy del mondo, è abbastanza onnipotente. E’ il leader della pop band più famosa al mondo, marito di Gwineth Paltrow da 8 anni, vende un sacco di dischi e manda a casa tutti contenti dopo un’ora e tre quarti di concerto. Poi sale su un aereo privato, dà il bacio della buonanotte ai suoi bimbi Apple e Moses, e si addormenta nel suo letto tra le braccia di sua moglie.

Nel mentre, chi scrive, è ancora a Chivasso causa restringimenti di carreggiata e migliaia di macchine in uscita da Torino, dove ieri sera è andato in scena uno spettacolo rapido e coinvolgente. Arrivati alle 17 e ripartiti alle 23.30, i Coldplay hanno trasmesso un film ad alto tasso tecnologico, con 40.000 braccialetti che si illuminavano a intermittenza lasciando allo spettatore la sensazione di essere parte integrante dello spettacolo. Perché questi diabolici aggeggini sponsorizzati Twitter sono comandati a distanza e sincronizzati con la scaletta dello show, che è più o meno sempre la stessa: 21 canzoni, cambi di setlist praticamente nulli, tutto perfettamente in ordine, rodato e senza pause: non ci sono “spazi” tra un pezzo e l’altro, i ragazzi inglesi attaccano con Hurts Like Heaven e chiudono con i fuochi d’artificio di Every Teardrop is a Waterfall come se fosse un’unica sola mezza maratona, o una gara di motociclette. Ci sono un paio di cambi di stage, ma è giusto il tempo per farsi un’altra corsa da una parte all’altra del Comunale di Torino.

Tutto bellissimo: il pubblico che canta a memoria tutte le canzoni, gli schermi circolari che proiettano le immagini degli artisti con un ritmo vorticoso, le 40mila luci ai polsi della gente che si colorano di giallo, rosso, verde, blu, il greatest hits mischiato ai pezzi dell’ultimo album. Funziona. E’ un juke box dentro un luna park tecnologico per ragazzi arrivati da tutte le parti d’Italia, anche con 16 ore di treno, per assistere all’idea della musica del futuro.

Cosa ci è piaciuto: i Coldplay sono quattro e in quattro suonano. Belli tirati, senza bisogno di musicisti a supporto. Lo show è favoloso.  Cosa non ci è piaciuto: Chris, non potete mandarmi a dormire dopo Every Teardrop is a Waterfall. Stavo solo iniziando a scaldarmi. (Gianmaria Vacirca)

Segui day by day l’avventura di Gianmaria Vacirca su www.barracudarocktour.it

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