Fotografia: Riccardo Gilardi, così il cinema rivive

Donne in Luce, mostra fotografica di Riccardo Ghilardi a cura di Laura Carolina Arioli. 11 luglio – 12 settembre 2013, Casa del Cinema di Roma

In una notte del 1954 un incendio devasta una sede dell’Istituto Luce; pellicole, scenografie, sale di posa vengono annientate nel breve volgere di qualche ora. E capita che quel luogo del cinema, che ha perso tutto tranne l’anima, rimanga lì, scheletrito e dimenticato per quasi sessant’anni, l’edificio che era non esiste più, affogato com’è tra le erbacce, subissato dalle edere, violato dalla pioggia e dal sole che entrano indifferentemente dalle voragini del soffitto. E, all’interno, tra le pareti annerite, camere oscure e cilindri girevoli di metallo arrugginito, macchinari per lo sviluppo ed il taglio delle pellicole abbandonati. Il tempo qui s’è fermato sessant’anni fa e dire che siamo a qualche passo dalla X Muncipalità di Roma, in Piazza Cinecittà, a uno sputo dal via vai quotidiano e frenetico della città, dal traffico e dai suoi rumori. Ma Riccardo Gilardi, lì dentro scopre (per puro caso) tutto il silenzio della memoria dimenticata, nelle lame di luce che tagliano il pulviscolo a mezz’aria scorge i fantasmi di una storia lasciata incompiuta dal fuoco.

E così ha deciso di concluderla lui questa storia di cinema, e per farlo ha chiamato a raccolta trenta attrici: bellissime e meno belle, volti comici e drammatici, intensi o sognanti. Trenta attrici per trenta ruoli, “giocati” tra pellicole bruciate, scene fuligginose, muri scrostati. Ma pure nella devastazione, come per magia, l’anima del cinema sembra rimasta a fluttuare in quel nulla, non prigioniera del luogo, ma del proprio destino.

Ghilardi, classe 1971, e un bel passato di fotografo viaggiatore, così racconta l’esperienza di Donne in Luce:

L’idea del progetto “Donne in Luce” nasce più di un anno fa, quando casualmente mi ritrovo a vagare all’interno del Municipio X, ex sede dell’Istituto Luce, in Piazza di Cinecittà.

Sono alla ricerca del vigile urbano che mi ha multato a pochi isolati di distanza.

Mentre cammino freneticamente, attraverso vari spazi, per raggiungere la caserma della Polizia Municipale, oltrepassando un giardino, mi imbatto in una palazzina abbandonata, rivestita di edera ed erbacce, annerita in buona parte dagli inequivocabili segni del fuoco. Le porte e le finestre sono sigillate con palanche di legno per impedirne l’accesso. Incuriosito, mi spingo alle spalle di questo “blocco” isolato nel giardino, come se il tempo impietoso lo costringesse solitario e inerme alle intemperie. Soltanto pochi metri più avanti, la vita sembra trascurare la sua presenza. Il quotidiano prende il sopravvento.

Scopro una porta dove mancano i sigilli e mi affaccio per guardare all’interno. 

In una sala illuminata dalla luce che penetra da alcuni buchi nel tetto, si svelano macchinari per lo sviluppo ed il taglio delle pellicole cinematografiche. La polvere in sospensione, rischiarata dai raggi che filtrano dai sigilli rotti e dalle finestre distrutte, crea un’atmosfera magica e sospesa.

Il tempo lì si era fermato.

Chiedo di parlare con il Direttore del Municipio (che allora era l’Architetto Francesco Febbraro, colui che ha reso possibile questo progetto e che ringrazio infinitamente) per saperne di più di quel palazzo.

thumb.phpMi raccontano mille storie differenti sulla vita dell’edificio e sul suo utilizzo. Sicuramente è stato sede per lo sviluppo e il montaggio dei film. Le bellissime porte di accesso alle Camere oscure ed i cilindri girevoli di metallo ormai arrugginito ne sono la testimonianza. Mi parlano anche di scene di celebri film girate sulle terrazze e nelle sale di posa ora incenerite. Poi mi raccontano dell’incendio e degli anni passati aspettando i fondi per un restauro che non è arrivato mai. Sempre più affascinato, torno appena posso a visitare quel luogo dimenticato.

 Al piano superiore una piccola sala di proiezione, completamente carbonizzata, lascia il posto ad altri ambienti tristemente distrutti dal tempo. 

Come inseguendo però il karma antico di questi luoghi, la luce, che filtra e si fa largo disegnando tagli netti e temperature colore imprevedibili, restituisce agli spazi un fascino eccezionale e la magia del ricordo.

Mi convinco che sia stata proprio la luce a tenere in vita l’edificio, disegnando così un atto di resistenza estremo e poetico contro il tempo, la noncuranza, la nostra sciatta e negligente burocrazia.

È stato così che ho iniziato a sognare di come un luogo ormai finito, inutile, inutilizzabile… potesse risvegliarsi e d’improvviso ribaltare il suo destino, divenire simbolo della passione e delle arti che resistono al cinismo di un’epoca, dove la cosa più semplice e comoda da “tagliare o dimenticare ” è sempre la cultura.

Ho iniziato a pensare a come poter far rivivere lo spazio, ho immaginato che, dopo l’incendio, si potesse animare e divenire la roccaforte degli spiriti di quei personaggi che un tempo avevano proprio qui trovato vita e che erano impressi sulle pellicole bruciate. Figure magiche e abbandonate al loro destino che scivolando via dai fotogrammi per salvarsi dalle fiamme vagano come fantasmi in attesa che qualcuno magicamente gli restituisca la loro “parte”.

Per compensare la vetustà e la durezza, imposta dall’incendio e dal tempo passato, avrei dovuto portare grazia e bellezza,  fascino e  sensualità, coerenza e incoerenza, tutto quello che solo le donne posseggono nella loro straordinaria unicità.

Così ho trasformato quel luogo magico nella “Casa delle Fate” e delle “streghe”, se preferite… ed è nato il progetto  “Donne in Luce”.

Ho invitato le attrici del nostro Cinema che con me hanno immaginato e cercato questi personaggi magici. Ciascuna di loro, con tanta generosità e delicatezza, ha regalato a questi spiriti, recuperati all’incendio, una parte di sé stessa.

Così la giovane e talentuosa Marta Gastini si è misurata con il lato oscuro dei suoi personaggi, tanto lontani dalla propria delicatezza. Con la bellissima Ornella Muti abbiamo ricercato il gioco delle Celebrities in passerella su un red carpet sospeso nel tempo. Valentina Lodovini ha preferito diventare l’addetto alle proiezioni di quel vecchio Cinema bruciato, mentre Isabella Ferrari è presenza sublime indicando le porte d’accesso alle camere oscure. Ho poi ritratto Carolina Crescentini regista di se stessa in un set fiorito tra le macerie. Claudia Gerini, Alessia Barela, Nicoletta Romanoff e Francesca Figus hanno dipinto di colore ed energia lo spazio sognando il “Moulin Rouge”. Sabrina Impacciatore ha giocato con la sua sensibilità onirica per un confronto intimo e intenso dai toni tenui. Ho incontrato una bambola assassina in un vecchio baule dimenticano nella classica soffitta degli horror del passato e assomigliava tanto ad Ambra Angiolini. Paola Cortellesi, come sempre, ha dato saggio di grande autoironia creando l’incontro tra “il comico” e l’attrice”…

E così via, in una serie di incontri in cui realtà e magia si sono tenuti per mano.

Quando a metà del progetto il Direttore Febbraro, ormai alla fine del suo mandato, mi chiamò per informarmi che finalmente stavano per partire i lavori di recupero di quegli spazi, abbiamo sorriso insieme.

Mi piace pensare che le cose non avvengano mai per caso…

Finalmente quegli spiriti potevano sorridere in pace, lasciando il posto alle persone reali in un luogo che presto sarà di nuovo vivo.

Ho terminato i ritratti di “Donne in Luce” in altri luoghi dove si respira e vive il Cinema, dove l’amore per l’arte si rigenera ogni giorno, insomma dove il cinismo che affossa la cultura viene combattuto a suon di passione e creatività”.

La mostra raccoglie 25 stampe in grande formato. Una tiratura limitata delle stampe, sarà messa in vendita durante il periodo della mostra, il ricavato devoluto interamente all’Associazione a Roma Insieme di Leda Colombini, creata da una donna per assistere i figli delle detenute di Rebibbia.

“Donne in Luce” sarà anche il titolo della rassegna cinematografica che porterà nell’arena estiva della Casa del Cinema alcuni dei film interpretati dalle attrici presenti in mostra (tutti giovedì dall’11 luglio al 12 settembre). www.casadelcinema.it

(a.d)

 

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