Dietro ai Candelabri: tra qualità e popolarità, alchimia impeccabile

Dietro ai Candelabri (Behind the Candelabra), presentato a Cannes 2013 e nelle sale italiane da ieri. Un gioiello. Ecco la recensione di Virginia Zullo

Un film di grande qualità diretto dal già premio Oscar Steven Soderbergh, prodotto dalla rete televisiva americana HBO perché rifiutato dalle major hollywoodiane. In un’intervista per il New York Post, Steven Soderbergh ha dichiarato che “il film era inizialmente previsto per un’uscita cinematografica, ma la storia era troppo gay per gli studios di Hollywood“. Il film è presentato per l’Italia da due dei più attenti produttori nazionali: Marco Poccioni e Marco Valsania.

La storia certo, avevano ragione i produttori di Hollywood, è molto gay ma poverini (si fa per dire), capita a tutti di sbagliarsi perché non avevano capito una cosa che dice molto chiaramente il superbo Michael Douglas in un’intervista : “I temi del film sono assolutamente universali, una grande storia d’ amore” ; il film è infatti basato sulla  bellissima e tormentata storia d’amore tra il più grande e pagato showman degli anni ’70 Valentino Liberace, interpretato magistralmente da Michael Douglas, e il giovane Scott Thorson interpretato da un eccelso e super sexy Matt Damon.

Il film, proprio perché concepito per la televisione, ha permesso a Steven Soderbergh di concedersi delle libertà stilistiche che hanno esaltato le sue già grandi capacità di regia.

Abituati ogni Natale agli orrendi “cinepanettoni” quest’anno siamo salvi con l’uscita di Dietro ai Candelabri che è una storia che coniuga con eleganza popolarità e qualità. La sceneggiatura è di una delle migliori firme in circolazione: Richard LaGravenese, che ha saputo ben calibrare la storia di Liberace, tratta dalla biografia di Richard Scott Thorson Behind the Candelabra: My Life With Liberace.

Se è vero che in un film la scelta degli attori è fondamentale come la scrittura e la regia, Dietro ai Candelabri è un gioiello cinematografico perché coniuga l’idea di una stupenda storia, grandissimi attori, ottima regia e meravigliosa messa in scena. I costumi di Ellen Mirojnick,  la scenografia di Howard Cummings , la fotografia e gli effetti speciali di Robert Garrigus  sono miscelati in modo perfetto.

Per tutto il film si è immersi nel mondo ultra kitsch e luccicante di Liberace fatto di musica, lusso, sesso, trasgressione e grandi sentimenti.

Sul finale, come vuole la tradizione del miglior cinema, un brivido di commozione, Liberace dice a Scott: “Non voglio essere ricordato come una vecchia checca morta di Aids.“, neanche a pensarci, caro Liberace, questo film ci ricorda solo l’uomo e l’artista stupendo che sei stato e su i titoli di coda, voice over, ascoltiamo una meravigliosa dichiarazione d’amore di Liberace, parole che chiunque al mondo vorrebbe sentirsi dire:

“…Ti amo per avermi aiutato a costruire la mia vita non come una taverna ma come un tempio…Ti amo perché hai fatto così tanto per rendermi felice, l’hai fatto senza una parola, senza un tocco, senza un segno l’hai fatto solamente essendo ciò che sei, forse in fondo è questo il significato dell’amore ed è per questo che io ti amo“.

(Virginia Zullo)

 

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