Anna Piaggi: Milano, la moda e suoi cappelli

Hat-ology Anna Piaggi e i suoi cappelli. A cura di Stephen Jones, a Milano, Palazzo Morando Costume Moda Immagine 22 settembre – 30 novembre 2013

Ha scritto di moda, per oltre 50 anni è stata la moda, non è mai stata di moda Anna Piaggi. Archetipo della redattrice fashion, la piccola grande signora di Arianna, di Vogue, di Vanity (che ha contribuito a creare) sguardo acuto e ironico su un mondo costretto dal business a prendersi tanto sul serio, sguardo prestato poi anche a Panorama e a l’Espresso e fornito di un acume al limite della preveggenza (lo diceva Lagerfield, lo dicono le sue scoperte giunte di gran lunga prima dei tempi, come l’apprezzamento del vintage), ad un anno dalla scomparsa viene ricordata a Milano, Palazzo Morando, attraverso la sua leggendaria collezione di cappelli. “Hat-ology”, il titolo della mostra che nasce in collaborazione con l’Associazione Culturale Anna Piaggi, il Comune di Milano, la Camera Nazionale della Moda Italiana e il curatore, Stephen Jones (autore di numerosi dei suoi  strepitosi cappelli) arriva nel piano della settimana milanese della moda. E lei non ci sarà.

 

Lei sempre attesa, quasi evocata dai giornalisti e dai fotografi nelle sfilate che contavano, perché la sua presenza comunque assicurava colore, anche quando le sfilate se le andava a godere dal dietro le quinte. Per gli stilisti, invece, sapeva essere consulente e preziosissimo occhio critico, ammirata prima che temuta. L’aspetto di Anna Piaggi era inconfondibile: il volto bianco – polvere evidenziato dal rosso brillante sulle guance, gli occhi marcati col blu o col nero, le labbra dipinte ad arco, e l’immancabile cappellino arroccato di traverso su un’onda di capelli spesso colorati di blu. Sosteneva di non essere mai uscita di casa senza un cappello sin dal 1980 ed erano questi il pezzo forte di una collezione che copriva 200 anni di storia del costume. Quando nel 2006 il Victoria and Albert Museum di Londra le dedicò una mostra, il percorso veniva introdotto con un resoconto del suo guardaroba : 265 paia di scarpe, 932 cappelli, 2865 abiti, 24 grembiuli e 31 boa di piume. Per questa sua maestosa collezione c’è chi definiva Anna Piaggi “museo a piedi” , lo era, perché era sapientissima, capace su tutto di annodare i fili tra moda e tendenze culturali.

Di questa collezione il museo di Palazzo Morando prende solo la sua frivola ed unica raccolta di cappelli, dalle creazioni di Chanel per l’Alta Moda fino al cappello da baseball di Prada, passando per i piccoli clowneschi copricapo di Stephen Jones, che ricorda: “La maggior parte delle mie clienti siedono pazientemente mentre sistemo un cappello sulle loro teste. Anna invece l’avrebbe preso in mano, provato al contrario, capovolto, vi avrebbe appuntato un gioiello, aggiunto una veletta… e l’avrebbe fatto suo. Poi si sarebbe voltata verso di me e, atteggiando la bocca in una sua tipica espressione, avrebbe detto: ‘vedi’...”

 

La sua improvvisa scomparsa, nell’agosto del 2012, ha destato grande commozione e rimpianto: la famiglia di Anna ed un gruppo di amici hanno ritenuto assolutamente doveroso preservare la sua eredità e, nel maggio 2013 è nata l’associazione Culturale a lei dedicata. L’associazione ha già organizzato, in collaborazione con il London College of Fashion – University of the Arts, la catalogazione ed archiviazione delle collezioni di abbigliamento di Anna, attualmente in svolgimento a Milano. La vastissima produzione editoriale, le eccezionali collezioni di abiti, accessori, foto e disegni, costituiscono uno straordinario, unico racconto di creatività e sperimentazione, un’eredità culturale che non deve andare dispersa.I risultati della ricerca saranno prossimamente pubblicati su un sito internet dedicato.

www.civicheraccoltestoriche.mi.it

 

(a.d)

 

 

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