Mostre imperdibili: la Parigi fine secolo approda alla Collezione Guggenheim

Le avanguardie parigine fin de siècle: Signac, Bonnard, Redon e i loro contemporanei. Venezia, Collezione Peggy Guggenheim. 28 settembre 2013 – 6 gennaio 2014, una mostra a cura a di Vivien Greene, curatore 19th-and Early 20th-Century Art del Solomon R. Guggenheim Museum, New York

La Parigi fin de siècle è un luogo sopraffatto dal suo stesso mito. Se è vero che la capitale francese continua ad essere meta agognata di artisti in cerca di fortuna e di intellettuali alla ricerca dell’ispirazione; la storia ci racconta che la città è scenario di sconvolgimenti sociali e politici epocali. Anche dal punto di vista urbanistico la ville lumiere è profondamente cambiata, e alla Parigi antica dalle stradine pittoresche, si sostituisce tra gli anni ’50 e ’70 (a seguito delle trasformazioni volute da Napoleone III e dal prefetto Haussmann) l’immagine di una città moderna fatta di grandi viali (i grandi boulevards) e di amplissime piazze. Il cambiamento sociale reclama al contempo i suoi spazi, anche con violenza. Il bagno di sangue della Comune (1871) e gli anni politicamente travagliati che ne seguono, segnano profondamente un tessuto sociale sempre più frammentato. E la modernità e con essa quell’avanzata della piccola borghesia che gli impressionisti avevano raccontato con sguardo gaio, chiede ora altri linguaggi. Dei tempi della spensieratezza e dei balli domenicali, delle gite in riva alla Senna e della bella gioventù che anima il bois de Boulogne nei giorni di festa resta l’ombra, il nuovo porta con sé ansia e inquietudine, fabbriche, socialismo e condizioni di vita difficili. E l’arte, se non vuole perdere di vista se stessa, deve seguire il suo tempo, deve essere contemporanea.

Riflettendo le molte sfaccettature di quest’epoca inquieta, dalle ceneri degli impressionisti nascono una serie di nuovi movimenti artistici. I soggetti della loro arte sono gli stessi dei loro predecessori: paesaggi, vedute urbane, attività ricreative, a cui si aggiungono scene introspettive e visioni fantastiche, ma sono i linguaggi a cambiare profondamente. Nel 1886 ecco i neoimpressionisti con Henri-Edmond Cross, Maximilien Luce, George Seurat, Paul Signac a cui si affianca, per alcuni anni, l’ex-impressionista Camille Pissarro. Sono pittori innovativi che guardano alle teorie scientifiche sul colore e sulla percezione per creare effetti ottici nelle loro tele puntiniste, orchestrando i colori complementari e le forme fluide in composizioni unitarie. Le scene utopiche delle loro tele rispecchiano contenuti ideologici e teorie pittoriche, ma anche nei casi in cui non sono guidati da obiettivi prettamente politici, le loro interpretazioni luminose della città, dei sobborghi, della campagna, riflettono luoghi idealizzati di armonia.

Un paio d’anni dopo la città assiste all’arrivo dei Nabis (“profeti” in ebraico), per questo gruppo eterogeneo che conta nomi come Pierre Bonnard e Édouard Vuillard, l’arte è un mezzo per superare la materia verso una dimensione mistica. Influenzati dal Sintetismo di Paul Gauguin e dalle stampe giapponesi, sono artisti che rinunciano al cavalletto e impiegano le tecniche più varie, dalle stampe alle illustrazioni per riviste. Sempre negli stessi anni, in Europa e dunque anche a Parigi si afferma il Simbolismo. Gli stili che s’accompagnano al movimento sono vari, ma a fare da filo conduttore ecco le narrazioni mitiche, l’immaginario suggestivo, il mondo macabro degli incubi. In breve, l’abbandono del mondo dei fatti per il fantastico, dell’esteriorità per il tumulto dei paesaggi psicologici, del materiale per lo spirituale, del concreto per l’etereo. Un nuovo secolo si apre, con tutta la sua enorme complessità.

Con un centinaio di opere tra dipinti, disegni, stampe e lavori su carta, la mostra  si focalizza su queste avanguardie soffermandosi in particolar modo su alcuni dei maggiori protagonisti dell’epoca: Paul Signac, Maximilien Luce, Maurice Denis, Pierre Bonnard, Félix Vallotton, Odilon Redon. Artisti del cambiamento in un’epoca di trasformazioni per molti versi lontanissima dalla nostra, per altri molto somigliante. (www.guggenheim-venice.it ) (a.d)

 

CLAUDE MONET Nymphéas (Ninfee), 1914, olio su tela, 135 x 145 cm, collezione privata

CLAUDE MONET
Nymphéas (Ninfee), 1914, olio su tela,collezione privata 

 

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