L’America e la modernità, una mostra illuminante al MoMA

American modern: da Hopper a O’Keeffe, dal 17 agosto al 26 gennaio, al MoMA di New York una mostra che esplora, attraverso il lavoro di 50 artisti, l’arte e la società americana della prima metà del secolo scorso. L’affermazione del sogno americano tra profonde trasformazioni e inevitabili contraddizioni. La mostra è curata da Kathy Curry ed Esther Adler

Alcuni dei più celebri capolavori del MoMA riuniti per un nuovo racconto dell’America tra il 1915 e il 1950, il Paese che si scopre grande quasi sorprendendosi e che la grandezza affermerà anche a livello culturale in una globalizzazione dell’immaginario che da lì e, in quegli anni, parte e si consolida. Dipinti, disegni, stampe, fotografie, sculture della collezione del MoMA, tra cui opere di Charles Burchfield, Stuart Davis, Edward Hopper, Georgia O’Keeffe, Charles Sheeler, Florine Stettheimer, Alfred Stieglitz, Andrew Wyeth contestualizzate attraverso composizioni ad hoc, aprono uno spiraglio sulla società degli Stati Uniti in un periodo di trasformazioni radicali esprimendosi in una varietà di stili visivi, movimenti artistici, e visioni personali tra paesaggi urbani, rurali, industriali, composizioni still-life, ritratti.

 

Lo scontro tra le realtà urbane di una società in rapida modernizzazione e la nostalgia per una campagna idealizzata è il tema centrale della mostra. Simbolica la Casa dalla ferrovia di Edward Hopper (1925), opera che nel 1930 fu il primo dipinto ad entrare nella raccolta del museo, una canonica vittoriana si staglia in un paesaggio interrotto dalla dimensione orizzontale di una linea ferroviaria; emblema di tutti i contrasti tra una modernizzazione forse troppo rapida e il vecchio modo di vita delle aree rurali. Di contro  il Paesaggio americano di Charles Sheeler (1930), che immortala lo stabilimento della Ford Motor Company River Rouge vicino a Dearborn, Michigan, sembra celebrare una ritrovata efficienza industriale, eppure la cosa che spicca è l’assenza. La mancanza delle migliaia di persone che quella fabbrica accoglie, e di qualsiasi senso di rumore, sporcizia, di lavoro o di disagio reale. Trionfa la città nelle immagini di Walker Evans e di George Ault dove le linee di ponti e grattacieli vanno a comporre un linguaggio quasi astratto mentre John Marin ci racconta di una New York frenetica, dove le architetture stesse sembrano essere la fonte dell’intensa attività urbana.

 

Scene della campagna americana come ultima resistenza al moderno che avanza. Ecco allora la poesia della terra e delle strutture semplici nelle immagini di Sheeler e di Steiner mentre negli acquerelli di Charles Burchfield s’intravede tutto l’attrito tra il paesaggio selvaggio, talvolta minaccioso, e l’intervento umano su di esso. Per Georgia O’Keeffe, invece, l’America resta la terra dei grandi spazi, evocati in mostra dallo stupefacente acquerello Evening Star, No. III (1917), dove bande di colore si estendono su tutta la superficie. In un percorso così articolato, non potevano mancare i protagonisti veri: gli americani. Eccoli, nel Ritratto di famiglia stravagante di Florine Stettheimer che cattura l’eleganza dell’alta società; nella Donna al Piano di Elie Nadelman che suggerisce la colonna sonora per le classi più elevate, mentre le stampe degli incontri di pugilato di George Bellows suggeriscono il rumore e la vivacità di questi grandi eventi popolari. Al contrario, il silenzio pervade l’immagine di Ben Shahn di una New York dove si gioca a pallamano (1939), così come nei ritratti di Alfred Stieglitz degli artisti affiliati alle sue gallerie, come John Marin (1921-1922) e Charles Demuth (1923). E nella terra dove qualche decennio dopo sarebbe nata la pop art, anche le nature morte  sembrano acquisire dimensioni di modernità, come il peperone di Edward Weston, le melanzane e i pomodori di Charles Demuth (1926) o le immagini, sempre degli anni ’20, di Stuart Davis dove alla caratteristica quasi astratta dei banali oggetti della quotidianità fa eco l’enorme presenza di immagini pubblicitarie, segno di una cultura commerciale che ha accompagnato la vita degli americani lungo tutta la modernità. (www.moma.org ) (a.d)

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