Mostre imperdibili: viaggiatori, viaggi, artisti e souvenir al Mart di Rovereto

Andata e ricordo, souvenir de voyage al Mart Rovereto fino all’8 settembre 2013. Curata da Nicoletta Boschiero, Veronica Caciolli, Daniela Ferrari, Paola Pettenella, Alessandra Tiddia e Denis Viva, la mostra è un viaggio nel concetto di viaggio, un’immersione spazio temporale con la prosettiva dei viaggiatori e degli artisti

Come nei secoli il concetto di viaggio per diletto sia cambiato, trasformandosi da esperienza quasi iniziatica a puro e semplice divertimento è quello che la bella mostra del Mart prova a sondare attraverso una grande quantità di opere.  Fotografie dei Grand Tour ottocenteschi, incursioni nelle prime guide dei viaggiatori di inizio novecento e nei diari di viaggio, pubblicità d’autore e magnificenze kitsch, l’ironia della Pop Art, i linguaggi contemporanei del video e dell’installazione.

 

Ad aprire la mostra è “Tempo di viaggio”, un racconto per immagini del grande regista russo Andrej Tarkovsky che nel 1983 compiva il suo “grand tour” accompagnato da Tonino Guerra. “Un modo di viaggiare, quello di Tarkovsky e Guerra, che non cedeva alle tentazioni della memoria, ma che raccoglieva immagini per appropriarsi di se stessi e del mondo”.

Ed oggi quali sono le immagini che il turismo di massa ci rimanda? Stereotipi. “Immagini delle immagini”, sottolineano argutamente i curatori, che “alimentano le mappe mentali collettive e condizionano fortemente la rappresentazione del mondo, progressivamente gli spazi turistici e quelli culturali si sovrappongono.

 

LA MOSTRA

 

Quattro magiche chambres fanno rivivere, attraverso documenti, foto, materiali d’archivio, testimonianze l’esperienza del viaggiare. E il punto di partenza non poteva che essere il Grand Tour, il viaggio di formazione dei giovani aristocratici europei del XVIII e XIX secolo che rivive in mirabili vedute ottiche, nelle stereoscopie di città e paesaggi, nelle prime guide dei viaggiatori e gli album “souvenir” dell’inizio del secolo scorso. Tutta dedicata al mare, alle crociere, alle traversate transoceaniche e alla scoperta del Mediterraneo la seconda chambre, esperienze che rivivono attraverso ricordi, diari, fotografie di intellettuali, artisti, architetti, da Margherita Sarfatti a Gino Pollini – o per raggiungere le Americhe – come raccontano le carte di Fortunato Depero e di Thayaht. Il tempo passa, i mezzi di trasporto si velocizzano, il viaggio cambia identità e da possibilità destinata a pochi fortunati esploratori, diventa attività turistica alla portata di tutti. Nella terza chambre vengono esposte le prime campagne pubblicitarie, i depliant, i manifesti e le cartoline - provenienti dalla Collezione Wolfsoniana di Genova, dal Touring Club Italiano, dal Museo degli usi e costumi della gente trentina, dal Museo della cartolina – da confrontare con gli odierni esiti kitsch del souvenir da bancarella: boules à neige, oggetti e piattini esposti nell’ultima e quarta chambre, che diventano anche il segno tangibile di un turismo sempre più diffuso, ma spesso superficiale e inconsistente.

 

Ma cosa possono avere in comune l’industria turistica e il viaggio, inteso non come spostamento da un luogo all’altro, ma come esperienza di crescita, momento culturale: “Il viaggio nell’arte contemporanea è una specie di simulacro, il resto di una ideologia “nomade” che forse ha anche a che vedere con la completa paralizzazione sedentaria”, affermano i curatori, introducendo le sezioni dedicate all’arte contemporanea. Ecco allora il Tano Festa degli anni ’60 che introduce nel suo lavoro le icone del turismo di massa, come in Michelangelo according to Tano Festa (1967), e le fotografie di Luigi Ghirri scattate alla fine degli anni Settanta nel parco de L’Italia in miniatura, simbolo eloquente di un turismo da consumare rapidamente, dove il souvenir da portarsi a casa conta più dell’esperienza vissuta. Colossei in miniatura, cannocchiali panoramici, brutte cartoline che diventano materiale privilegiato per ricerche artistiche che cercano di restituire autenticità a queste immagini, oppure di denunciarne l’ abuso, o l’eccesso di visibilità. Ecco allora Alice Guareschi che racconta di un viaggio partito sull’atlante e terminato nella postproduzione delle riprese effettuate nei quattro mari del mondo (Bianco, Rosso, Giallo, Nero). E il viaggio “sentimentale”, eco di Laurence Sterne, è rappresentato dalla corrispondenza femminile di lettere e autoritratti di Meri Gorni e dalla sagoma di alcune Isole del Mediterraneo disegnate da Sabrina Mezzaqui.

E poi i viaggi immaginifici di Lorenzo Missoni, i cui collage sono ottenuti ritagliando le fotografie delle enciclopedie e accostando luoghi fra loro lontani e visti soltanto in fotografia; e i mosaici in Polaroid di Maurizio Galimberti, la critica allo sterotipo delle immagini fotgrafate di Davide Tranchina, e i viaggi virtuali di Petri Paselli, le cartoline di Mario Airò e Vittorio Corsini. Giocando tra cinema e realtà, tra viaggio fisico e viaggio virtuale ecco le fotografie dei set dei colossal americani abbandonati nel deserto raccontati nelle immagini di Rä di Martino, e poi gli oggetti che immediatamente ci parlano di turisti, come quelle il cannocchiale panoramico ripreso in Kaleidos di Maria Elisabetta Novello; gli ombrelloni rotanti di Giulio Delvè, prelevati direttamente dall’Hotel Tritone di Ischia, o ancora il collage di mappe della metropolitana di Parigi proposto da Paola di Bello che ripresenta, ingigantito e consunto, lo strumento più comune di orientamento per i turisti metropolitani.

 

“Chiude la mostra la grande installazione P.G.R. Per grazia ricevuta / per grazia riciclata di Julio Paz, esposta per la prima volta al museo a seguito della donazione da parte della famiglia. L’artista argentino, scomparso nel 2010, ha assemblato tantissimi oggetti raccolti dal 1977 al 2009. Si tratta di ex voto, manufatti ottenuti unendo materiali diversi che nell’insieme creano un grande affresco che racconta la vita nomade dell’artista”. (www.mart.trento.it ) (g.m)

 

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